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		<title>Al Salone del libro di Torino</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 14:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Warning: require(/home/blimu/blimunda.net/wp-content/plugins/backwpup/sdk/SwiftMailer/swift_required.php) [function.require]: failed to open stream: No such file or directory in /home/blimu/blimunda.n]]></category>

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		<description><![CDATA[Torno sul luogo del delitto per la terza volta per due eventi (e per un po&#8217; di sano cazzeggio in giro, ovviamente) e ne sono felicissima, anche se mi dicono che a Torino c&#8217;è un tempo da lupi e se &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4378">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Torno sul luogo del delitto per la terza volta per due eventi (e per un po&#8217; di sano cazzeggio in giro, ovviamente) e ne sono felicissima, anche se mi dicono che a Torino c&#8217;è un tempo da lupi e se possibile più freddo che a Milano.<br />
Era il maggio odoroso, eccetera. Vabbè.</p>
<p><strong>Sabato alle 16</strong>, invitata da <a href="http://www.wuz.it" target="_blank">Wuz</a>, parlerò di <a href="http://www.salonelibro.it/programma/details/3154-Il-Book-ci-mette-la-Face.html" target="_blank">libri e social network qui</a>.<br />
<strong>Domenica, sempre alle 16</strong>, invitata da <a href="http://www.gliamantideilibri.it" target="_blank">Gli amanti dei libri</a>, parlerò di <a href="http://www.salonelibro.it/programma/details/2885-Recensioni-2-0-come-la-rete-racconta-i-libri.html" target="_blank">recensioni online qui.</a></p>
<p>Nel frattempo, mi sono già persa delle cose belle e interessanti, tra le quali Sepulveda e la presentazione di <a href="http://www.aie.it/SKVIS/News_PUB.aspx?IDUNI=w4fmzmf3ru4mbge04lrtjpc355&amp;MDId=6368&amp;Skeda=MODIF102-1691-2013.5.15" target="_blank">questa ricerca Aie</a> che dice, molto in sintesi: se volete promuovere il vostro libro facendo il botto ma rischiando di avere un successo effimero, dovete andare in tv e segnatamente da Fabio Fazio; se cercate una promozione più limitata ma più duratura, meglio affidarsi ai blog. Qui <a href="http://ehibook.corriere.it/2013/05/16/lancio-dei-nuovi-libri-meglio-sui-blog-o-da-fabio-fazio/" target="_blank">il pezzo di Alessia Rastelli</a> sull&#8217;argomento.<br />
E qui <a href="http://www.daeffe.it/un-sondaggio-sui-book-blog/" target="_blank">il sondaggio lanciato da Effe</a> per avere altre informazioni sui blogger che parla di libri. Se lo siete, fatelo, potrebbero uscirne informazioni interessanti.</p>
<p>Brilla per assenza, nella ricerca, la promozione sui social media. Funziona, non funziona, come sarebbe meglio farla? Ormai quasi tutti gli editori hanno un profilo twitter e una pagina facebook, più o meno seguiti ma, che io sappia, per l&#8217;Italia non esiste ancora uno studio che ci dica se, come e in che modo la promozione social porta dei risultati. Mi piacerebbe che il Salone provasse a rispondere anche a questo. Sabato sarà un piccolo inizio, vediamo.</p>
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		<title>Quattro voci per il giornalismo del presente</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 17:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni tanto per lavoro capita di fare cose davvero belle. Io sono fortunata, perché i miei cinque o sei lavori sono quasi sempre interessanti e vari. Diciamo che non mi annoio. Oggi però è stato davvero bello: per giornalisti e &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4358">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni tanto per lavoro capita di fare cose davvero belle. Io sono fortunata, perché i miei cinque o sei lavori sono quasi sempre interessanti e vari. Diciamo che non mi annoio. Oggi però è stato davvero bello: per giornalisti e manager di Rcs ho contribuito a organizzare un evento di formazione, <strong>Innovation journalism</strong>, per fare il punto della situazione su giornalismo e giornalismi e soprattutto farci ispirare da quattro speaker d&#8217;eccezione, introdotti dal vicedirettore del Corriere <strong>Daniele Manca</strong>: <a href="http://www.j-lab.org/about/jlabstaff" target="_blank"><strong>Jan Schaffer</strong></a>, premio Pulitzer, oggi direttrice del J-Lab; <a href="http://www.guardian.co.uk/profile/simonrogers" target="_blank"><strong>Simon Rogers</strong></a>, capo supremo del data journalism al Guardian, in partenza però per gli Usa dove sarà il primo Data Editor di Twitter (quando l&#8217;abbiamo invitato, quasi due mesi fa, nessuno sapeva; è stato ancora più interessante averlo <a href="http://simonrogers.net/2013/04/18/farewell-guardian-hello-twitter/" target="_blank">poco dopo che ha annunciato la sua scelta</a>); <strong><a href="http://annenberg.usc.edu/Faculty/Communication%20and%20Journalism/HernandezR.aspx" target="_blank">Robert Hernandez</a></strong>, docente alla USC<strong> </strong>e <a href="http://www.huffingtonpost.com/kerstin-picht/" target="_blank"><strong>Kerstin Shamberg</strong></a>, senior social media manager (a 29 anni, sì, senior, lavora gomito a gomito con Arianna Huffington, qualcosa di strano?).</p>
