La giusta nemesi

Qualcuno si ricorda un’illuminante intervista di parecchi anni fa a Carla Bruni, oggi première dame, chi l’avrebbe mai detto?
Beh in quell’intervista la nostra divina, all’apice della fama come top model, si lamentava più o meno così: “Non ho tempo per spendere tutti i soldi che guadagno”.
Decisamente, risultare simpatica non era un suo obiettivo, allora come oggi.
La frase mi è venuta in mente non certo perché io sia nella sua situazione, magari. Ma perché nei mesi di gravidanza e nell’immediato post partum ho accumulato una quantità indecente di creme, lozioni e fluidi miracolosi anticellulite, antismagliature, antipancia, antiinfiltrante (che peraltro mi sembra più adatto a un idraulico), antirilassamento, ok, avete capito il concetto.
Graditi regali di amici e parenti, sfacciate richieste a chiunque mi chiedeva se avevo bisogno di qualcosa (“Per la bambina ho già tutto ma mi serve una crema rassodante…”), pensierini dei colleghi che lavorano nel reparto beauty: oggi possiedo l’equivalente di un reparto profumeria ammonticchiato tra il bagno e la camera.
E non avendo, ovviamente, neppure il tempo per respirare, capisco il cruccio di Madame Bruni in Sarkozy.

Ho paura di morire grassa senza fare in tempo a spalmarmi tutte le mie creme anti-qualcosa.
Che dramma.

La spiaggia come beauty farm? No, grazie

In questi giorni ho fatto un po’ di vita da spiaggia, per così dire. E mi chiedo: quand’è che la rena si è trasformata in un’immensa beauty farm a cielo aperto?
Che fosse deposito di centinaia di terrificanti, enormi giocattoli galleggianti in gomma dai colori sgargianti (con l’aggravante che la spiaggia libera ligure media è di un metro per due) già lo sapevo. Che venisse scambiata da allegre, numerose e rumorose famigliole per una succursale del campeggio, con tanto di frigobar, ombrelloni, sedie a sdraio e lettino per la nonna, è storia vecchia (con la stessa aggravante di cui sopra).
Ma che ora sia di moda tentare di riparare a un inverno di eccessi e pigrizia davanti alla tv imponendosi sessioni impervie di acquagym in precario equilibrio sulle rocce o, peggio, trattamenti di bellezza solitamente riservati alla discrezione del cubicolo dell’estetista, mi sembra francamente troppo.
Sulla battigia due signore delle dimensioni di orche marine spiaggiate fanno da mezz’ora un peeling artigianale con la poca sabbia a disposizione, su braccia, cosce devastate dalla cellulite e décolleté che ha visto tempi migliori. Quando si alzano per sciacquarsi, sembrano cloni della Cosa dei Fantastici Quattro.
A pochi metri dalla riva, nell’acqua fino al petto, altre due sgambettano furiosamente, gambe a bicicletta e braccia aperte-chiuse nel vano tentativo di tonificare contemporaneamente interno coscia e pettorali.
Niente in confronto alla Camminatrice Indefessa che da questa mattina fa avanti e indietro con l’acqua alle caviglie perché ha letto da qualche parte che il sale del mare “asciuga la ritenzione idrica”. Problema: la lunghezza della spiaggia è sempre quella di cui sopra, per cui la peripatetica della battigia assomiglia di più a un leone in gabbia.
Sull’asciugamano a fianco al mio, una tenera fanciulla sta strizzando con ardore i punti neri sulla schiena del fidanzato. Distolgo lo sguardo schifata per posarlo su una signora che sta adempiendo alla manicure. Non c’è che dire, uno dei pochi vantaggi di una scomodissima spiaggia di ciottoli è quello di evitare uno smalto un po’ granuloso. Purtroppo vicino un’altra massiccia fintabionda con abbronzatura caraibica, piede su una sdraietta di plastica, tronchesino e piglio deciso, sta sistemando le unghie delle estremitàclac, clac, clac.
Raccolgo asciugamano e giornale e quasi fuggo temendo di essere colpita da uno dei residui cheratinici della signora che schizzano lontano alla velocità della luce. Non guardo più nulla perché ho paura di vedere anche qualcuna con le bende linfodrenanti o le gambe nere di fango anticellullite. Poi ci credo che escono articoli stile “In spiaggia non si cucca più, meglio internet“. Vorrei vedere come si fa a rimorchiare una che si sta limando i calli, per dire. O uno con la schiena piena di ponfi perché l’amica ha appena terminato la pulizia della pelle.
Allora.
Smettetela, fatelo a casa vostra. Schifate la gente che vorrebbe prendere il sole tranquilla e in più non serve a nulla. Tutto ciò che avete letto nelle riviste femminili sono balle. Non perdereste un centimetro neppure se steste a mollo da maggio a settembre. Non tonifichereste la ciccia offesa da mangiate pantagrueliche e sieste pomeridiane neanche con sei ore continuative di acquagym. Fate le parole crociate, date retta, che è meglio.

