Un po’ perché ho letto il post di Andrea su Grazia.
Un po’ perché ho letto i commenti, soprattutto quello di Melania che dice: “Mica se ne possono fare tanti di figli. Sono anni e anni di vita risucchiati in curva.”
Un po’ perché, suina o meno, è arrivata l’influenza e Beatrice, 22 mesi oggi, alterna tre giorni di asilo nido a una settimana a casa con la febbre e io sono, come immagino tutti i genitori, confusa, preoccupata, incerta sul da farsi, vessata da pediatri che fanno leva sui miei più profondi sensi di colpa e candidamente suggeriscono “La tenga a casa, niente nido che è meglio”. (Poi però, signor pediatra, lavora lei al posto mio, sì?).
Insomma, un po’ per tutto questo, ma anche perché, avvicinandomi ai due anni di mammitudine, mi sento come se tutte le cose che credevo di aver imparato e capito non contassero nulla, dato che ogni giorno cambiano paure e esigenze. E vorrei rispondere a tutte quelle amiche senza figli che, sentendomi lamentare dopo due settimane blindata in casa con pupa malata, mi chiedono: “Però, dai, ne vale la pena, vero?”.
Ne vale la pena di fare figli versus non farne, di perdere nottate in ansia, di essere tormentata dai dubbi, di vedere agende di appuntamenti saltate in un colpo di tosse, di non essere mai più concentrata al 100% su quello che fai perché in un angolo nemmeno troppo remoto della tua mente c’è sempre il pensiero di lei, di quel che sta facendo, di come sta, se mangia, se va tutto bene. Di sentire scorrere i giorni fra le dita senza avere più il dominio del tuo tempo.
Ecco, no.
Per il nostro stile di vita, le rinunce da fare quando si mette al mondo un figlio sono tante e tali che, è ovvio, se si mettono sulla bilancia, non varrà mai la pena in quel senso lì. Nel senso della gratificazione immediata, del successo facile, della qualità della vita. Le ansie che nemmeno sospettavi di avere che arrivano e ti divorano, il tempo per te che non esiste semplicemente più, la coppia a tratti non pervenuta, gli amici che s’incontrano e tu non puoi, il lavoro inseguito di notte o nelle sempre più rapide pause pisolino.
Certo, ti dicono, ma poi quando ti chiama mamma. Quando, ruffiana come non mai ma assolutamente perfetta, dopo averti fatto dannare per un’ora, un attimo prima che tu sbotti irreparabilmente ti prende la mano a ci appoggia il viso per farsi fare una carezza. Quando ti guarda fisso e stringe gli occhi impercettibilmente per dire ti voglio bene, ti corre incontro buttandoti le braccia al collo. Certo, tutto questo.
Ma non si va in pari, non è che metti un sacchetto di amore da una parte e uno di rinunce dall’altra et voilà, sei di nuovo a posto con la tua vita.
Per quello che ho capito finora (e che probabilmente domani sarà già diverso), non si va mai in pari. Fare un figlio è una faccenda lunga, difficile, faticosa. Presuppone doti di sacrificio che, per chi fino a quel momento ha vissuto cercando solo la propria soddisfazione, divertimento, ambizione o altro, sembrano irraggiungibili. E d’altra parte regala emozioni non quantificabili, sinusoidi di gioia (e abissi di sconforto) puntuti come una rosa dei venti.
Non è facile come un pro e contro, non è immediato come un risultato che si raggiunge dopo una fatica o un duro lavoro, non è un do ut des.
Per cui, se è il pareggio quello a cui puntate nella vita, non fate figli, perché non lo raggiungereste mai.



Mia cara, quanto hai saputo dirlo bene…Sere fa per poco mio marito non chiede il divorzio, dopo che gli ho esposto (con un tantino in più di amarezza, lo ammetto
le tue stesse ragioni per spiegargli che no, non la sento in pari questa bilancia, neppure io. Forse tra qualche anno, quando i nostri figli saranno ragazzoni alti e in gamba, e noi potremo riprenderci il furto più pesante, il tempo, forse allora diremo che ne è proprio valsa la pena. Ma riusciremo a non guardare indietro pensando che, dopotutto, il tempo perduto e riempito di ansia avrebbe dovuto essere quello migliore, per noi? Chissà! Di sicuro hai ragione: non si può puntare al pareggio.
