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I colori dello shopping

Non ho mai comprato nulla di verde. Intendo, maglie, vestiti, pantoloni eccetera. Forse tormentata inconsciamente dall’adagio della nonna (Chi di verde si veste di sua beltà si fida, e io non mi fido proprio per niente), forse perché non mi piaceva oppure o sempre pensato che non mi donasse granché.
Però quest’anno (già dall’anno scorso, a dire il vero), va di moda, è trendy, invade le vetrine con un curioso effetto viola, solo che è verde.
E ovviamente, avendo la personalità shopaholic di una pecora al pascolo (verde), ho acquistato due maglie, una borsa, un abito e sto riflettendo su un paio di scarpe.
A me, lo ammetto, succede sempre così. Quando vedo un colore invadere le vetrine, che mi piaccia già (come il viola e il blu) o che mi sia stato fino a quel momento del tutto indifferente se non sgradito, ecco, improvvisamente inizia a piacermi e penso che se non avrò un dolcevita color foglia ne morirò, come le rape per quella disgraziata della madre di Raperonzolo.
Finora non ci sono risuciti solo con il beige (che con i miei colori sarebbe come dire, eccomi, non importa quanti strati di fondotintafardcorrettore ho spalmato sulla faccia, sembro morta,  e il giallo, per lo stesso identico motivo). Non che non sia in buona compagnia: nei due anni scorsi, quelli del viola, bastava un giro in centro o due fermate in metropolitana per galleggiare in un universo monocromo di nuance dal paramento funebre al glicine passando per il lilla.
L’unica donna che riesce a fregarsene è la mia amica Roberta. Impermeabile a ogni moda, refrattaria a ogni suggerimento degli stilisti, procede sicura ignorando gli ammiccamenti delle vetrine e continua a vestirsi con i colori che ama (se fate shopping con lei, preparatevi a girare tre volte tutta Genova alla ricerca di un golfino fucsia quando l’ultimo messo in commercio risale agli anni 80, quelli veri e non questa specie di revival inquietante al quale stiamo assistendo). Non ho mai capito se lo fa apposta, ma ogni stagione lancia un suo colore che è in chiaro disaccordo con quelli che trovate in vetrina. E buon per lei, probabilmente, a parte il fatto che andare controcorrente di questi tempi non è contemplato e quindi difficilmente trova quello che cerca.
Invece io trovo ovviamente molto più di quel che mi serve e adesso ho l’armadio pieno di tutte le nuance del verde: pisello, petrolio, militare, oliva e ho appena fatto pubblica ammenda.
E voi dei colori “di moda” ve ne fregate oppure, a forza di vederli, esattamente come quelle canzoni che non vi convincevano ma poi sentendole e risentendole quasi quasi vi piacciono, correte a rifarvi il guardaroba in nuance pensando come avete potuto finora fare a meno di una camicia smeraldo?
No, ci tengo, siate sinceri: so di non essere sola.

Tags: colori, moda, shopaholic, shopping, verde

I customer care che funzionano sono come gli alcolisti anonimi

Non che io abbia bisogno di incoraggiamento per fare shopping, tutt’altro.
Però a volte (e non solo a Genova) ti trovi in negozi di abbigliamento in cui i commessi fanno a gara a essere cafoni, frettolosi, disinteressati e a sbatterti fuori il più velocemente possibile, possibilmente senza farti comprare nulla.
La stessa cosa capita con lo shopping online: ci sono customer care palesemente inadeguati, che rispondono dopo giorni (if any) con messaggi precostituiti e non personalizzati, e ti fanno dare ragione tout court a quelli che dicono “lo shopping online è freddo e impersonale”. Poi, ci sono quelli come Net à Porter.
Che, non paghi di farti brasare la carta di credito anche quando nevica come a Cortina e non puoi uscire, ti coccolano pure. Fanno gli amici. Ammiccano. Ti fanno capire che non sei sola nel tuo delirio consumistico. Fungono da riunione degli Alcolisti Anonimi, stile:

“Sono Barbara, sono una shopaholic, sono disperata perché avete venduto l’ultimo paio numero 36 di sandali Chloé turchese che mi piacevano moderatamente, avrei messo solo una volta, ma ora che non ci sono più li devo  disperatamente avere”
“Ciao Barbara; tranquilla, sei fra amici. Noi siamo qui per capirti”.

Insomma, non ho trovato le scarpe che cercavo e ho scritto al Fashion editor, nientemeno. Il quale mi ha risposto con una deliziosa mail personalizzata che diceva, traduco liberamente:
“Cara Barbara, anche noi adoriamo questi sandali! (segue foto dei sandali: fitta di dolore). Purtroppo sono così belli e hanno riscosso un tale successo che il tuo numero non c’è più. (Seconda fitta, ancora più dolorosa). Però continua a visitare le nostre pagine; qualche cliente potrebbe mandarne indietro un paio proprio del tuo numero”. (Sì, e le favole esistono. Comunque, ho bookmarkato la pagina e ho passato due giorni a fare refresh. Non si sa mai).

Insomma, geniali: non mi hanno fatto sentire una pazza shoeaholic, hanno capito il mio dramma, parzialmente lenito il mio dolore mi hanno fatto venire voglia di comprare qualcos’altro. Bingo.
Per chi fa shopping online: meditate.

Tags: customer care, netaporter, shoeaholic, shopping, shopping online

Ho paura di finire così

Gb, anziana malata di shopping muore sepolta dai suoi acquisti
Due giorni di lavoro per rimuovere la roba e trovare il cadavere di una pensionata di 77 anni travolta nel suo bungalow dagli oggetti che aveva accumulato per la sua mania di comprare

Tags: shopping, shopping compulsivo




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