Di 2007 in 2008

L’anno della violenza sulle donne. Ancora, sempre più feroce, sempre di più.
L’anno di Grazia.
L’anno che ha portato via Kapuscinski. E Biagi.
L’anno del ritorno a Londra dopo sei anni.
L’anno di Parigi (e di Ségolène).
L’anno che ho perso lo ZenaCamp.
L’anno che “Smettere ti fa bella“.
L’anno che ho visto il Festival di Sanremo.
L’anno che sono salita sul Duomo di Milano.
L’anno dello Space clearing della scarpiera.
L’anno di Sorelle d’Italia. E di Donna è Web.
L’anno in cui ho scoperto chi è Gabriel Pontello.
Un altro anno di shopping.
L’anno in cui ho tentato (inutilmente) di cambiare casa.
L’anno dell’Honduras (ovvero, partire in due e tornare in tre…)
L’anno del galateo.
L’anno in cui ho condiviso la segretissima ricetta del pesto di mia mamma.
L’anno delle Canarie.
L’anno di Valencia.
L’anno in cui ho fatto la dog-sitter.
L’anno dei gatti della mia vita.
L’anno della Turchia.
L’anno della Notte Bianca a Genova.
L’anno del mezzo del cammin di nostra vita.
E, ovviamente, l’anno della pancia a sorpresa.

In attesa di vedere cosa ci riserverà il prossimo, non dimenticate di fare il magico Rito di Capodanno.
E auguri a tutti. (A breve, l’Oroscopo del 2008. Stay tuned).

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Attenzione: nei commenti Pam propone una variante al rito di Capodanno. Vedete voi e poi fatemi sapere quale va meglio!

Le sigarette e la plica

plicoMi è successo pure questo.
Mi è successo di trovarmi ignuda come un verme davanti a una dietologa, ovviamente magrerrima, che mi ha pesato, centimetrato e misurato le pliche di grasso.
Dopo 34 gioiosi anni in cui ho allegramente mangiato e bevuto ciò che ho voluto, grazie a un appetito “da camionista” (la gentile definizione è del mio compagno che ha pure aggiunto “prima di conoscerti non sapevo che le donne potessero mangiare così tanto”), senza mai andare da un dietologo e mantendomi, più o meno, suppergiù, nel peso forma ora, siccome ho deciso di smettere di fumare, mi trovo in uno studio medico. E la dottoressa mi sta pizzicando le carni con un’orrenda pinza bianca, il plicometro (come da foto), che svela implacabilmente dove sono finite le trenette al pesto dell’altra sera.
E poi è pure sadica, tipo:
“Qual è il braccio che usa di più, quello dove ha i muscoli più definiti?”
“Il sinistro”, faccio io esultante.
“Bene, allora la plica di grasso la misuriamo sul destro”.
E certo.
Insomma, dopo un quarto d’ora di centimetri e pliche e pizzicotti, salta fuori che come indice di massa grassa sono normopeso, sì; ma che come percentuale di grasso, se fossi uno yogurt mi mettrebbero fuori legge per attentato alle coronarie. Questo la dottoressa non lo dice, ma lo intuisco da come il suo sopracciglio si alza quando ha finito i calcoli relativi alle mie pliche.
Insomma, ci rivediamo a luglio (“intanto il programma prevede che lei entro giugno smetta di fumare, no?”) e mi lascia da compilare un diario, un altro dopo quello per le sigarette, dove scrivere tutto ciò che mangio per una settimana.
Ultima domanda:
“Lei ha paura di ingrassare se smette di fumare?”
“No, io ho paura di non riuscire a smettere di fumare. E mi è venuta un’ansia, ma un’ansia che adesso appena esco accendo una sigaretta e mangio un pezzo di pizza. Così, per non farmi mancare nulla”.

Qui fumatori anonimi

Non ci facciamo mancare nulla: in attesa della dietologa che mi spiegherà come smettere di fumare senza diventare una balena bianca, perdipiù in pieno periodo prova-costume, nell’ambito del progetto Smettere ti fa bella incontro la psicologa. Una signora soave che mi chiede di compilare per una settimana un umiliante foglietto che riporta, per ogni sigaretta fumata:

- Dove sono quando la fumo
- In compagnia di chi
- Qual è il mio stato d’animo
- Il grado di bisogno della singola sigaretta (da 1, importantissima, a 4, poco importante).

In fondo al foglietto c’è un’avvertenza: Non accettare sigarette e non offrirne dal proprio pacchetto.

Ok, facciamo anche questa. Oltre alla domanda che sorge spontanea (ma perché cavolo mi sono cacciata in questa situazione?) sopporto i commenti degli amici: “Carino, come gli alcolisti anonimi. Poi ti danno anche una spilletta?” e di una delle mie direttrici “Se stavolta non smetti non solo non scrivi questo pezzo, ma non ti faccio pubblicare più una riga” e del mio compagno: “Sono molto orgoglioso di te”.
Io vorrei scomparire, puff.
Però, anche se consiglio a chi vuole smettere e abbia un briciolo in più di me di forza di volontà (facile: basta averne più di zero) di farlo da solo, di botto e senza tante menate, devo dire che il foglietto è stato utile per farmi scoprire che:

- Sono riuscita a fumare 9 sigarette tra le 8:45 e le 12:20
- La mia dipendenza attiene alla sfera della schizofrenia, ossia quando mi trovo in luoghi in cui non posso fumare, non fumo senza tante storie (e allora, perché mi dedico al chain smoking quando posso, maledetta me? Mistero)
- Spesso un pacchetto non mi basta (giuro che prima di scrivere quante ne fumo non ne avevo idea)
- Le sigarette considerate importantissime sono solo quella del mattino, quella post pranzo e post cena.

In attesa del prossimo incontro con la psicologa che spero, mi fornirà un piano d’attacco, il mio inconscio ha già iniziato a farmi simpatici scherzetti, stile vado a comprare le sigarette, le pago e le lascio sul bancone, le dimentico in auto, nei negozi, eccetera.
Lotta dura senza paura.