Come sempre, la blogosfera e le aspiranti mamme avrebbero bisogno di post sinceri come questi e non di un’unica celebrazione della gioie della maternità e dei propri pargoli.
Più che altro per non trovarsi impreparati a qualcosa per cui spesso si pensa di essere pronti semplicemente per il raggiungimento di età anagrafica e a cui invece la maggior parte delle volte non si sarà mai.
Certo avere qualche aiuto in più per le mamme italiane secondo me renderebbe tutto, ugualmente difficile, ma forse meno complicato.
cara Barbara, e se ti dicessi che le cose cambiano? che le notti insonni, le rinunce, la fatica…insomma, tutto quel sacco che adesso pesa così tanto per te e per molte altre sul piatto della bilancia poi, man mano, come per miracolo si alleggerisce? Se vi dicessi che un giorno, all’improvviso, vi ritroverete sedute ai tavolini di un bar a bere una birra con quella che solo qualche anno prima era la vostra creaturina urlante, e sarete alla pari, e tutta la fatica fatta per anni, se vi voltate indietro, sarà scomparsa? Credetemi, è così, non lo dico per tranquillizzarvi. Vorrei dirlo ogni giorno alle mamme che vedo affannate, affaticate, disperatamente alla ricerca di un equilibrio tra lavoro, famiglia, sentimenti: tenete duro. Il sacco, alla fine, si riempirà di cose straordinarie!
oh: come mi verrebbe da stampare su pergamena questo post e regalarlo a Natale alla mia cerchia di amiche (insomma “amiche”: le ragazze della compagnia…) che stanno facendo una vera e propria gara a chi resta incinta prima.
ora, chi + chi – (nel senso di rotondità visibili), sono tutte “a posto” o, almeno, stando alla loro personalissima gara, non sostenuta dalla benché minima consapevolezza né da un vago barlume di istinto materno, hanno raggiunto l’obiettivo ma vorrei tanto che leggessero le tue parole e riflettessero.
penso anche io che la cosa + stravolgente di un figlio che piomba nella tua vita sia il tempo per te da dedicare a lui e la totale dipendenza dal pargolo in questione … ma mi piace pensare al viso di mia mamma quando le racconto di cosa sono diventata grazie a lei per sperare che tutto il tempo “perso” intorno a una creatura sia ripagato in qualche modo.
… anche se MAI si andrà alla pari …
tatalla: è quello, esatto. E’ la sensazione del “E chi me lo ridarà mai, questo tempo?”
stregatta: gli aiuti sono (sarebbero) fondamentali. Purtroppo però a gestire le ansie nessuno ti può aiutare: è indipendente da te e a costo di suonare insopportabilmente vecchia o retorica, aggiungo che è qualcosa che secondo me i padri non vivono o vivono in maniera diversa. La paura viscerale, il pensiero continuo: quello è tutto solo di noi madri, purtroppo.
Carla, grazie. Quello che dici è confortante e sincero. Ma le ansie, non mi dire che quelle spariscono, perché non ci credo! Forse aumenta il tempo per te, diminuisce la loro dipendenza. Ma le paure no, quelle mai.
earwen: credo che tutte noi lo facciamo sperando che un giorno, come fai tu, i nostri figli ci diranno quelle belle belle cose.
Guarda, il tuo post lo condivido al 99%. Non si puo’ fare la colonna “pro” e quella “contro” e tirare una bella riga sotto.
Si recuperano le notti insonni per i pianti, le coliche, le febbri. Si va in pari se si pensa che si e’ saltata la cena con le amiche per l’ultima febbre, ma i suoi occhioni qundo ti dice “se stai a casa sono piu’ contento” non hanno prezzo. Su tutte queste cose credo si vada in pari. Non si pareggia mai sulle ansie. ALmeno io. Perche’ se ne supero una, sicuramente se ne aggiungono altre due. E non basta che crescano. Cambia la tipologia, non cambia il risultato. E mi chiedo se sia normale, tutta questa ansia.
help!
