Ciao Gianna, una vita per i libri

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La notte scorsa Gianna Vitali se n’è andata, e anche se può sembrare la solita retorica, è vero che il vuoto che lascia sarà difficile da riempire.

Gianna ha fondato, nel lontano 1972, la prima Libreria per ragazzi d’Italia, a Milano, insieme al compagno di una vita Roberto Denti. E se oggi vi sembra normale pensare a un’offerta di lettura dedicata ai più piccoli, credo che in quell’anno, in cui sono nata anche io, proporlo era quasi rivoluzionario. Anni in cui la società era ben lontana dall’essere, come è oggi, insopportabilmente bambinocentrica, con famiglie che si prodigano per trovare intrattenimenti, giochi, corsi e attività dedicate ai piccoli di casa. Anni in cui, come replica mia madre, fare certe cose “non si usava”; i figli si facevano, in qualche modo crescevano e chiusa lì.

Quel sogno di una libreria dedicata ai più piccoli si è realizzato, ha superato i quarant’anni di vita, è diventato un punto di riferimento per incontri, laboratori, prese di posizione anche forti sui temi, in Italia delicatissimi, delle famiglie allargate. Un piccolo avamposto culturale dove formare i nuovi adulti, in uno dei pochi modi che abbia un senso: mettendo loro in mano un libro, educandoli al gusto e al piacere della lettura, sedendosi per terra in cerchio con loro a raccontare una storia.

Ho avuto il piacere di conoscerla e lavorare per la sua libreria, dove praticamente lei viveva. Ho provato a darle del lei, quando me l’hanno presentata, e mi ha fulminato con i suoi occhi azzurri taglienti: “Chi sarebbe ‘lei’? Con chi parli?”, per poi sorridere subito dopo, un sorriso aperto e dolce, come quello che vedete nella foto.

Ha seguito il progetto del nuovo sito, che si proponeva di portare l’esperienza e i consigli dei loro librai virtualmente in tutta Italia, con entusiasmo, partecipazione, suggerimenti e ironia. Come tutti i veri innovatori, accoglieva il nuovo con vivacità e interesse. A ricordarmi una volta di più che la resistenza al cambiamento non è (quasi) mai questione di età, ma di attitudine e curiosità.

E insomma, mi dispiace, molto, e la ringrazio per tutto. Lavorare per il suo progetto è stata una cosa bellissima.

 

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