<p>Sono state quasi quattro ore davvero interessanti, dense, ricche di spunti e di tweet. Sto preparando uno Storify, ma in attesa potete leggere un resoconto seguendo la <a href="http://direttanews.corriere.it/Event/Innovation_Journalism" target="_blank">diretta di Corriere</a> e l&#8217;hashtag <a href="https://twitter.com/search?q=%23innovationRCS&amp;src=hash" target="_blank">#InnovationRCS</a>.</p>
<p>Cosa mi porto via da questa giornata?</p>
<p>L&#8217;esperienza più che ventennale di Jan Schaffer, che dopo aver fatto giornalismo ad altissimo livello, ci ha regalato una visione chiara e ricca del presente e del futuro. Trend emergenti: il mobile, senz&#8217;altro. E negli Usa, siti indipendenti di arte e cultura, salute e ambiente insieme a siti di informazione che nascono dentro le università. La nicchia e la mobilità. Ma anche la sua spietatezza quando, nel rispondere a una domanda, chiarisce:</p>
<blockquote><p>I giornali sui quali sono cresciuta io, le grandi testate, non esisteranno più ma non per colpa del web; perché hanno rinunciato al loro portfolio, ai loro assets, alla copertura accurata e puntuale dei grandi fatti nazionali e internazionali.</p></blockquote>
<p>La chiarezza e i risultati mostrati da Simon Rogers nella ricerca, selezione, elaborazione e resa grafica dei dati; il suo ripetere costantemente che il suo mestiere e la sua passione è &#8216;raccontare storie&#8217;, e usare i Big data è solo un altro modo di farlo:</p>
<blockquote><p>Open Data Means Open Data Journalism.</p></blockquote>
<p>Alla domanda di <a href="http://eliza.corriere.it" target="_blank"><strong>Serena Danna</strong></a>, moderatrice dell&#8217;evento, sul perché ha lasciato il Guardian risponde infatti: &#8220;Voglio continuare a raccontare storie, in modi nuovi&#8221; e a quella seguente: &#8220;Facebook e Twitter saranno i nuovi editori? &#8220;Non saprei, quello che so è che &#8216;the journalism party&#8217;s opening up everyday more&#8217;&#8221;.</p>
<p>Questa la citazione di James Cameron che ha chiusto la sua presentazione:</p>
<blockquote><p>The new world will be a place of answers and no questions, because the only questions left will be answered by computers, because only computers will know what to ask.</p></blockquote>
<p>Mi porto via anche la simpatia contagiosa di Robert Hernandez che ha fatto una presentazione brillante e ricca di dati. Possediamo più smartphone che spazzolini da denti, ha esordito. E ha ricordato come il texting sia l&#8217;attività principale di chi possiede uno smartphone: 3 su 5 lo usano soprattutto per il texting e</p>
<blockquote><p>Ormai quando riceviamo una telefonata sul cellulare, ci sembra una cosa strana, innaturale.</p></blockquote>
<p>Verissimo. Aggiungo, io: infastidisce pure un po&#8217;.<br />
<a href="http://webjournalist.org/topics/mobile/mobileandjournalism-italy.pdf" target="_blank">Le sue slide sono già online</a>, guardatele perché sono molto interessanti, soprattutto per provare nuove applicazioni e nuovi accessori suggeriti per il mobile journalism. Io voglio approfondire <a href="http://vyclone.com" target="_blank">Vyclone</a>, per esempio.</p>
<p>Infine la freschezza di Kerstin Shamberg, angelica social media manager dell&#8217;HuffPo che ho amato moltissimo perché, come si dice, non le manda a dire. D&#8217;accordo su tutta la linea con lei: non esagerate con hashtag e mentions ma non abbiate paura di condividere: l&#8217;approccio di HuffPo è &#8216;very aggressive&#8217;, ammette: &#8216;The more, the better&#8217;. Spiega come per twitter e facebook siano necessari approcci diversi e contenuti diversi: &#8220;Ad esempio, su Facebook non potremmo mai condivdere notizie più trash, come quelle sui Kardashian: ci criticherebbero dicendo che non sono news, che non interessano a nessuno. Mentre su Twitter funzionano benissimo&#8221; (e io, confesso, sarà per via della percezione più elitaria di twitter in Italia rispetto a facebook, avrei giurato sul contrario). Altri consigli: ovviamente interagite, rispondete ai lettori, ritwittate molto. Sì, anche altri fonti giornalistiche. &#8220;E&#8217; incredibile quanto funzioni ritwittare altre testate: s&#8217;instaura un circolo virtuoso&#8221;. Infine, quello che, a mio giudizio, uno dei segreti del successo di HuffPo Usa:</p>
<blockquote><p>&#8220;Every editor is a social media editor&#8221;.</p></blockquote>
<p>Ah, no: il segreto più grande ce lo ha rivelato, o meglio confermato, con l&#8217;ultima slide:</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>E finalmente @<a href="https://twitter.com/kerstinshamberg">kerstinshamberg</a> ce lo conferma: &#8220;the only secret of the internet are kittens!&#8221; <a href="https://twitter.com/search/%23innovationRCS">#innovationRCS</a> <a title="http://twitter.com/barbarasgarzi/status/326639272411140096/photo/1" href="http://t.co/DIYMLkwgnP">twitter.com/barbarasgarzi/…</a></p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>E finalmente @<a href="https://twitter.com/kerstinshamberg">kerstinshamberg</a> ce lo conferma: &#8220;the only secret of the internet are kittens!&#8221; <a href="https://twitter.com/search/%23innovationRCS">#innovationRCS</a> <a title="http://twitter.com/barbarasgarzi/status/326639272411140096/photo/1" href="http://t.co/DIYMLkwgnP">twitter.com/barbarasgarzi/…</a></p>
<p>— Barbara Sgarzi (@barbarasgarzi) <a href="https://twitter.com/barbarasgarzi/status/326639272411140096">23 aprile 2013</a></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