Io sono al 7mo mese e mi state spaventando parecchio…
Credo ancora fermamente di riuscire ad essere wonder woman!
e lo so sono padre e non madre….il pareggio ???? mah ne riparleremo quando nostra figlia deciderà di non metterci in un ricovero ma di tenerci a casa con lei, o di metterci in un ricovero ed aiutarci a pagare la costosissima retta, o quando arteriosclerotici e pieni di tic da internet dovremo farci aiutare a fare qualsiasi cosa… ho conosciuto figli che hanno dato molto più di quanto hanno ricevuto e anche viceversa figli stronzi che indietro non hanno mai dato niente…io sto con Carla all’infinito moltiplicato per se stesso, ed è per questo che io non ho un sacco di cose straordinarie, ma come dicono a Genova per dare idea di abbondanza ..ghe nò in saccu e na sporta
Figurati se punti a vincere 3-0!
(ti ho mandato l’email più importante dell’anno… ciao)
i figli ti levano tanto ma ti danno tanto. Non so se alla fine si arrivi a un pareggio,ma basterebbe fermarsi ogni tanto e considerare che questi esserini che ti succhiano il sangue,solo il tuo sangue,una vera parte di te. anche se poi mi rendo conto che tra le corse contro il tempo per far quadrare lavoro,casa,nido,scuola e chi piu’ne ha piu’ne metta e’sempre l’organizzazione da top manager e la conseguente stanchezza che ha la prevalenza. comunque,nonostante tutto,e questo lo dico soprattutto per Giorgia,fate figli che sono la cosa piu’bella del mondo!!
bene.Sono alla sesta settimana e mi viene da piangere.
giorgia e Lorenza: ok, ragazze, nessuno voleva spaventarvi, qui. Mettetela così: se mentre siete incinte leggete anche pareri diversi rispetto alle solite sbrodolate in odore di santità che di solito si fanno sulla maternità (è tutto meraviglioso, è tutto bellissimo, è tutta una colata di melassa…) sarete più pronte e soprattutto quando ci sarete in mezzo direte: “è tutto qui? ahhh, io credevo sarebbe stato molto peggio!”.
Insomma, lo faccio per voi.
Scherzi a parte: sarete bravissime, sarete wonderwoman quando ce ne sarà bisogno e crollerete esauste quando anche di quello ci sarà bisogno. Se ce l’ho fatta io, ce la possono fare tutte, garantito. In bocca al lupo.
sono arrivata alla maternita’ con molta consapevolezza, ma questa cosa non m’ha risparmiato momenti di sconforto abissali, roba che le delusioni d’amore su cui avevo versato oceani di lacrime in confronto non erano NIENTE.
ho rinunciato a un sacco di cose durante il primo anno, anno e mezzo, rosicando abbestia perche’ a questa cosa di non potermi fare i cazzi miei non c’ero proprio abituata. non mi ero mai “sacrificata” ne’ per i miei genitori, ne’ per nessun fidanzato.
e’ stato un esercizio di zen. ha fatto bene a me e a mia figlia.
ora sono tornata a vivere – non come prima, claro… quel fondo di insicurezza rimane e mi fa sentire cosi’ “femmina” che darei dei cazzotti al muro.
pero’ me ne vado via anche per una settimana intera e mia figlia rimane con il padre o con i nonni ed e’ tranquilla, serena, felice. e anch’io.
ps: mia figlia l’anno scorso si ammalava SEMPRE. poi abbiamo cominciato a curarla con l’omeopatia e ora sembra un’altra bimba – ha un mese in piu’ della tua. boh, magari gia’ lo stai facendo ma se no, provaci.
coraggio! (e chiama la nonna, tu che ce l’hai abbastanza vicina!)
Scusate se faccio la voce fuori dal coro, ma ultimamente non faccio che leggere post su quanto il mondo delle web mamme sia pieno di insopportabile melassa. Ma mi dite che blog leggete, così li evito? Io sono lettrice assidua di moltissimi blog e portali e ovunque trovo donne simpatiche, intelligenti, che non parlano solo di figli, insomma una il palinsesto se lo può anche fare su misura.
Altro punto. Tutto quello che vi state raccontando sulle fatiche dell’essere genitore è verissimo, pure io andavo a fare sub in Borneo e adesso no. Però non mi chiedo mai se ne valeva la pena, non perchè io sia una di queste madri sublimate e aspiranti alla perfezione, ma perchè mettersi lì con il bilancino del dare e dell’avere secondo il mio modo di vedere è un modo perdente di affrontare la vita. Un figlio lo fai perchè te lo senti dentro, perchè se non lo fai con l’uomo che ami allora con chi lo devi fare, perchè senti che vuoi dare e non necessariamente ricevere.
