Come gli assassini che ritornano sul luogo del delitto, ieri sera ho rizappato su Sanremo. Era il seratone “big più ospite”.
In ordine sparso:
La Hunziker con i capelli sciolti è di una bellezza abbagliante. Scenetta ripetuta alla nausea sulle 500 rose rosse che un anonimo le ha mandato in camerino. Fegato a pezzi della maggioranza delle donne all’ascolto che tutti quei fiori non li vedrà mai, vivesse tre vite.
Ho perso Cammariere con Cristicchi ma mi sono rifatta al Dopofestival , dove Cristicchi è stato protagonista assoluto.
Ho perso anche Milva con Ruggeri ma meno male, se no credevo di stare guardando ancora Il Bivio con ospite un vecchio trans canterino.
Ho perso anche Silvestri ma di nuovo meno male visto che la Paranza si candida a diventare mio personale tormentone, (non solo mio, a quanto leggo) per cui meno la sento, meglio è.
Il primo che ho visto arrivare è stata, inequivocabilmente, la vecchia zia di Zarrillo, accompagnata dalla vecchia zia di Concato. Le due anziane signore si sono esibite in un pezzo strappalacrime su un cinquantenne che perde il lavoro (la solita gerontocrazia).
Incipit sussurrato dalla zia di Concato: “E pensare di poter cambiar mestiere…” Ecco, bravo.
Il turpiloquio, cifra distintiva di questo festival, vedi Milva e Silvestri, ha coinvolto anche l’educatissimo cantore della Domenica Bestiale: “Dare quel che resta del mio culo per campare”. Suggerirei un consulto sul precariato con la dottoressa Dania.
Dalla naftalina hanno tirato fuori anche Ami Stewart (naftalina di ottima marca, comunque: si è conservata piuttosto bene) che canta con Mazzucchetti. Il quale è di uno strabismo imbarazzante, ma visto che ha la Hunziker a sinistra e la Stewart a destra ed è a livello tette di entrambe, quasi quasi è un plus. Grande sfoggio di voci da parte di entrambi, viene giù l’Ariston. Ma solo a me il loro pezzo ricorda La Vie en Rose?
Segue imbarazzante scenetta con Mango, sempre più color terracotta, per presentare la di lui moglie, la quale dimostra che il falsetto è affare di famiglia.
Nel frattempo passa il mio compagno che attraversa la sala per bagnare i fiori:
“Chi è quella?”
“La moglie di Mango”
“Ma come, non era gay?”
“Eh si vede di no”
“Impossibile”
e se ne esce sussiegoso con tanto di annaffiatoio.
Il “pus alle orecchie” citato dalla Hunziker (voleva essere un complimento per dire ai Velvet quanto avesse ascoltato la loro canzone) mi ha rovesciato lo stomaco per una buona mezz’ora.
Baudo mentre prendeva tempo per l’esibizione dei Velvet è riuscito in un’impresa improba: far sembrare intelligente quello delle Vibrazioni (Vibrazioni perché fate il vibrato?” se n’è uscito. Mi chiedo perché lui non ha controdomandato: “Pippo perché ti fai le pippe?” Io l’avrei fatto).
Albano che ovviamente non voleva dividere il palcoscenico con nessuno ha chiamato un coro che stesse 10 passi buoni indietro. Meno male perché quando alla fine si sono avvicinati, lui piccolo e nero in mezzo ai coristi alti e bianchi per scelta sembrava uno scarafaggio.
La Ruggiero a cappella con gli alpini mi è piaciuta un sacco, anche se qualcuno dovrebbe spiegarle il concetto di makeup.
La Salgueiro con gli Stadio è sempre brava, anche se la preferisco con i Madredeus, ovviamente. Peccato abbia equivocato il concetto di lbt (little black dress) e si presenti con un abituccio troppo scollato e corto che fa l’effetto “l’ho comprato al mercatino” o “me l’ha prestato la mia amica magra”.
Dopo un orrido skecth con un finto Califano, arrivano Amalia Gré più Biondi. L’effetto ottico è devastante, lei canta tipo trance medianica, lui con quella voce può cantare ciò che vuole, signora mia.
Sull’ospitata con il Ricky Martin dei poveri, Miguel Angel Munoz, zappo sul GF per vedere l’uscita di Gabriele, quello con i capelli a scodella. Ma quanti sono quest’anno nella casa? La metà di mille?
Rizappo su Nelly Furtado che in mezzo agli Zero Assoluto sembra la cugina bella a un matrimonio in mezzo ai due parenti bambascioni. Manca il boquet per lei e Baudo dopo aver corso per mezzo palcoscenico le mette in mano una corona da morto strappata dalla scenografia.
Chiudo, devastata, sull’esibizione di Tosca, con una preghiera: quei pezzi lì, se li lascia fare a Capossela, magari è meglio.