Parentele

Sulla strada per raggiungere l’asilo nido con Bea. Come sempre di corsa. Pioviggina, siamo in ritardo, siamo due dormiglione che si svegliano sempre all’ultimo e hanno i bioritmi da gufo. Poteva somigliare a suo padre, che alle 7 è in piedi, fresco come una rosa? No, somiglia a me pure in questo. Così siamo in due a carburazione mattutina lenta. Ma quasi sempre ce la facciamo, magari finendo il biscotto della colazione davanti alla porta d’ingresso, ecco.
Sul marciapiede, incontriamo una signora tra i cinquanta e i sessanta, con un bellissimo cane lupo che le trotterella pochi passi avanti. Bea la guarda, incantata.

“Mamma, quella è la nonna?”
“Amore, forse sì, forse è una nonna. Ma non è la nostra nonna”.
“Ah, no, no, mamma. Dicevo, è la nonna del cane”.

I bambini di oggi non credono neppure alla luna. Figurarsi a Babbo Natale

Ieri notte c’era un splendida Luna dei regalini (copyright Placida Signora).
Io e Bea (due anni e mezzo) siamo andate sul mare a vederla spuntare: magnifica. “Mammaaaaaa, guarda la luna che esce dalle nuvole!”
Siccome la scorsa estate era troppo piccola, e durante l’inverno milanese ci sono ben poche occasioni per uscire ad ammirare la luna piena, decido che ora è arrivato il momento di raccontarle una storia nuova. Mi inginocchio vicino al passeggino e inizio:
“Amore, vedi la luna com’è rotonda? Stanotte è una luna speciale: è la Luna dei regalini”
“…ini”.
“Ora tu la guardi fissa e le chiedi tre regalini. Qualcosa che ti piace, che desideri, che vuoi tanto tanto. E poi la luna magari lo dice a mamma e qualcosa succederà”.
“Mamma! Ma la luna non ha le orecchie! E neppure la bocca! Come fa a dirti i miei regalini?”
“E allora, magari te li porta direttamente lei”.
“Ma mamma! La luna non ha neanche le mani!”
“…”
“Mamma?”
“Sì?”
“Andiamo in piazza a prendere il gelatino?”
“Occhei”.

Quella stronza di Madama Dorè

Comunque ora che sono madre, perdipiù di una femmina, e ri-ascolto le canzoncine dell’infanzia, quella stronza di Madama Dorè che subito fa la sostenuta:

Oh quante belle figlie Madame Dorè, o quante belle figlie
Sono belle e me le tengo Scudiero del re, son belle e me le tengo

E invece si preoccupa solo di sapere, di quella figlia che lo Scudiero le chiede, a chi la sposeranno e come la vestiranno:

A chi la maritereste, Scudiero del re? A chi la maritereste?
Al principe di Spagna Madama Dorè, al principe di Spagna
E come la vestireste Scudiero del re? E come la vestireste?
Di rose e di viole Madama Dorè, di rose e di viole

Per dargliene al volo una, e neanche una a caso:

Scegliete la più bella scudiero del re, scegliete la più bella

Senza preoccuparsi se la suddetta figlia più bella fosse o meno felice di andare a Palazzo con ‘sto scudiero del re e di sposarsi a uno sconosciuto principe di Spagna (e se somigliava a Carlo di’Inghilterra?) e soprattutto non salutandola neppure dopo averla scaricata sul cavallo dello scudiero:

Allora vi saluto scudiero del re, allora vi saluto (e tua figlia, disgraziata, non la saluti? La lasci così, a cavallo con un estraneo? E se si perdono nel bosco? E se la violenta? E poi, ma come: non vai neppure al matrimonio?)

Ecco a me ‘sta stronza, dicevo, mi sta proprio antipatica e penso che boicotterò la sua sciocca canzoncina per sempre.
D’altronde Faber, mica uno qualsiasi, cantava:

Madamadorè ha perso sei figlie tra i bar del porto e le sue meraviglie
Madamadorè sa puzza di gatto volta la carta e paga il riscatto
Paga il riscatto con le borse degli occhi piene di foto di sogni interrotti.

E per fortuna Beatrice mostra di apprezzare molto di più Volta la carta che l’infinita  litania tra la madre mezzana e lo scudiero maneggione.