Poi è chiaro che a 60 anni ognuno si guarda allo specchio e fa le proprie valutazioni. C’è chi ha una bella famiglia a dare un senso alla vecchiaia e chi si è dimenticato dei mille happy hour a cui è stato.
M di Ms, ma in realtà è proprio quello che volevo dire io. Se aspirate al pareggio, ossia se state lì con il bilancino a soppesare i pro e i contro, non fate figli, perché è inutile: sono emozioni, rinunce, sacrifici e gioie troppo superiori ai conti che si possono fare (cito da Slavina, sopra: “ho rinunciato a un sacco di cose durante il primo anno, anno e mezzo, rosicando abbestia perché a questa cosa di non potermi fare i cazzi miei non c’ero proprio abituata. non mi ero mai “sacrificata” né per i miei genitori, né per nessun fidanzato.”)
Per la melassa: non necessariamente solo sui blog, ma in giro (riviste femminili, libri, programmi tv) personalmente vedo ancora troppa aura di sacralità intorno alla figura della Madre.
Un solo piccolo appunto: la frase “C’è chi ha una bella famiglia a dare un senso alla vecchiaia e chi si è dimenticato dei mille happy hour a cui è stato” mi sembra un po’ acida, un po’ gnégnégné, ecco, tipo: voi che vi siete divertite, morirete vecchie e sole divorate dal vostro cane (cit. Bridget Jones). Si tratta di scelte, ugualmente valide, ugualmente degne di rispetto. Se non rispettiamo noi donne per prime le scelte delle nostre simili, come possiamo pretendere rispetto dal resto del mondo?
Accidenti!! Devo farti i complimenti per la tua analisi e per come sei riuscita a centrare il punto della situazione. Ciò che hai scritto è quello che provo anche io da quando è nata Vittoria solo con la difficoltà di non saperlo inquadrare ed esprimere a parole. Io per fortuna (o sfortuna?) sono abbastanza votata al sacrificio quindi tutte le privazioni le vivo come uno scotto da pagare per il fatto che ho avuto questo splendido regalo dalla vita.
Stefania mamma di Vittoria
E si, fare un figlio è una faccenda lunga, difficile, faticosa. Non è uno gioco e se ne vale la pena lo si scoprirà con gli anni. In un mondo di egoisti i figli ti insegnano, per forza, a diventare un pò più altruista. Non vivi più solo per te, ma anche per lui, non lavori più solo per te, ma anche per lui. Quando si ha un figlio bisogna inventarsi un nuovo stile di vita, il vecchio non funziona più. Le priorità non sono più le tue ma le sue. Prima di avere una figlia mi alzavo la mattina chiedentomi lo scopo della giornata, perchè andavo a lavoro. Per uscire a cena? Per comprare la macchina nuova? Per comprare le scarpe fighe? Per fare arricchire il mio datore di lavoro e i SUOI FIGLI? Che vita di merda! Adesso la mattina so perchè mi alzo, la mando a quel paese quando rompe, ma gli dico: continua così, palla.
Quello che volevo dire è quello che ha scritto più chiaramente Luigi. Nella vita si possono fare delle cose bellissime, anche solo per se stessi. Però, guardandomi attorno, anche nella cerchia dei miei parenti per es., vedo persone, anche uomini (mica solo e sempre le donne) che sono invecchiati pensando solo a se stessi facendo quello che volevano per tutta la vita. Ma ora che sono anziane/i l’essere stati liberi non li gratifica e mi dicono che avrebbero preferito avere figli. Questo è quello che volevo dire.
Come al solito un bel post intelligente e sincero, sono pienamente d’accordo. In realtà coi figli ci va in pari (e con l’occhio a cuoricino perenne) chi prima non sapeva che farsene della sua vita, chi cercava uno scopo e un’identità.
Chi è altro da questo, lotta per colmare il divario del bilancino, e forse è anche una bella spinta in più a non adagiarsi sul clichè.
