Marina, la principessa sul pisello

marina

Voglio vivere
Voglio parlare
voglio uscire
Voglio scopare

Il dottore rimase perplesso quel giorno, durante il suo giro di visite, leggendo questo cartello alle spalle del letto di Marina.
Ma, lo dice lei stessa, era uno di quei giorni in cui era “più incazzata del solito”.
Più incazzata per essere costretta a letto da una malattia tanto rara quanto insidiosa. Non potere muoversi, parlare, lavarsi.
Poter interagire con il mondo esterno solo attraverso quelle parole urlate.
Marina, però, di solito non è incazzata.
Nemmeno con un destino che ha travolto lei, la sua famiglia, il suo compagno.
Marina comunica con il mondo attraverso un blog e per sé stessa, costretta immobile su mille materassi, ha coniato un nickname che la dice lunga sulla sua autoironia, sulla sua voglia di vivere, sulla volontà di non pensare all’esistenza come a un prima e un dopo spezzati dalla malattia: La principessa sul pisello.
Un letto che si trasfigura, da prigione obbligata a residenza sontuosa e un po’ magica nel verde alle spalle di Genova, dalla quale Marina affabula, scrive, racconta, di opere liriche, ricordi, amiche, bambini e animali.
Un dialogo ininterrotto che oggi è diventato un libro, La vera storia della principessa sul pisello, scritto insieme a Emilia Tasso, con la prefazione di Maurizio Maggiani.
Leggetelo: non c’è un briciolo di autocommiserazione, ci sono solo sorrisi, luce e la resistenza di una donna.

8 thoughts on “Marina, la principessa sul pisello

  1. Non la conoscevo. Grazie per averci aperto anche questa finestra altra sul mondo…

  2. …ecch caz…… non me l’aspettavo! Glu, glu, glu…. sto annegando nella mia commozione! Sta a vedere che ora si mettono pure a suonare gli allarmi del respiratore! GRAZIE!!!! ;-)****

  3. Ma che scema :-)) E comunque, era il minimo. Come ho scritto anche qui, i blog servono a chi li scrive, vero. Ma nel tuo caso, per me, servono soprattutto a chi li legge.

  4. Ci voleva, è una bella iniziezione di coraggio e mi aiuta a guardare i lati positivi delle mie ultime 18 ore. Ieri sera avevo in programma di cenare con i miei e poi mandarti gli auguri per il primo mese di Beatrice. Ieri ho fatto 47 anni e mia mamma al ristorante è caduta e si è fratturata la testa del femore. Ore 21 e 30 ambulanza, pronto soccorso fino alle 0.30, reparto fino alle e 2 30, poi stamattina di nuovo reparto dalle 8 a poco fa. La operano oggi o domani. Giovedì avevo il biglietto aereo per andare 3 giorni a Parigi con la mia amica Giulia, un regalino che ci facciamo ogni tanto. Non so perché lo racconto, forse ho solo voglia di sfogarmi, scusami Blimunda, scusatemi tutti lettori del blog e anche tu “principessa sul pisello” (ho sfiorato il tuo blog, sei forte!), un bacio alla piccolina che cresce…
    Marina

  5. capitare nel blog di Marina è stato un caso (sull’onda di tristi eventi) tornarci è sempre un piacere … e appena agguanto il libro sarà un piacere doppio :D

  6. Marina: e se non ti sfoghi qui, dove dovresti farlo? Questo è uno spazio aperto. Siamo fra amici. E credimi, mi spiace tantissimo per quello che ti sta capitando. So cosa vuol dire preoccuparsi per la salute di un genitore. Ma anche rinunciare a un piccolo viaggio con un’amica progettato da tempo. Posso solo dirti che andrà meglio. Succede sempre. Coraggio, un bacione.

  7. Grazie, grazie, grazie. La delusione per il viaggio è nulla in confronto all’angoscia per mia mamma che è una vispissima e molto molto attiva. Vederla nel letto di ospedale è una pena. E poi detesto relazionarmi con i medici ospedalieri. Dicono poco, se uno chiede spiegazioni si offendono e si irritano, c’è un’aria di rispetto quasi timore come se fossero dei Messia e guai a mettere in dubbio qualcosa che ti rispondono pure in malo modo. Insomma un casino. Passerà e rimetteremo in piedi la signora 78enne che al medico ha chiesto ansiosa “dottore, ma dopo potrò tornare a guidare, vero?”. Un abbraccio e ricambio il bacione
    Un abbraccio e ricam

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