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		<title>Agenda &#8211; Festival del giornalismo e libri</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 11:22:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ritorna quel periodo dell&#8217;anno contrassegnato dal Festival del giornalismo e come da un po&#8217; di tempo ho accettato con gioia l&#8217;invito di Arianna e Chris. Per cui, in un programma davvero bellissimo, mi trovate lì da venerdì 26 a domenica &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4352">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ritorna quel periodo dell&#8217;anno contrassegnato dal <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com" target="_blank">Festival del giornalismo</a> e come da un po&#8217; di tempo ho accettato con gioia l&#8217;invito di Arianna e Chris.<br />
Per cui, in un programma davvero bellissimo, mi trovate lì da <strong>venerdì 26 a domenica 28.</strong><br />
In particolare sabato 27 sarò <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2013/twitter-masterclass-advanced-tools-and-tricks-for-journalists" target="_blank">a parlare di twitter</a> (e cosa, se no?) e poi di <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2013/editorial-crowdsourcing" target="_blank">Community e crowdsourcing editoriale.</a><br />
Ci vediamo lì?</p>
<p>Prima invece, ossia questo <strong>venerdì 19</strong>, sarò a Monza per un evento molto bello e molto interessante: &#8220;La biblioteca e la lettura al tempo del social network&#8221;, io parlerò alle 14 ma la giornata è interessante tutta; <a href="http://www.daeffe.it/la-biblioteca-e-la-lettura-digitale/" target="_blank">qui ne parla eFFe.</a></p>
<p>A maggio torna l&#8217;adorato <a href="http://www.salonelibro.it" target="_blank">Salone del libro</a>, sarò lì il sabato e la domenica. Domenica alle 16 parlerò a un evento organizzato da <a href="http://www.gliamantideilibri.it" target="_blank">Gli amanti dei libri</a>, sezione Book the Future.</p>
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		<title>A proposito di Santi Downshifting</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 21:17:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passi gli anni a dire che sei stanca, quanto sei stanca, che vita è. E prima c&#8217;era solo il lavoro, poi la casa, poi una figlia, diomio troppe cose e che ritmi e non arrivi da nessuna parte, non ce &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4336">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Passi gli anni a dire che sei stanca, quanto sei stanca, che vita è. E prima c&#8217;era solo il lavoro, poi la casa, poi una figlia, diomio troppe cose e che ritmi e non arrivi da nessuna parte, non ce la fai più. Da qualunque parte ti giri è la stessa litania, come sa bene anche MacKenzie MacHale:</p>
<blockquote><p>I&#8217;ve been exhausted since I was 30. Everybody&#8217;s exhausted.</p></blockquote>
<p>Passi le serate con gli amici, tutti rigorosamente esausti come te, a fantasticare di quando finalmente mollerete tutto. Io apro un chiringuito sulla spiaggia, io un ristorante, io una ludoteca che queste povere madri lavorando come lavorano, dove le sbattono &#8216;ste sante creature? La ludoteca è la soluzione, non c&#8217;è mai crisi, ci metti due lire, la affidi a due educatrici e vai che fai i soldi facili.<br />
<em>- Dalla spiaggia!<br />
- Dalla spiaggia, certo, ahahah!</em></p>
<p>C&#8217;è chi pianta la vigna, chi prova con la gastronomia, chi dice io lascio tutto e leggo, leggo, leggo libri fino a sfinirmi, chi è convinto di fare i soldi vendendo orride bamboline di pezza o terrificanti manufatti all&#8217;uncinetto su Etsy, chi ha per le mani, invariabilmente, la startup del secolo &#8211; la startup, certo. Mica un&#8217;idea qualunque.<br />
Io mi ritiro in campagna. Io apro un bed and beakfast nel casolare di nonna, io vado a Malindi, io in Ecuador che ho letto che ci si vive bene.<br />
Piani B su piani B, sogni su sogni, poi finisce la cena e il giorno dopo si ricomincia di nuovo di corsa, di nuovo frustrati, dentro la metro che puzza a pestarsi i piedi e a ringhiare, il dito sulllo smartphone, le cuffie nelle orecchie, incazzati, cupi, perché sì vorrei tanto, ma come si fa, la vedi questa città com&#8217;è, mica ti permette di far rallentare la giostra, di farla girare ai tuoi ritmi; o sulla giostra ci stai sopra oppure scendi e ciao, ma anche scendere è mica facile, il mutuo, gli impegni, la carriera, poi le soddisfazioni, insomma no, non è possibile, non posso proprio mollare ora, io ho un lavoro, io ho delle responsabilità, io ho degli obbiettivi.</p>
<blockquote><p><strong>Poi, un giorno, si dimette il Papa.</strong></p></blockquote>
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		<title>Vi auguro un 2013 di cose che accadano al momento giusto</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2012 14:16:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Qualche settimana fa mia mamma mi ha regalato dei bellissimi bulbi di giacinto &#8211; &#8216;così ti colorano un po&#8217; la cucina&#8217;. E lo hanno fatto egregiamente. Grazie alla primavera artificiale dei caloriferi, in pochi giorni sono spuntati e in pochi &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4322">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.blimunda.net/?attachment_id=4321" rel="attachment wp-att-4321"><img class="aligncenter  wp-image-4321" alt="foto" src="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/12/foto-e1356961071656.jpg" width="333" height="444" /></a></p>