Sono con le lacrime…pensavo di essere una della poche che non se la sente di figliare,almeno per il momento, perchè non voglio rinunciare alla vita che ho e che ho sognato per anni, perchè già me lo sento adesso che non si va in pari, perchè non ho mai pensato che si vada in pari. E tutti pronti a tirarti le pietre, tranne per fortuna mio marito e la mia famiglia…pensavo di essere un po’ sbagliata, calibrata male, perchè i miei bisogni per me sono ancora primari rispetto a tutto il resto, invece scopro che non sono la sola a pensare che in pari non vai mai, che l’eterno sacrificio di ansie, paure delusioni non verrà mai sanato e bilanciato, e forse solo nella migliore delle ipotesi un po’ addolcito dall’oblio del tempo…io che non invidio chi ha la panza, chi ha figli piccoli e deve rinunciare a tutto, chi non può decidere il venerdì di passsare il wend a Londra, chi al ristorante non si gode il pasto e deve far finta di nulla davanti alle occhiate esasperate di camerieri e altri commensali, ecco io fino alla lettura di questo post mi sentivo una stramba, fiera e consapevole ma stramba, ora so che almeno non sono da sola…grazie
Intervengo in questo dibattito in una posizione incomoda: ovvero quella di una che non ha figli ma è possibilista… Premetto quindi: so che tutte le mamme “in ascolto” pensaranno che non ho diritto a questa opinione perché priva di esperienza diretta, ma io credo che ansie e paure continue non dipendano solo dalla maternità in se, forse dipendono forse anche un po’ dal carattere. Sicuramente è una responsabilità che pesa e cambia per sempre le priorità di una persona, ma questo senso di angoscia perenne credo che dipenda anche da come la si vive. Forse io mi sento rassicurata dal fatto di avere un compagno (fin troppo) collaborativo, una suocera giovane e maestra d’asilo, dal fatto di vivere in una piccola città dove l’offerta di posti al nido copre il 100% della domanda (cioè non ci sono liste d’attesa, il nostro assessore alla scuola non fa che pavoneggiarsi che è uno dei pochi casi in Europa, addirittura) ma io penso che se avessi un figlio riuscirei anche a vivere qualche momento di serenità ogni tanto. Almeno spero…Credo di essere condizionata in questo dal fatto di essere figlia di una madre mitteleuropea, che ha sempre guardato con stupore le mamme italiane così apprensive, chiocce, totalmente “figlio-centriche”. C’è un mondo lì fuori nel quale le donne fanno figli e continuano una vita “normale”, con qualche (grosso) impegno in più, ma normale. E i loro figli non diventano tutti serial killer.
@Martina: “chi ha figli piccoli e deve rinunciare a tutto”
Questo è un po’ quello che intendevo sopra. Non vedo per quale ragione al mondo non potrei passare un weekend al Londra con un bambino piccolo. Questo tema io lo sento molto, perché sono una grande appassionata di viaggi e se dovessi davvero avere un figlio, questo farebbe esperienza dell’aeroporto prima ancora che dell’asilo. Credo che, con qualche accortezza in più si può benissimo viaggiare coi piccoli (soprattutto all’estero dove sono più attrezzati). E magari anche portarli al ristorante qualche volta (e qualche altra volta, se si vuole cenare in due, lasciarli a una nonna o una zia per tre ore, non sarà così impossibile, dài…). Sul tema dei bambini in viaggio avevo scritto un post qui: (http://www.rossanaturale.splinder.com/post/21549609/La+mamma-runner+non+abita+qui) – Non lo linko per “pubblicità”, solo per argomentare senza sbrodolare ulteriormente in “casa d’altri”) Perdonate la lungaggine. Ciao RN
Cara Rossa, anch’io sarei possibilista come te, e sui viaggi anch’io come te ho scritto che sarei davvero propensa a portarlo dappertutto (qui avrei però il problema di mio marito che è proprio italianissimo fino al midollo e quindi non farebbe viaggiare i bambini fino alla maggiore età!), quello che intendevo dire è che a volte mi sembra di essere l’unica a pensare che mettere al mondo un figlio e soprattutto crescerlo è una fatica immane, probabilmente qui moltiplicata dall’italica ansia mammona che ci pervade tutti, che non penso sia sempre controbilanciata da soddisfazioni enormi; solo che pensavo di essere la sola a vedere le cose così, e a non sentirsi votata al sacrificio, almeno per ora.Forse la voglia (e l’incoscienza) prima o poi mi verrà. O forse no.
No, no, non sei la sola a non essere votata al sacrificio. Te lo assicuro
))
Centrato in pieno! Io sono d’accordo con te. Non si va in pari semplicemente perché le due vite, con e senza figli, sono cose diverse che non si possono paragonare.
