Di pinze per capelli e matrimoni gay

IMG_0967

 

A costo di dare ragione a chi sostiene: “quando ti riproduci cambiano invariabilmente i tuoi riferimenti culturali”, lo dico. Trovo L’Era glaciale – e intendo la tetralogia – uno dei più bei film di animazione; uno dei pochi che ho guardato anche io con vero piacere e non solo per il volere della cinquenne.
Facile: c’è Scrat. Ma lo trovo anche un racconto poetico e divertente su una famiglia fuori dagli schemi, sui legami fatti di scelte e affetto anziché (solo) di sangue. Dal primo, in cui si crea la strana coppia mammut-bradipo, che diventa poi un trio con Diego la tigre, all’ultimo, che esalta proprio il concetto di famiglia intesa come gruppo di persone che si scelgono, insegna ai bambini che l’amore non è questione di carte bollate, imposizioni sociali, vincoli di sangue o di razza, ma scorre libero tra animi simili. Non che la famiglia da family day non sia presente: quella dei mammut è regolarissima, padre, madre, figlia; ma quella di Sid è disfunzionale e abbandona lui e la nonna, come dire: il giusto non sta da una parte sola. E non per niente, sempre nel primo film, Diego la tigre, ancora cattivo, guardando Sid il bradipo e Manny il mammut proteggere un cucciolo d’uomo commenta: “Capisco. Non potete averne di vostri e quindi adottate”.
Tutto questo per dire che, mentre mia figlia sta crescendo, non abbiamo mai seguito una linea di comportamento a priori “le spieghiamo questo, le diciamo quello”. Si parla di tutto, si risponde alle domande, si cerca di essere presenti per ogni curiosità spontanea o generata da qualche conversazione alla scuola materna. Non abbiamo mai affrontato in modo ufficiale la questione dei matrimoni gay per mancanza (ancora) di domande specifiche, ma pensavamo di farlo nel modo più naturale possibile, come per tutto il resto, assecondando la sua curiosità.
Poi un giorno si è messa a giocare con delle pinze per capelli, due rosa e due blu, quelle che vedete nella foto in alto. Prima le ha accoppiate agganciandone una rosa e una blu. E quindi ha smontato tutto e ha unito rosa con rosa e blu con blu. Solo a quel punto mi ha detto, soave:

“Mamma?”
“Sì?”
“Guarda, le ho fatte sposare donna con donna e uomo con uomo”
“…”
“Come in Francia, no? In Francia si può fare, vero?”

Non so se è stato il messaggio de L’era glaciale, un compagno di classe o qualche discorso orecchiato a caso, ma comunque è l’ennesima prova che per loro tutto è naturale, tutto è sereno, tutto è amore. Soprattutto se non ci mettiamo di mezzo noi con spiegazioni magari artificiose, magari superflue, magari al momento non necessarie.

 

Agenda – Festival del giornalismo e libri

Ritorna quel periodo dell’anno contrassegnato dal Festival del giornalismo e come da un po’ di tempo ho accettato con gioia l’invito di Arianna e Chris.
Per cui, in un programma davvero bellissimo, mi trovate lì da venerdì 26 a domenica 28.
In particolare sabato 27 sarò a parlare di twitter (e cosa, se no?) e poi di Community e crowdsourcing editoriale.
Ci vediamo lì?

Prima invece, ossia questo venerdì 19, sarò a Monza per un evento molto bello e molto interessante: “La biblioteca e la lettura al tempo del social network”, io parlerò alle 14 ma la giornata è interessante tutta; qui ne parla eFFe.

A maggio torna l’adorato Salone del libro, sarò lì il sabato e la domenica. Domenica alle 16 parlerò a un evento organizzato da Gli amanti dei libri, sezione Book the Future.

A proposito di Santi Downshifting

Passi gli anni a dire che sei stanca, quanto sei stanca, che vita è. E prima c’era solo il lavoro, poi la casa, poi una figlia, diomio troppe cose e che ritmi e non arrivi da nessuna parte, non ce la fai più. Da qualunque parte ti giri è la stessa litania, come sa bene anche MacKenzie MacHale:

I’ve been exhausted since I was 30. Everybody’s exhausted.

Passi le serate con gli amici, tutti rigorosamente esausti come te, a fantasticare di quando finalmente mollerete tutto. Io apro un chiringuito sulla spiaggia, io un ristorante, io una ludoteca che queste povere madri lavorando come lavorano, dove le sbattono ‘ste sante creature? La ludoteca è la soluzione, non c’è mai crisi, ci metti due lire, la affidi a due educatrici e vai che fai i soldi facili.
- Dalla spiaggia!
- Dalla spiaggia, certo, ahahah!

C’è chi pianta la vigna, chi prova con la gastronomia, chi dice io lascio tutto e leggo, leggo, leggo libri fino a sfinirmi, chi è convinto di fare i soldi vendendo orride bamboline di pezza o terrificanti manufatti all’uncinetto su Etsy, chi ha per le mani, invariabilmente, la startup del secolo – la startup, certo. Mica un’idea qualunque.
Io mi ritiro in campagna. Io apro un bed and beakfast nel casolare di nonna, io vado a Malindi, io in Ecuador che ho letto che ci si vive bene.
Piani B su piani B, sogni su sogni, poi finisce la cena e il giorno dopo si ricomincia di nuovo di corsa, di nuovo frustrati, dentro la metro che puzza a pestarsi i piedi e a ringhiare, il dito sulllo smartphone, le cuffie nelle orecchie, incazzati, cupi, perché sì vorrei tanto, ma come si fa, la vedi questa città com’è, mica ti permette di far rallentare la giostra, di farla girare ai tuoi ritmi; o sulla giostra ci stai sopra oppure scendi e ciao, ma anche scendere è mica facile, il mutuo, gli impegni, la carriera, poi le soddisfazioni, insomma no, non è possibile, non posso proprio mollare ora, io ho un lavoro, io ho delle responsabilità, io ho degli obbiettivi.

Poi, un giorno, si dimette il Papa.