Faber se n’è andato da dieci anni e io ricordo e ricorderò sempre dov’ero quando venni a sapere della sua morte. Un po’ come per l’assassinio di Kennedy e le Torri Gemelle, e se il paragone sembra irriguardoso ai più, chissenefrega.
Quest’anno si attendono grandi celebrazioni: una mostra che mi dicono bellissima a Genova, trasmissioni tv, l’ennesimo cd, gli ennesimi libri, l’ennesima replica de la Storia siamo noi, ospite Dori Ghezzi.
Io farò tutto. Ho già rivisto la trasmissione di Minoli e mi sono di nuovo commossa quando Dori Ghezzi ha detto che vorrebbe averlo accanto per altri 25 anni. Andrò alla mostra di Genova, guarderò la trasmissione-omaggio di Fazio, pur tollerandolo poco, sfoglierò l’ultimo (solo in ordine di tempo, credo) libro, Evaporati in una nuvola rock, racconto dello storico tour con la Pfm, intriso di whisky, aneddoti, autocelebrazione, canne e polemiche. Leggerò l’ennesimo articolo commemorativo, ripercorrerò le tappe del rapimento in Sardegna, la genesi di Creuza de Ma, scoprirò pure che era controllato dai servizi segreti, e sai la novità .
E poi spero che cali un po’ di salutare silenzio.
So di passare per la solita genovese stundaia* e abbonata al mugugno. Ma non è ora di basta?
Certo, come per molti artisti, anche la fama di De André è cresciuta esponenzialmente dopo la morte. Per dire, quando da ragazzina lo ascoltavo io, a Genova, la maggior parte dei miei amici quasi non sapeva chi fosse. D’accordo, ho avuto la sfortuna di essere adolescente negli anni 80. Però ora è una valanga, una massa, una commemorazione continua. Tutti che fanno a gara a raccontare un aneddoto, un pezzetto di vita, a sgomitare per dimostrare di averlo conosciuto, a millantare amicizie decennali, a sparlarne ma con affetto, eh, ci mancherebbe.
E per un personaggio così schivo, così ligure, così ombroso, i cui passaggi in tv si contano sulle dita di una mano, non è un po’ troppo? Film di dubbia qualità , fluviali biografie autorizzate e non, libri di fotografie (ma Guido Harari, avrà fatto qualcos’altro nella vita, oltre a fotografare De André, o no?), fondazioni, corsi di laurea. Io non ho mai avuto il piacere di conoscerlo; ho avuto l’occasione una volta e ho rinunciato, perché i miti si spiano da lontano, non si devono conoscere mai. Però ho il sospetto che tutto questo non rientrasse nel suo carattere, nei suoi desideri. Credo avrebbe desiderato che a parlare fossero le sue canzoni, quelle vere, e non l’ennesima edizione rimasterizzata in cofanetto deluxe.
Forse è solo che vorrei conservare il mio De André personale, che ha scandito la mia vita e ora si traduce in ninna nanne a mezza bocca mormorate per Beatrice.
Forse è solo che sono un po’ gelosa.
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*E’ stundaio chi presenta un “Atteggiamento tipico di orgoglio e timidezza, misto a diffidenza. La pratica quotidiana del mugugno, un certo complesso di inferiorità nei confronti dell’altro, bilanciato dal senso di superiorità morale”, nella definizione di Eugenio Montale.