Giustamente ci si può riprendere i propri spazi, quando i figli crescono, ma noi saremo sempre genitori (io includo anche i padri), non saremo più i due che eravamo prima. Esiste una persona in più, che fa parte di noi.
Anche io non trovo giusto paragonare la vecchiaia di chi fa figli a quella di chi non li fa. Se io non avrò avuto figli a 70 anni, ok, sarò sola, ma avrò fatto più esperienze di quelli che non hanno potuto per via dei figli. Viceversa, se avrò figli, non avrò fatto viaggi o altre cose per me stessa, ma avrò una famiglia intorno.
Non c’è bisogno di fare la gara: bisogna seguire le proprie inclinazioni nella vita e non si avranno rimpianti.
Infine, penso che molte “paranoie” siano dovute all’essere italiane, con tutto quello che comporta la nostra cultura. Io sono molto molto diversa da questo punto di vista e sicuramente mi scontrerò con le altre mamme.
Ma l’importante è seguire i propri desideri, Blimunda, e quello puoi farlo sempre credimi, in tutte le fasi della vita. Non dovremmo far dipendere dal far figli o meno la questione della felicità. Mi concentrerei sul fatto che senti di avere perso il controllo del tuo tempo, mi concentrerei sulla tua ansia per capirla a fondo, quella è una brutta cosa e ti assicuro che c’è rimedio, cominciando ora e subito, e non delegando al “passare del tempo fino a quando lei sarà più grandicella” (nel qual caso, come dici, non passerà).
Per il resto, condivido pienamente la lotta alla retorica, alla melassa, ai modelli sacrificali e totalizzanti, rivendico il diritto di essere vere e vivere la maternità ognuna come le pare, e anzi mi piacerebbe proprio sapere cosa ne pensate di un post ironico come quello sulle “mamme talebane” e i commenti che ne sono derivati.
Flavia: sì, hai ragione. In fondo lamentarsi tanto per fare non serve a nulla, converrebbe concentrarsi sulle cose che si possono cambiare (o migliorare). A quale post sulle mamme talebane ti riferisci?
a questo, scusa se non ho messo il link per la mia cronica pigrizia ma era tra gli ultimi
Raperonzolo di “Mammesull’orlo di una crisi di nervi” tiene una rubrica da me:
http://www.veremamme.it/mamamablog/2009/11/4/prontuario-di-autodifesa-le-mamme-talebane.html
baci
non è da tutte essere così sincere e realiste.
eh sì che non vai in pari, e se ci provi ti dai delle solenni mazzate nei maroni. chi può dirlo? magari a 60 anni sì, ci starai dentro, ma nel frattempo il tempo è andato, e non te lo restituisce più nessuno.
per fortuna non si fanno i figli col bilancino, se no non si fanno per niente – e in un’ottica squisitamente demografica è un casino.
quanto alla smielatezza di cui periodicamente si disquisisce, ne vedo francamente molta di più nell’editoria tradizionale che in rete. a pensar male – che, come disse quel tale, si fa peccato ma non si sbaglia – viene da dire che quelle riviste rispondano a due criteri: tener buone le mamme per non dover affrontare disordini sociali e venire incontro alle esigenze demografiche di cui sopra.
per fortuna c’è chi è immune da tutto ciò.
Ma io più che concentrarsi sul discorso avere figli o no, avere del tempo per se, o essere “vittime” dell’ansia credo sia più una questione di imprevisti…l’imprevisto come dice Blimunda “di vedere agende di appuntamenti saltate in un colpo di tosse”, o di darle un biscotto Plasmon come ormai fai da mesi e per quella volta le va di traverso e la vedi soffocare e ti manca il respiro dallo spavento, o gattona tranquilla, scivola picchia la faccia e le esce un litro di sangue dalla bocca e il cuore si ferma x 10 secondi, muori e resusciti nell’arco di 1 minuto, senza contare le volte che esci di casa e devi calcolare i vari imprevisti o varie ed eventuali cacca, vomito, giocattolo, ciuccio, acqua, pannolino, cappellino, passeggino, parcheggio abbastanza vicino per non trasportare 10kg di bambina x 500 mt…un bambino è un imprevisto unico, un’incognita continua, non è più tutto stabilito e programmato o libero come prima! Ogni persona ha il suo metro personale di “sacrificio”, io parlo da mamma sola, per motivi che non sto a spiegare qua, non ho mamma, non ho parenti vicino a parte suocera, che per quanto sia una persona stupenda non sarà mai “all’altezza” dei miei metri di valutazione, solo io so cosa vuole realmente mia figlia!Devo per forza lavorare a pieno ritmo e mi ritrovo a smadonnare quando mi chiama l’educatrice dicendomi che la bimba a 37.5 di febbre, poi mi sento anche in colpa x questo ma me lo tengo per me xchè quello che ho imparato è che nonostante i “sacrifici” o le voglie che purtroppo non posso più soddisfare non posso farne una colpa a lei, che mi sta facendo capire tante cose involontariamente, che mi sta facendo crescere, che mi sta cambiando e che è diventata tutto il mio mondo. Un genitore poi è pieno di paure, per il futuro, per la salute del proprio figlio o per come crescerà, sarà un “bravo” figlio? Che rapporto avremo? Saprà capire cos’è giusto e cosa è sbagliato? Mah chi lo sà..lo scopriremo solo vivendo..ma nel frattempo incrocio le dita che le passi sta tosse in fretta xchè domani devo uscire con la mia migliore amica!!!!
