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Milano e la settimana della moda

Esco di rado e mi diverto ancora meno.

Disclaimer: chi non ama i post entusiastici, non legga. Gli altri lo filtrino attraverso la frase citata sopra, titolo opportunamente modificato di una canzone scritta tempo fa dal marito di un giudice di X-Factor.

Sono andata a trovare le ragazze di Donnamoderna.com che stanno seguendo le sfilate dalla loro Temporary Newsroom di via Durini 15 (passateci: vi truccano, vi offrono caffè e brioche e vi spiegano come funziona il sito. Vabbè, trucco e caffè accettateli, se del sito non ve ne frega niente potete sempre dire “certo, certo” e fuggire con la scusa dello shopping).pollinicoca
Insomma, c’era Milano come sempre incasinata per le sfilate, ma siccome era mattino, un po’ meno caotica del solito. C’era il sole e la gente pareva quasi meno incazzata del normale. Poi, visto che per superlavoro e altro non metto il naso fuori da Segrate da un po’, vedi citazione in alto, mi è piaciuto tutto. Le vetrine, le megabottiglie di Cocacola in Corso Vittorio Emanuele, gli artisti di strada con palme e banane per Camper, quelli con l’ombrello e impermeabile per Diesel, le sobrie scarpe (e stivali) di Pollini con tacco scultura turchese, le professioniste della moda che sciamano da e per le sfilate caracollando sul pavé con tacco 12 e vestitino nerolucido alle 11 del mattino, che se ne incontri tre insieme ti sembra Halloween in anticipo, e ovviamente gli stivali blu di Tod’s davanti ai quali (sono in vetrina, maledettiloro) ho sbavato per i soliti 5 minuti prima di andarmene per paura della security.

Poi sono andata all’Oasi delle farfalle con mia figlia, abbiamo raccolto le castagne di ippocastano contro l’influenza e i malanni di stagione e l’ho pure portata sul trenino. Perché di glamour ne avevo avuto abbastanza e noi donne di oggi abbiamo mille sfaccettature, che diamine.

Tags: milano, sfilate

Vintage anni 80, aiuto

Doveva arrivare anche per me. Per me che sono sempre stata la più giovane nella famiglia allargata, la più giovane nel mio gruppo di amici.
E invece ora, chiaro segno di senescenza, vedo riproporre come vintage la moda dei famigerati anni 80. La decade in cui sono passata dagli 8 ai 18 anni.
Solo adesso capisco gli occhi al cielo, lo sbuffare di mia madre, il “che palle” detto quando si vedeva sfilare davanti agli occhi come “rivisitazioni” i pantaloni a zampa, il look hippy anni 70 e a seguire i vestitini geometrici, le mini con stivale, l’optical e i cappottini smilzi anni 60.
Lo capisco e lo condivido perché dal 1980 al 1989 quegli orrori che rivedo in passerella, rivisitati, come si usa dire, ma sempre orrori, li ho indossati tutti. Nel mio guardaroba sono passate decine di Superga colorate, giacche a uovo, calzini bianchi corti da Michael Jackson, giacche bianche o lucide, pizzi, trine, quintali di bigiotteria, fioccone in testa e fuseaux (sì, si chiamavano fuseaux. No, leggings non si usava) stile Madonna in Cercasi Susan disperatamente. Ho imparato a truccarmi con matitoni azzurri, verdi e viola sbrilluccicanti di glitter, fard rosa e rossetto fucsia. Gli stessi colori che campeggiano oggi in tutti i servizi di makeup. Pure i capelli strinati avevo, e del tutto naturali: bastavano i canonici due mesi di mare a farli diventare di un bel biondo stopposo paglierino che neppure Miss Ciccone poteva vantare.
Per fortuna non avevo l’età per il power dress (leggi, tailleur da donna in carriera con spalle simili a quelle della Cosa ne I Fantastici Quattro) né per le gonne superaderenti in pelle. Però ho posseduto svariati maglioni e giacche con le spalline, che eliminavo regolarmente: provate voi a praticare regolarmente il nuoto e poi aggiungere alle vostre esili spallucce da stileliberista pure il rinforzo in gommapiuma.
Ho avuto il periodo dark, quello New Wave e, ebbene sì, ho pure girato con calze di pizzo, fiocco Naj Oleari, Timberland e jeans corti alla caviglia modello “ho l’acqua in casa”.
Ora, al solo sentir parlare di ritorno degli anni 80 mi vengono i brividi. Sarà che quella moda era davvero orrenda come ricordo o solo che, quando l’hai vissuta in prima persona, ritrovarla ti stomaca?

O sarà molto più semplicemente che vederla già tornare ti costringe ad accettare una triste realtà, tipo: hai già pensato che, se la moda dei tuoi 16-18 anni è già vintage, pure tu non scherzi?

Tags: anni 80, madonna, moda, naj oleari, sfilate, vintage

Sfilate di Milano: meglio cadere o andare scalza?

Riemergo a fatica dalla settimana (ne manca ancora metà, lo so) della moda di Milano.
Il bello è che mentre la città va alle sfilate, cerca gli inviti per le feste più trendy, si rovina il fegato a suon di prosecchini e happy hour, noi siamo qui, nelle desolate lande padane, a caricare a cottimo video e fotografie e tutto quello che vediamo dalle passerelle sono le foto sparate in tempo reale sul server.
Come si dice, andremo in paradiso. Forse.
Comunque quello che può interessare a una shoeaholic come me, a parte il proliferare dei tronchetti che, ovviamente, acquisterò anche se taglierebbero le gambe di Gwyneth Paltrow quando si è presentata col microabito in pizzo, è segnalare le disavventure di due modelle in lotta con i tacchi (sollievo: proprio come noi, donne comuni).
Da Coveri, nel dubbio, anziché avanzare su una passerella rossa e lucida che sembrava appena tirata con la cera, presumibilmente più scivolosa di una lastra di ghiaccio, la modella ha preferito proseguire scalza

Da Prada, forse terrorizzata dalla reazione della signora Miuccia a tanta insubordinazione (non la conosco, purtroppo, ma mi sembra una tipa incazzosetta anzicheno) la povera mannequin è rotolata sulla passerella con tanto di culata finale

Io probabilmente le avrei tolte. Anche se è difficile, quando caraccoli sui tacchi dal 10 in su, accorgersi di quando arriva il punto di non ritorno…

Tags: modelle, prada, scarpe, sfilate, tacchi




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