<p>Qualche settimana fa mia mamma mi ha regalato dei bellissimi bulbi di giacinto &#8211; &#8216;così ti colorano un po&#8217; la cucina&#8217;.<br />
E lo hanno fatto egregiamente. Grazie alla primavera artificiale dei caloriferi, in pochi giorni sono spuntati e in pochi altri fioriti, con quelle loro meravigliose corolle a grappolo.<br />
Così una mattina, addormentata come si conviene a chi ha i bioritmi del gufo e non quelli dell&#8217;allodola, sono entrata in cucina alla ricerca del caffè e ho sentito quel profumo fortissimo, inconfondibile, quasi languido del giacinto in piena fioritura. E immediatamente ho girato gli occhi verso la finestra aspettando quello che era il completamento logico di una sensazione olfattiva così forte: un cielo azzurro, un&#8217;aria dolce, una primavera magari appena accennata, ma già per la sua strada.<br />
E invece ho visto il coperchio grigio di un dicembre milanese, un accenno di pioggia gelata, ho toccato il vetro freddo che mi ha sconsigliato di aprire la finestra per verificare la temperatura esterna.<br />
Il mio naso ha deluso il mio cervello, il profumo è rimasto lì, da solo, a vagare, a riempire la cucina di promesse non mantenute. Un po&#8217; come la delusione di un vino che al naso si spiega in mille profumi e al gusto scivola via come acqua. Mai successo? E&#8217; una delle cose che meno perdono a un vino, non mantenere ciò che promette. Non solo a un vino, a dire la verità, ma vabbè.<br />
Così ho capito in un attimo perché sono ossessionata dalle sinestesie &#8211; ho bisogno di completare le sensazioni isolate con altre simili, analoghe, compatibili. E ho compreso anche perché quelli che di cibo ne sanno ci raccomandano la stagionalità, il gustare frutta e verdura possibilmente sul posto e sempre durante la stagione giusta, come predica bene la mia amica <a href="http://www.paolasucato.it" target="_blank">Ci_polla</a>, che inorridisce quando mi vede affettare i pomodori a dicembre (i pomodori sono un&#8217;altra delle mie ossessioni: non riesco a farne a meno).<br />
E quindi tutto questo pippone per augurarvi un 2013 pieno di cose che avvengano quando è il loro momento. Perché più di fatti giusti o sbagliati, belli o brutti, la nostra storia è spesso ricca di avvenimenti che accadono al momento sbagliato. Quello lì, se lo avessi incontrato prima, o dopo. Quel viaggio, l&#8217;avessi fatto in un altro momento. Quell&#8217;offerta di lavoro, perché è arrivata proprio quando mi sentivo in quel modo? Non potevano farmela un anno prima? Eccetera eccetera.</p>
<blockquote><p>Io vi auguro un anno di ciliegie d&#8217;estate e zucche a novembre. Che sia tutto, sempre, in tempo. Al momento giusto.</p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Genova, l&#8217;ennesima occasione persa</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2012 11:53:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà che sono appena tornata dal BTO dove si è parlato soprattutto di turismo delle emozioni, di storytelling e storytravelling, di raccontare un luogo partendo dalle sensazioni che ti suscita. Sarà che è la mia città e ogni volta che &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4300">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/12/foto-11.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4302" title="foto-1" alt="" src="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/12/foto-11.jpg" width="360" height="480" /></a></p>
<p>Sarà che sono appena tornata dal <a href="http://www.blimunda.net/?p=4283" target="_blank">BTO</a> dove si è parlato soprattutto di turismo delle emozioni, di storytelling e storytravelling, di raccontare un luogo partendo dalle sensazioni che ti suscita.<br />
Sarà che è la mia città e ogni volta che la vedo mal rappresentata, sminuita, svalutata, m&#8217;offendo.<br />
Ma questa pubblicità, incrociata nella metro di Milano, per promuovere Genova mi è sembrata una delle cose più aberranti che ho visto. Piuttosto, non fatela. Lasciate perdere. Genova, come la Trieste di Saba, ha una sua scontrosa grazia che s&#8217;impone con il passaparola, con le tante persone che la scoprono e la amano e la consigliano. Da quando non ci vivo più mi sono resa conto di come sia (più) amata e compresa oltre il Turchino che fra i suoi confini. Quindi, lasciate che parlino le persone.</p>
<p>Questo manifesto è come il look di Chiara a X Factor, per chi lo ha seguito: qualcuno doveva odiarla, per vestirla così. E qualcuno, immagino, deve odiare Genova, o comunque non capirla, non amarla, per promuoverla con un manifesto del genere. Colori saturi, un&#8217;inutile fanciulla rossovestita e pettinata come sul set di un Mad Men dei poveri che, cosa fa, annusa l&#8217;aria di mare? O la focaccia appena sfornata? Ma come si fa a comunicare una città misteriosa, chiusa, splendida a sorpresa, con un manifesto da sagra paesana? Davvero e ancora una volta,</p>
<blockquote><p>è difficile capire se non hai capito già.</p></blockquote>
<p>Un&#8217;aria di vintage involontario spira da tutta la composizione, un&#8217;allure da depliant dei <a href="http://www.blimunda.net/?p=866" target="_blank">viaggi con le pentole</a>, avete presente? Venezia andata e ritorno in pullmann a 19,90, seguirà dimostrazione e vendita. Un font orripilante, da pubblicità dello stracchino, per comporre uno slogan trito e sciatto, che dovrebbe ammiccare alla ragazza ma risulta solo banale. Bolli arancio, fiocchi natalizi, la foto del Porto Antico, che pure avrebbe una sua bellezza sobria e lì sembra un Luna Park. Neanche immagino cosa pensi chi a Genova non c&#8217;è mai stato, guardando questa immagine. Non so, una via di mezzo tra una Gardaland anni &#8217;50 e un posto di mare sull&#8217;Adriatico, cioè quanto di più lontano da.</p>