Essere donna oggi (nel mondo)

Prendo a prestito un titolo (storico) di Elio perché ho deciso di fare una mia personalissima (e necessariamente parziale) rassegna stampa fra i mensili femminili di tutto il mondo.
Così, per dare un’occhiata a cosa fanno, cosa pensano e come vivono le donne everywhere.
O almeno, come i media pensano che loro facciano, pensino e vivano (che è un’altra cosa, d’accordo).
Per cui, armata di santa pazienza e di pila di riviste sulla scrivania, tutte del mese in corso ossia giugno, ecco cosa ho scoperto.

Secondo Marie Claire US il posto migliore dove vivere per le donne è la Svezia. Un po’, dicono le intervistate, per via dell’anno di maternity leave, un po’ perché: “Le donne qui sono giudicate per i loro talenti. Se sei brava nel tuo lavoro, arrivi al top in fretta”.
Evviva. Più Svezia per tutte.
Le buone notizie finiscono qui. Il piatto forte del mensile è Men’s sex diaries. Ossia tre uomini che tengono un diario “non censurato” per 30 giorni sul quale scrivono ogni sorta di cosa facciano o pensino relativa al sesso opposto. La struttura è un po’ scontata (dei tre, uno è il monogamo innamorato e fedele, l’altro lo pesudofidanzato farfallone, il terzo il single che ogni-sera-una-diversa.)
Il risultato è che nei tre diari, complessivamente, si parla di 18 donne. Se diamo retta al cliché secondo il quale per ogni uomo ci sono 7 donne, direi che si sono anche contenuti.

Scorrono le pagine e andiamo peggiorando (sembra quasi di sfogliare un vecchio Stop):

“Mio marito era un disgraziato ma io non lo sapevo”.
Il titolo (la traduzione libera è mia, of course) campeggia inquietante. Il testo racconta tre storie di donne ingannate, sposate senza saperlo con :

1 un pedofilo

2 un gay con l’aids che lo ha trasmesso alla moglie di proposito
(Frase clou della testimonianza: “Gli chiesi: hai un’altra donna?” Lui rispose: “Non c’è nessuna altra nella mia vita.”
A modo suo, era sincero.)

3 aveva rapinato una banca

Per tirarsi su il morale, c’è anche una guida agli addominali perfetti, così en passant.

Passiamo a Elle UK.
In copertina c’è Evangeline Lilly, la Kate Austen di Lost.
A giugno il numero strilla in copertina: The body issue. Ossia, consigli per pancia più piatta, cosce senza cellulite e un sedere più sexy. E poi 62 pagine di summer fashion.

La body issue è, come da copione, terribilmente ansiogena. La chiudo dopo aver letto “Dritte per riscoprire lo spazio fra le cosce”, inteso ovviamente nel senso di “buco” che dovrebbe esserci (al posto delle ciccia) fra le due gambe tenute dritte e chiuse (Non vale se dovuto a gambe irrimediabilmente storte).
Per il resto, c’è una storiella di amore lesbico, tutti i look di Kate Moss e i costumi da bagno per mimetizzare i difetti fisici. (Tipo, se non sei la Kate Moss di cui sopra, evita il bikini modello filo interdentale).

(Segue a breve…)