Il comodino dei libri di febbraio e marzo

Tenete presente che sono in ritardo di un mese circa e che ormai questa pila che vedete è stata sostituita da un’altra, altrettanto torreggiante. E che ho ancora indietro il comodino dei libri per i bambini. Ma siccome in questo mucchio ci sono molto libri belli e almeno due meravigliosi, ci tengo a parlarne, anche se al volo.

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Iniziamo da Trieste. Città meravigliosa scoperta tardivamente (a novembre, grazie alla mia docenza all’Università Sissa), della quale mi sono innamorata all’istante. In un ristorante (buono) ho scoperto Tre giorni a Trieste, guida double face: da una parte, gli itinerari della Trieste di oggi. Se lo capovolgi, una guida del 1858, con font e immagini d’epoca. Delizioso. Mi ha tenuto compagnia nell’ultimo viaggio a Trieste anche Finn’s Hotel, raccolta di racconti di Joyce illustrata dal fumettista Casey Sorrow. Come si scrive negli annunci immobiliari? “Per amatori.” Ecco, io ho amato molto. Chiude la triade triestina Covacich con Trieste sottosopra. Una guida poetica e sorprendente; nella quarta dice che vi farà scoprire una Trieste quasi carioca ed è vero. Bello e utilissimo.
Proseguiamo con le Selected stories della Munro. In inglese fanno quasi paura, perché se pensi alla potenza già in traduzione, nella sua lingua la Munro scarnifica. Non scarnifica ma segna – positivamente – la Byatt che devo alla stessa amica di Covacich. Prima le Tre storie fantastiche (la seconda e la terza sono adatte anche da leggere ai bimbi, garantito), poi il capolavoro Possessione. Mi dicono che in lingua originale è molto difficile da leggere, comunque queste traduzioni sono ottime.
E arriviamo al capolavoro dei capolavori, Stoner. ne avrete giù sentito parlare in tutte le salse, ecco, se leggete giudizi entusiasti, credeteci. È da quando ho letto Le correzioni che un romanzo non mi faceva così male. Leva la pelle. Quindi, nella mia scala di giudizi, è magnifico.
Inventare Twitter di Bilton l’ho letto anche e per parlarne alla Social Media Week. Stupisce il piglio romanzesco con il quale Bilton, peraltro eccellente e documentato giornalista, ricostruisce la storia dei fondatori di Twitter. Colpi di scena, lotte intestine, cattiveria pura. Parla di tutti noi, direi.
Il mio gatto ha sempre ragione è stata un a pausa divertente in un comodino intenso. È l’opera prima di Kwon Yoonjoo della quale avevo già letto il secondo, Il mio gatto, io e il senso della vita (comodino di Natale). Imprescindibile, per gattari veri.
Meraviglioso La storia di un matrimonio, un libro sorprendente dove nulla, nulla è come sembra. Capolvgimenti continui ti tendono incollata fino all’ultima pagina. Un trattato universale sull’amore, coniugale e non.
In Salter speravo di trovare un altro Stoner, per intensità. L’ho trovato per maestria di scrittura, frasi cesellate, un’opera di scultura costante volta a togliere il superfluo. Meno a livello di narrazione. Anche se la storia è molto intrigante, ma dopo Stoner è stato difficile fare “wow”.
Infine, alla base, un libro tattile e visivo, che è un piacere sfogliare. L’Atlante delle isole remote sul mio comodino ci starà per un bel po’. Fa sognare come sognava Salgari, come sognavamo da bambini, come bisognerebbe ancora e sempre sognare.

Il comodino dei libri per Natale

Operazione regali di Natale: “Meglio un buon libro”. Via, partiamo, sono già in ritardo. Fra l’altro, le pile sono sempre più alte e le foto sempre più sfocate. Chiedo venia.