<p>Mia mamma, saggia, direbbe: &#8220;Beh, non fanno mai niente per promuovere Genova, meglio così&#8221;, ma no, dovremmo aver superato anche la fase del meglio così. Piuttosto che restituire un&#8217;immagine così sciatta e dozzinale, <a href="http://www.slideshare.net/mafe/storytravelling-slide" target="_blank">date un&#8217;occhiata qui</a> e lasciatene parlare la gente. Avrà senz&#8217;altro qualcosa di più originale da dire, nel bene e nel male.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al BTO: enogastronomia e recensioni online</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Nov 2012 12:59:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Venerdì 30 sarò a Firenze per il BTO, Buy Tourism Online, ospite del panel Spaghetti, pollo e insalatina. Si parlerà di recensioni enogastronomiche online; di Tripadvisor, ma non solo. Soprattutto di come un esercito di consumatori che è libero dire &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4283">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/ristoranti.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-4293" title="ristoranti" src="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/ristoranti.jpg" alt="" width="396" height="389" /></a></p>
<p> Venerdì 30 sarò a Firenze per il <strong>BTO</strong>, Buy Tourism Online, ospite del panel <a href="http://www.buytourismonline.com/day_two/" target="_blank">Spaghetti, pollo e insalatina</a>. Si parlerà di recensioni enogastronomiche online; di Tripadvisor, ma non solo. Soprattutto di come un esercito di consumatori che è libero dire la sua su come, cosa e quanto si mangia in un ristorante (e quanto costa), stia cambiando il modo in cui parliamo di cibo, nel bene e nel male. Niente di (troppo) nuovo: i mercati sono sempre stati conversazioni, bisogna solo abituarsi al fatto che oggi quelle conversazioni hanno strumenti diversi e riescono a raggiungere molte più persone.<br />
E l&#8217;enogastronomia è solo una parte di un fenomeno più grande e inarrestabile: il consumatore che interagisce con il brand, che valuta il servizio, che fa rimbalzare giudizi fino a colpire migliaia di altri consumatori suoi pari.<br />
Una novità  che, se è vista come liberatoria dai consumatori appunto, è spesso criticata e poco accettata da chi quei beni e quei servizi li produce. Ma chi sono questi? Ma cosa vogliono? Ma come si permettono? Le opinioni non sono tutte uguali, chiariscono i detrattori. Sir Peter Stothard, direttore del Times Literary Supplement e giudice del Man Booker Prize, sottolinea, parlando dei blogger che fanno critica letteraria:</p>
<blockquote><p>It is wonderful that there are so many blogs and websites devoted to books, but to be a critic is to be importantly different than those sharing their own taste… Not everyone&#8217;s opinion is worth the same.</p></blockquote>
<p>Ribatte idealmente Daniel Pennac in <em>Come un romanzo</em>:</p>
<blockquote><p>Quel che abbiamo letto di più bello lo dobbiamo quasi sempre a una persona cara.<br />
Ed è a una persona cara che subito ne parleremo.</p></blockquote>
<p>Sul tema c&#8217;è stata una bella <a href="https://www.facebook.com/carlo.vischi/posts/391494694259896?comment_id=73290067&amp;notif_t=like" target="_blank">dicussione su Facebook</a> che riassume efficacemente le posizioni più condivise, molto simili a quelle, opposte, espresse da Peter Stothard e da Pennac sulle critica letteraria.</p>
<p>Dal mio punto di vista ho poche cose da dire, sempre quelle.<br />
Prima di tutto, che la rete è un&#8217;enorme sinestesia dove si mescolano impressioni, gusti, sensazioni ed è perfetta per raccontare e condividere  le esperienze sensoriali offerte dal cibo e dal vino. Il resto, se volete, lo trovate <a href="http://www.slideshare.net/blimunda/albacamp" target="_blank">in questa presentazione.</a><br />
Poi, che è ora di sfatare il mito secondo il quale &#8220;la gente va online solo per esprimere commenti negativi&#8221;. La gente va online per condividere impressioni; sta a noi coinvolgerli e farli parlare bene del nostro prodotto o servizio perché il nostro prodotto o servizio vale. Date un&#8217;occhiata alla slide 15 (ma anche alle altre) di <a href="http://www.slideshare.net/InSitesConsulting/social-media-around-the-world-2012-by-insites-consulting" target="_blank">questa presentazione</a>:</p>
<blockquote><p>Consumers are more positive than you think. More than half of their comments about brands are positive. Fewer than 10% are negative.</p></blockquote>
<p>Ci vediamo a Firenze per chi c&#8217;è.</p>
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		<title>Scarpe. Donne. Violenza sulle.</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Nov 2012 16:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornata contro la violenza sulle donne]]></category>