Cara Blimunda, L’ansia rimane per la vita: il segreto è comprendere che tutto ciò che accade ai nostri figli è semplicemente vita e che QUALSIASI cosa debba loro accadere NON POTREMMO MAI EVITARLA, ovvero occorre un pizzico di sano fatalismo e ridurre l’ansia allo STRETTO INDISPENSABILE: imparare a GESTIRLA per il proprio, ma soprattutto per il BENE del proprio figlio
Dal primo vagito fino all’ultimo respiro un figlio ti frega l’anima, l’importante è imparare ad accettare che TUTTI si sono ammalati, che tutti sono caduti, che la vita ferisce, ma anche che si guarisce e si cresce. Questo aiuta a sdrammatizzare ed a rendere più sicuri i bambini.
Perché la NOSTRA ansia oltre a rendere insicuri i nostri figli, spesso con l’età diventa l’arma che loro hanno per tenerci in pugno! (ricordatevi che hanno un cervello semplificatore : piango=mamma mi coccola, se voglio mamma, basta che piango! oppure se piango, mamma penso stia male e non mi sgrida, ecc.) Per cui, quando cade, si fa male, ecc. CALMA E GESSO! appurato con la prima occhiata che non sia grave, SORRIDETE , e mentre loro piangono disperati, sostate un minuto dalla vostra posizione dicendo loro : INVECE DI PIANGERE VIENI QUI CHE TI AIUTO AD ALZARTI. I miei figli, non comprendendo l’incongruenza della frase, agivano automaticamente: smettevano di piangere e mi venivano incontro. Con questo trucco, metti il bambino in contatto con la sua capacità di reagire,se riprendeva a piangere gli facevo osservare, come fosse stato in grado di smettere ed alzarsi da solo poco prima, quindi che non era nulla di grave! Il bambino impara ad essere autonomo e reagire, mentre tu hai un parametro in più per valutare la gravità della cosa a seconda della sua reazione e per affrontarla ridimensionandola se è solo una sbucciatura. Altre volte che uno dei miei figli sbatteva contro un mobile o una sedia (sempre dopo aver compreso che non era granchè), accarezzavamo il mobile o la sedia a cui -poverini- aveva fatto la bua cadendoci sopra!
Un consiglio : DESTINATE UN GIORNO ALLA SETTIMANA DOVE TASSATIVAMENTE ANCHE SE vostro figlio STA MALE (non malissimo, nel qual caso rimandate) VI PRENDETE 3-4 ore per voi stesse, magari solo per vagare senza meta a guardar negozi o in libreria: mettetevi la sveglia al cellulare per NON PENSARE fino all’ora in cui dovete prendere un mezzo per tornare a casa, tanto sarà la sveglia a darvi il time-limit. UNA SERA dedicatela ALLA COPPIA lontano da casa! Per far sentire al partner che quella sera vi dedicate INTERAMENTE a lui. Son soldi ben spesi se dovete ricorrere ad una babysitter. Meglio se avete una nonna, fate dormire il bimbo da lei e riconquistate la libertà con vostro marito in casa vostra, ma non perdete tempo a riordinare!!!!!! DIVERTITEVI COME POTETE, MA DIVERTITEVI.