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Minuti scritti. Da donne intelligenti, esercizi intelligenti. Fermamente convinta che non si insegna a scrivere, si insegna, semmai, a ordinare i pensieri e a rispettare le parole, ho amato molto gli esercizi di scrittura creativa proposti da Annamaria Testa, della quale parlo anche qui. Per creativi un po’ pigri.
Simona Siri scrive bene, è simpatica, è ligure, è un’amica ed è afflitta dal mio stesso problema (“Ma che problema! E’ una fortuna!” “Provaci tu a infilarti in una camicetta sciancrata senza che i bottoni esplodano, poi mi dici”). Vogliamo la favola è la storia della nostra educazione sentimentale – sì, anche quella che arriva da Candy Candy – nostra nel senso di noiquarantenni, ma è piaciuto molto anche a un’amica trentenne. Per un’amica simpatica. Per un’amica single. Per un’amica mamma che (ri)guarda i cartoni con la scusa: sailabambina.
A un’altra amica che lavora per Codice avevo chiesto Frank Rose. Immersi nelle storie è imprescindibile per chi vive sul web, si occupa di editoria o anche solo ama leggere e osservare l’evoluzione della scrittura. Ora, non vorrei dire la parola che ho votato tra quelle più insopportabili del 2013. Però si tratta anche di quello: storytelling.
Poi l’amica gentilmente ha aggiunto Come leggere uno scrittore, che devo ancora aprire ma mi incuriosisce molto e fa il paio idealmente, con i ricordi di Irene Bignardi di cui parlavo nello scorso comodino. Entrambi: per amici lettori forti e appassionati (avercene).
Con Cristina De Stefano ho lavorato parecchi anni fa a Elle. Poi lei è andata a Parigi (beata) e ne avevo perse le tracce. La ritrovo in questa biografia documentata, scritta benissimo, affettuosa e calda. Chi pensa che sulla Fallaci sia già stato scritto tutto, si ricreda, ora, subito. Per aspiranti, più che giornaliste, donne, più che donne, persone.
La Munro perché il Nobel, perché ho aspettato troppo per leggerla (non il Nobel, ma quasi, confesso), perché adoro le short stories, perché sono natalofobica e sotto le feste ho voglia di qualcosa di tagliente. Per l’amica persa tra lavorocasafiglimarito. Per chi è ingenuo o lo fa.
La nuova, magnifica edizione di Furore vale anche solo da tenere lì e guardare e sfogliare e ammirare e accarezzare le pagine volutamente ruvide e irregolari. Oppure, certo, da regalare. Per amici che cercano nuovi orizzonti. O per chi non l’ha mai letto. Ma voi non conoscete nessuno che, vero?
Carofiglio l’ho incontrato a Milano, perché ho collaborato all’organizzazione di un suo incontro con alcuni blogger. Posso dire che prima lo giudicavo antipatico? Ecco, mi sbagliavo. E’ stato affascinante e incantatore. E questo libro l’ho letto ancora più volentieri dopo averlo sentito raccontare da lui, con tutti i dettagli sulle scelte stilistiche e la genesi dei personaggi. Per gli amici del liceo, per quelli sportivi, per gli amanti della Puglia (un po’ tutti, credo).
Alice di Salvatore Mannuzzu è sul comodino perché me l’ha prestato un amico dicendomi devi assolutamente leggerlo (che è una delle cose più belle che un amico ti possa dire, credo) e io colpevolmente ancora non l’ho letto e quindi almeno faccio vedere che è in coda di lettura e mi scuso eccetera. Ma siccome mi fido molto dell’amico, lo consiglio anche a voi. Per un amico al quale pensate e volete dire: Questo devi assolutamente leggerlo.
L’ultimo di Chiara Gamberale mi ha incuriosito per due motivi: il primo è il concetto di cambiamento da introdurre nella vita anche solo “Per dieci minuti” al giorno. E chi non vuole provare a cambiare qualcosa, soprattutto in queste settimane di bilanci e buoni propositi? Il secondo è perché di suo non ho mai letto niente ed è un buon momento per iniziare. Per un’amica che vuole cambiare un pezzettino della sua vita o la sua vita un pezzettino alla volta.
Il mio gatto, io e il senso della vita e Come capire se il tuo gatto sta cercando di ucciderti sono stati due graditi regali, uno da parte di un ufficio stampa attento al mio essere gattara, l’altro da un’amica gattara (what else?). Servono altre parole? Bellissimi, teneri, divertenti entrambi. Per amici gattari. Per vincere facile sull’internet dei gattini.
Ancora orfana del Tango della vecchia guardia, sto cercando di ritrovare quella magia in un altro Pérez-Reverte, La tavola fiamminga. Non parla di tango, ahimè, ma mi è stato caldamente consigliato da chi conosce l’autore molto meglio di me. Speriamo non mi deluda, però, ché ho bisogno di emozioni. Per chi vuole evadere. Da qualunque posto.
Infine, il libro dei libri dei libri dei libri. Il Codex Seraphinianus. Non ne sapete niente? Sappiate solo che è la cosa più bella sulla quale avrete messo gli occhi. La cosa più bella di carta, d’accordo. E che lo stesso autore, raccontandone la genesi, dice di averlo creato come in trance. Grazie a una gatta che s’infilava ogni sera nella sua mansarda e si addormentava sulle sue spalle mentre lui scriveva in una lingua sconosciuta (ma perfetta) e disegnava oggetti e animali fantastici. Dice che glieli suggeriva la gatta. E tout se tient. Per bibliofili. Per quelli che l’odore della carta. Per gattari (di nuovo, sì).

Prossimo post: I libri di Natale per i bambini. A presto.

Nel mondo delle fiabe con Bettelheim

Mamma, ma noi non possiamo entrare nel libro e cambiare la storia, vero?

La frase, pronunciata dalla vocina della mia quattrenne durante la lettura del Pesciolino d’oro di Puskin è arrivata alla fine di un’estenuante botta e risposta (sì: le femmine parlano tanto) del quale vi riporto solo le ultime battute.
“Mamma, ma che moglie cattiva ha il pescatore”
“Eh sì”.
“Mamma, ma perché ha sposato una donna così cattiva?”
“Perché le persone a volte sbagliano. Avrebbe dovuto scegliere una persona migliore”.

E qui è arrivata la frase citata in apertura. Lapidaria, definitiva.
Per farmi capire, ancora una volta, che i bambini, anche molto piccoli, conoscono perfettamente i confini tra fiction e non fiction. Tra storia narrata e realtà, tra libro e vita vera. Continue reading