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		<description><![CDATA[Queste sono le &#8216;Zapatos rojos&#8217;, oltre 100 paia di scarpe femminili dell&#8217;installazione dell&#8217;artista messicana Elina Chauvet a Palazzo Ducale di Genova per la Giornata contro la violenza sulle donne. Cento passi spezzati che tornano a casa solo simbolicamente. Questa è &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4260">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/scarpe2_471-465x246.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4261" title="scarpe2_471-465x246" src="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/scarpe2_471-465x246.jpg" alt="" width="465" height="246" /></a></p>
<p>Queste sono le &#8216;Zapatos rojos&#8217;, oltre 100 paia di scarpe femminili dell&#8217;installazione dell&#8217;artista messicana Elina Chauvet a Palazzo Ducale di Genova per la <strong>Giornata contro la violenza sulle donne.</strong> Cento passi spezzati che tornano a casa solo simbolicamente.</p>
<p><a href="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/scarpa1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4269" title="scarpa" src="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/scarpa1.jpg" alt="" width="206" height="144" /></a></p>
<p>Questa è la foto della scarpa insanguinata che apriva la prima pagina de <em>Il Secolo XIX</em> l&#8217;11 agosto del 2007. Apparteneva a Maria Antonietta Multari, sgozzata dall&#8217;ex fidanzato in mezzo alla strada, fra la gente. Ex fidanzato già segnalato più e più volte per molestie, sospettato di un altro omicidio, ma libero di muoversi e perseguitare Maria Antonia, libero di accoltellarla. Allora avevo scritto <a href="http://www.blimunda.net/?p=4263" target="_blank">questo post</a>.</p>
<p>E poi ci sono le scarpe che compriamo, quelle del numero sbagliato &#8211; ma era un&#8217;occasione &#8211; quelle importabili che ci fanno male, quelle che basta indossarle e ci sentiamo splendide, quelle in colori improbabili, quelle delle quali parliamo per ore con le amiche, quelle che &#8220;non mi dire che hai comprato un altro paio di scarpe&#8221;, quelle &#8220;e adesso ora dove le metto, che la scarpiera sta per esplodere&#8221;, quelle sulle quali sospiriamo guardandole sulle riviste, quelle &#8220;con la giornata che ho avuto, dovevo proprio comprarmi un paio di scarpe&#8221;, quelle che ci regalano e ogni tanto ci azzeccano.</p>
<blockquote><p>Le uniche scarpe delle quali dovremmo parlare, e invece.</p></blockquote>
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		<title>Obama, Romney e una (finta) campagna sui social media</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Nov 2012 10:46:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poi esce una foto così, e viene da dire chissenefrega di twitter e delle mentions e dei retweet e di come usa i social media. Una foto così perfetta &#8211; il linguaggio del corpo, la spontaneità, i neuroni specchio (ah, &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4220">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/AP125518647232.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-4251" title="Barack Obama, Donna Vanzant" src="http://www.blimunda.net/wp-content/uploads/2012/11/AP125518647232.jpg" alt="" width="980" height="852" /></a></p>
<p>Poi esce una foto così, e viene da dire chissenefrega di twitter e delle mentions e dei retweet e di come usa i social media. Una foto così perfetta &#8211; il linguaggio del corpo, la spontaneità, i neuroni specchio (ah, quegli occhi chiusi) che sia davvero spontanea o anche in minima parte pensata, a livello emotivo colpisce più di mille chioccioline.</p>
<p>Però, prima dell&#8217;uragano Sandy che ha sconvolto New York e che probabilmente peserà molto &#8211; paradossalmente, in positivo &#8211; sull&#8217;eventuale rielezione di Obama, e nonostante questa sia stata definita più volte la campagna elettorale di Twitter, l&#8217;interazione con gli elettori ha lasciato molto a desiderare. Una campagna online sì, ma finta; i social media utilizzati ancora e sempre in funzione broadcast, come vetrina, promozione, veicolo per raccogliere voti e fondi. Insomma ci sono perché ci devono essere, perché gli elettori a un leader <a href="http://blogs.hbr.org/cs/2012/04/transparency_is_the_new_leader.html">chiedono trasparenza</a>, ci sono per occupare uno spazio.<span id="more-4220"></span><br />
A pelle, credo che nella definizione di una nuova leadership  siamo in bilico su una frontiera tra il vecchio e il nuovo; un momento in cui si replicano vecchi atteggiamenti e modalità consuete all’interno di una nuova cornice, esattamente come è successo per i quotidiani online anni fa e oggi per gli ebook, che si limitano, in grande maggioranza, a incollare contenuti pensati per il cartaceo su un nuovo supporto digitale.</p>
<p>Dal recente studio di Pew Project for Excellence in Journalism &#8220;<a href="http://www.journalism.org/analysis_report/how_presidential_candidates_use_web_and_social_media" target="_blank">How the Presidential Candidates Use the Web and Social Media</a>&#8221; sappiamo che <strong>i candidati che comprendono e abbracciano il cambiamento nei media e nella comunicazione sono solitamente vincenti:</strong></p>
<blockquote><p>From Franklin Roosevelt&#8217;s use of radio, to John F. Kennedy&#8217;s embrace of television, to Ronald Reagan&#8217;s recognition of the potential for arranging the look and feel of campaign events in the age of satellites and video tape, candidates quicker to grasp the power of new technology have used that to convey a sense that they represented a new generation of leadership more in touch with where the country was heading.</p></blockquote>