Un abbraccio e tanti auguri, Renata
@Renata: Le tue parole sono, come si diceva, “Brodo caldo per l’anima”
@Eliana: Se tua figlia sta sempre e solo con te, poi per forza solo tu sai cosa vuole. Però questo non è positivo; i bambini hanno bisogno di relazionarsi con più persone; sono le mamme che hanno bisogno di sentirsi indispensabili e necessarie per il bambino, di pensare che se loro non ci sono i piccoli non mangiano, non dormono…Poi quando li si abitua diversamente si scopre che a volte non è così (e per certe madri non è una scoperta gradita….)
commento per la prima volta, quindi lo faccio dopo aver salutato e portato le pastarelle. sempre più spesso, di fronte alla domanda di amiche senza figli mi ritrovo ad avere lo stesso sentimento, e ora che le dico? è vero non c’è parità. è come dire, vale la pena di affrontare un viaggio rischioso intorno alla terra, o in un continente ostile, in un paese in guerra, in un labirinto solo per vedere com’è? se la risposta è sì fatelo, altrimenti lasciate perdere. perchè i bambini sono modello bambola di biscuit per circa 10 ore in tutto e il resto un autotreno che ti costringe a rimetterti in discussione, a fare i conti con te stesso, a rivedere le tue priorità, a superare l’ansia, a rispondere a domande difficili, a prenderti sul muso l’inefficienza dei servizi statali. insomma è roba per palati forti.
comunque a me piace l’avventura, e quindi…ne ho fatti due
piattini: e quindi entri di dirtto, insieme a tutti quelli che hanno fatto più di un figlio, nel novero dei miei eroi quotidiani!
Anch’io commento per la prima volta, credo. Ho una bimba di un anno e mezzo e fin qui non mi sembra di aver rinunciato a tanto: usciamo più separati ma un po’ lo facevamo anche prima, a cena fuori andiamo, al cinema anche una volta a settimana grazie alla nonna, quest’estate siamo stati in Turchia ma ci aspetta l’Argentina o il Senegal prima che lei compia due anni e paghi il biglietto intero. Una cosa su tutte mi manca: i miei viaggi di lavoro che assommavano a circa 3 mesi l’anno in giro per il mondo; per ora ho ricominciato con 5 giorni ed è filata liscia liscia. Magari arriverò a un paio di settimane o un mese l’anno in tutto. Ma il lavoro part-time in fondo piace anche a me.
Volevo parlare di mia madre e il mio caro zio, che sono uguali sia fisicamente che di carattere ed interessi. Mia mamma ha avuto me e mio fratello, mio zio nessun figlio perché la sua compagna non ha mai voluto. Ebbene, entrambi hanno continuato a perseguire i loro interessi (la fotografia, i viaggi, la musica): loro magari sono andati un po’ più lontano, noi abbiamo sempre viaggiato in Europa, però alla fin fine ora che hanno 60 anni è lui quello che sente la mancanza di qualcosa.
Il pensiero che ha spinto me però è stato un altro: c’è una vita sola, e quest’esperienza, queste emozioni, non te le può dare nient’altro. Perché rinunciare a una cosa così unica e forte, per quanto impegnativa?
Ciao,
ti leggo quando posso, non ho figli, ma quello che scrivi, quello che mi sembra filtri di te da quello che scrivi, be’, insomma, mi è di grande incoraggiamento. ti ho pensata leggendo (e andando alla presentazione) di questo libro http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=239.197. Mi sembra che il pareggio sia difficile con o senza figli. ma è proprio un risultato auspicabile, quello del pareggio? La contabilità esistenziale ha i suoi limiti…un abbraccio “virtuale”.
“Se è il pareggio quello a cui puntate nella vita, non fate figli, perché non lo raggiungereste mai”. Verissimo, sacrosanto: mettere al mondo un figlio è (dev’essere) un atto altruistico. Nasce una nuova vita, che dopo un po’ prenderà il largo e si allontanerà dai genitori…come è giusto che sia.
Fare un figlio è un atto d’amore: ricambiato, prima o poi? Quanto? Come? Quando? Non ha nessuna importanza, perchè è un amore che deve essere gratuito e non può essere quantificato.
1-0; 1-1; 2-1…meglio non fare partite e meglio perdere il conto dei gol fatti e subiti. Soltanto facendo così si può pensare ai figli come a una vittoria al Totocalcio.
Ciao, Cristiano