Tag Archive for 'lavoro'

E’ bello tornare a casa. Ogni tanto

Primi di ottobre, clima splendido, molto lavoro arretrato. Faccio armi e bagagli e parto con la bimba e il computer per il mare. Win win situation: sole, aria buona e babysitteraggio no limits della nonna, con buone probabilità che io riesca così a terminare il mio lavoro, visto che ci sarà qualcun’altra a intrattenere la cucciola.
Detto fatto, la nonna s’installa nella casa al mare per passare un po’ di tempo con la nipote, io a testa bassa sul computer, ma va bene così.
Tarda sera, interno casa, pupa che dorme il sonno dei giusti, tv accesa, io che pesto sui tasti. La mamma finge di essere interessata a me, quando è palese che, da 21 mesi a questa parte, il suo unico interesse è mia figlia. Ma è giusto così. Se non altro ci prova.

“Che fai?”
“Lavoro a un articolo sul sesso: sex toys, lingerie, novità eccetera”.
“Cioè?”
“Beh, al momento sto scrivendo una mail a una boulangerie parigina per chiedere delle foto in alta risoluzione di belini fatti di pane”.
“Ah. (lunga pausa). E la scrivi in francese?”
“Sì, perché? Vuoi sapere come ho tradotto belini?”
“No, no. Beh, è bello che usi ancora il francese per lavoro”.
“In che senso, scusa?”
“No, è che penso a quanto ti piaceva studiare il francese all’università. Com’eri brava. La lingua, la letteratura, la civilisation. Ti ricordi? Quanti esami abbiamo ripassato insieme. Baudelaire, Verlaine, e poi il Cyrano, e la letteratura femminista degli anni 70 e…”
“E quindi?”
“Quindi niente, ripeto, è bello che dopo averlo studiato tanto, tu lo usi ancora per lavoro. Che scrivi le mail in francese, ecco. Solo questo”.
“Mamma, io sono certa che tu voglia dirmi qualcos’altro, ma sono altrettanto sicura di non volerlo sentire”.
“Ti lascio lavorare, che è tardi”
“Ecco”.

Tags: famiglia, lavoro

Salvatemi dal social notworking

Social notworking è un neologismo (non nuovissimo, per la verità; attestato già nel lontano 2007) che mi piace molto. E’ chiaro, intuitivo, a suo modo geniale.
Mi piace perché esprime perfettamente la mia condizione attuale. Pur frequentando “solo” Facebook (non twittero e faccio rapide e sporadiche apparizioni su Friendfeed; aNobii è un piccolo piacere che mi porta via poco tempo) faccio sempre più fatica a concentrarmi sul mio lavoro. Con ogni probabilità, lavorare da casa non aiuta: non ho persone che sbirciano sul monitor, capi isterici, riunioni infinite e posso gestire il mio tempo. Il che significa però, purtroppo, che di tempo non ne ho più e che il concetto di lavoro liquido diventa lavoro infinito: computer sempre acceso, sera, weekend, non stacco mai. Perché, fondamentalmente, perdo valanghe di tempo. Non mi viene l’attacco per un pezzo? Vado a vedere cosa si dice su Facebook. Non trovo un sinonimo per quella parola che ho già utilizzato tre volte in due paragrafi? Rispondo a un commento sul blog. Non mi arrivano le foto giuste? Controllo per l’ennesima volta la mail.
Ma se prima, appunto, c’era solo la mail a distrarmi, adesso c’è tutto un mondo di social ne(o)tworking a frantumare la mia concentrazione. Il mio attention span ormai è ridotto a pochi secondi, poi passo ad altro, senza mai approfondire, studiare, comprendere a fondo. Il multitasking è diventato una poltiglia informe. Leggo i blog via feed (spesso solo i titoli dei post), non commento praticamente più (e noto che quasi tutti i blog stanno soffrendo di un calo dei commenti generalizzato, proprio perché ogni post è parcellizzato su mille applicazioni diverse), spesso mi limito a un generico “Like” su Fb. Proprio il blog, che in Italia fuori da una ristretta cerchia è ancora strumento sconosciuto ai più, appare già vecchio, lento, ingessato. E questa continua ricerca di velocità e contatto mordi e fuggi mi spaventa un po’.
So perfettamente che non è “colpa” delle applicazioni, come un certo giornalismo continua a suggerire; sarebbe simile a puntare il dito sull’esistenza dei tabaccai per giustificare il mio vizio del fumo. E’ voglia di cazzeggio, ansia di velocità, voyeurismo globale, incapacità di focalizzarsi.
Ma sempre più spesso, per finire un lavoro urgente sono costretta a staccare la connessione internet, come per tenere sotto controllo una dipendenza che altrimenti mi sfuggirebbe di mano.

Tags: blog, facebook, friendfeed, lavoro, social networking, web, web 2.0

Quando

Quando cambia la stagione, ma tu te ne accorgi solo dal logo di Google.
Quando hai fatto una figlia ma la vedi solo dieci minuti alla sera, prima che si addormenti.
Quando non hai più tempo di telefonare a un’amica.
Quando nel frigo c’è il vuoto pneumatico da settimane.
Quando tua madre ti viene a trovare e tu a malapena la saluti.
Quando crolli sul divano alle dieci di sera sopra il libro che tenti di leggere da settimane.
Quando il tempo per te si riduce a una doccia a mezzanotte.
Quando le tue giornate si assomigliano pericolosamente e sembrano tutte un’unica lunga ora di lavoro.
Quando non ti piace per niente la persona che sei diventata.
Quando vivi per arrivare al weekend e la domenica sera ti prende l’angoscia.

Allora forse è il momento di cambiare vita.

Tags: famiglia, lavoro, maternità e lavoro, scelte di vita