<p>Lo stesso studio sottolinea però come <strong>nessuno dei due candidati stia utilizzando i social network nella modalità corretta</strong> o comunque attesa dai followers:</p>
<blockquote><p>For the most part the presidential candidates are using their direct messaging mainly as a way to push their messages out. Citizen content was only minimally present on Romney&#8217;s digital channels. The Obama campaign made more substantial use of citizen voices-but only in one area: the &#8220;news blog&#8221; on its website where that content could be completely controlled.</p></blockquote>
<p>Dopo i tre dibattiti presidenziali, le cronache si sono concentrate soprattutto sui numeri: numero di tweet postati, numero di like, mentions e retweet, peraltro in caduta libera: il primo dibattito presidenziale ha fatto registrare 10.3 milioni di tweet (l’evento politico più twittato di sempre), il secondo è sceso a 7,2 milioni, il terzo a 6,5. In realtà, la leadership online si costruisce soprattutto sul reale engagement e non sui numeri:</p>
<blockquote><p>What will matter in this election is how engaged these followers are, in not only amplifying their candidates’ message, but whether they can get people they know to vote. [...] Neither has created a culture of sharing with their followers. Activity is still focused on messaging, and a predictable call-and-response routine of asking for donations and the cash register singing.</p></blockquote>
<p>Scrive l&#8217;ottima Charlene Li, il cui <em>Open Leadership</em> non smetterò mai di consigliare, in <a href="http://www.charleneli.com/2012/10/obama-vs-romney-in-social-media-whos-using-it-best/" target="_blank">Obama vs Romney in social media </a></p>
<p>Perdere l’opportunità di un utilizzo consapevole e maturo dei social media, però, vuol dire perdere il contatto diretto con un numero di potenziali seguaci o elettori sempre più ampio. Sempre secondo Pew Research Centre, l’80% degli americani adulti usa internet e il 66% partecipa ad almeno un social network; <strong>più della metà dell’intera popolazione US </strong>(<a href="http://pewinternet.org/Reports/2012/Politics-on-SNS/Main-Findings/Introduction.aspx" target="_blank">Pew – Politics and Social Networking Sites</a>).</p>
<p>I detrattori riflettono invece sull&#8217;opportunità dell&#8217;uso massiccio e realmente interattivo dei social media per un leader e suonano l&#8217;allarme-populismo:</p>
<blockquote><p>The wiring of the world through social media has many upsides: more participation, more innovation and more transparency. But can there be such a thing as too much participation — leaders listening to so many voices all the time and tracking the trends that they become prisoners of them? Read the polls, track the blogs, tally the Twitter feeds and Facebook postings and go precisely where the people are, not where you think they need to go.</p></blockquote>
<p>Scrive Thomas L. Friedman, columnist del New York Times nel suo pezzo <a href="http://www.nytimes.com/2012/06/24/opinion/sunday/friedman-the-rise-of-popularism.html" target="_blank">The Rise of Popularism</a> e conclude:</p>
<blockquote><p><strong> If everyone is “following,” who is leading?</strong></p></blockquote>
<p>E&#8217; questione di equilibrio: tra usare twitter solo come grancassa, ignorando che è uno strumento di conversazione, e farsi guidare dalla folla rinunciando alla leadership, ci sono decine di giuste vie da sperimentare e trovare. Probabilmente siamo ancora ai bordi di quella frontiera di cui parlavo prima. Per la relativa novità del mezzo e perché l&#8217;utilizzo consapevole dei social media, da parte di un leader, implica un cambiamendo profondo dei modi in cui si intende e si esercita la leadership, cambiamento che mi sembra ancora lontano. Basta leggere questi i dati di una recente ricerca di Ceo.com (<a href="http://www.ceo.com/social/" target="_blank">scaricabile in Pdf qui</a>):</p>
<blockquote><p>Circa il 70% dei Ceo delle società che compongono Fortune 500 non ha alcuna presenza sui social network.</p></blockquote>
<p>Difficile quindi saltare dentro il flusso di una conversazione di un media che è prima di tutto ed essenzialmente sociale a freddo, solo quando serve, senza aver costruito prima rapporti trasparenti di ascolto e fiducia e soprattutto non volendo ascoltare e condividere.</p>
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		<title>Scrivere per l&#8217;online o scrivere chiaro?</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Oct 2012 16:10:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blimunda</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;attività psicomotoria di gruppo può essere un utile sostegno al bambino per controllare l&#8217;aggressività e migliorare le relazioni col gruppo dei pari, per sviluppare sul piano cognitivo strategie di problem solving. Sinceramente perplessa, ho postato su Facebook il testo qui &#8230; <a href="http://www.blimunda.net/?p=4214">Continue reading <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;attività psicomotoria di gruppo può essere un utile sostegno al bambino per controllare l&#8217;aggressività e migliorare le relazioni col gruppo dei pari, per sviluppare sul piano cognitivo strategie di problem solving.</p></blockquote>
<p style="text-align: left;">Sinceramente perplessa, ho postato su Facebook il testo qui sopra, estratto da un volantino di presentazione di un corso di psicomotricità per bambini dai 3 ai 5 anni. Ne è uscita una conversazione interessante. Riassumendola molto, c&#8217;era chi, stupito come me, si scagliava contro l&#8217;uso oscuro della lingua e l&#8217;assurdità di parlare a genitori per vendere loro un innocente corso con un gergo a metà tra il marketing e la psicologia d&#8217;accatto e chi sosteneva che un linguaggio di quel genere fosse in qualche modo necessario per rendere l&#8217;offerta più interessante.</p>
<p style="text-align: left;">Io, lo ripeto da anni anche nei miei corsi, sono della prima scuola e mi è venuta voglia di scriverne dopo aver seguito in streaming la sempre illuminante <a href="http://www.mestierediscrivere.com" target="_blank"><strong>Luisa Carrada</strong></a> a Ravenna Future Lessons. Marina Petrillo ha confezionato un ottimo podcast <a href="http://blogs.radiopopolare.it/alaska/?p=6857" target="_blank">che trovate qui</a>, con alcune sue note introduttive.</p>
<p style="text-align: left;">Prima di tutto. La sintesi e la chiarezza nell&#8217;esposizione non sono una novità o una richiesta nata con la scrittura digitale. Non è che improvvisamente online diventiamo tutti tonti e riusciamo a leggere e comprendere solo orridi elenchi puntati che non vadano oltre le 5 righe. L&#8217;esigenza di essere comprensibili per il lettore nasce con la scrittura, non con internet. L&#8217;insuperato <strong>Calvino</strong> già nel 1965 combatteva l&#8217;antilingua: <a href="http://www.dizionario.rai.it/static.aspx?treeID=300&amp;pg=1" target="_blank">qui trovate il testo completo</a> (e pensate, quando scriveva lui ancora non avevano tirato fuori <em>obliterare</em>):</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Chi parla l&#8217;antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: &#8220;io parlo di queste cose per caso, ma la mia funzione è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia funzione è più in alto di tutto, anche di me stesso&#8221;. La motivazione psicologica dell&#8217;antilingua è la mancanza di un vero rapporto con la vita, ossia in fondo l&#8217;odio per se stessi. [...] Perciò dove trionfa l&#8217;antilingua &#8211; l&#8217;italiano di chi non sa dire &#8220;ho fatto&#8221; ma deve dire &#8220;ho effettuato&#8221; &#8211; la lingua viene uccisa.</p>
<p style="text-align: left;">
</blockquote>
<p style="text-align: left;"><strong>George Orwell</strong> ancora prima, nel saggio <a href="http://gutenberg.net.au/ebooks03/0300011h.html#part42" target="_blank">Politics and the English Language</a> (1946), suggeriva regole di stile di abbagliante buonsenso (e quindi pressoché impossibili da mettere in pratica, visti gli obbrobri che leggiamo tutti i giorni):</p>
<blockquote><p>Never use a metaphor, simile, or other figure of speech which you are used to seeing in print.<br />
Never use a long word where a short one will do.<br />
If it is possible to cut a word out, always cut it out.<br />
Never use the passive where you can use the active.<br />
Never use a foreign phrase, a scientific word, or a jargon word if you can think of an everyday English equivalent.<br />
Break any of these rules sooner than say anything outright barbarous.</p></blockquote>
<p>Questo per dire: online, offline, non concentratevi sulla piattaforma di pubblicazione ma su come farvi capire. Come scrive bene <strong>Yvonne Bindi</strong> nel suo documento <strong>L&#8217;usabilità delle parole</strong> (<a href="http://www.lartedinnovare.it/sites/default/files/20110909venerdi/5-Cultura-e-linguaggi-dellInnovazione/slide/Yvonne-Bindi.pdf" target="_blank">in pdf qui</a>) il messaggio, per essere tale, deve riflettere il modello mentale di chi lo riceve, non di chi lo produce.</p>
<p><strong>Annamaria Testa</strong>, altra autrice illuminante, aggiunge nel suo <em>Farsi capire</em>:</p>
<blockquote><p>Scrivere o parlare difficile è facilissimo.  Basta pescare dal dizionario qualcosa di misterioso, greve e magari un po&#8217; ammuffito, scaraventare quanto si è pescato in faccia all&#8217;interlocutore, tramortirlo, e battersi i pugni sul petto lanciando urli di vittoria.</p></blockquote>
<p>Tornando al volantino con la descrizione del corso io, come genitore, ho vedo tre alternative:</p>
<p>a. non capire una parola di quello che c&#8217;è scritto;<br />
b. capire qualcosa e spaventarmi;<br />
c. capire tutto e spaventarmi molto.</p>
<p>In ogni caso il risultato è l&#8217;opposto di quello che la brochure del corso si proponeva, ossia promuovere un corso per bambini (molto piccoli, cosa da non trascurare) rassicurando i genitori.</p>
<p>Per chiudere con Luisa Carrada, date un&#8217;occhiata ai suoi <a href="http://www.mestierediscrivere.com/riscritture/" target="_blank">esempi di riscrittura</a> meditando Blaise Pascal:</p>
<blockquote><p>Ho fatto questa lettera più lunga del solito perché non ho avuto tempo di farla più corta.</p></blockquote>
<p>Qui sotto invece ci sono alcune slide dei miei corsi focalizzati sulla scrittura. Volevo parlare anche di <a href="http://www.microstyle.org" target="_blank">Microstyle</a> ma vedo che questo post è già un bel mattone, a proposito di sintesi. Per cui, alla prossima.</p>
<p><iframe style="border: none;" src="http://www.slideshare.net/blimunda/slideshelf" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no" width="490px" height="470px"></iframe></p>
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