Genova, l’ennesima occasione persa

Sarà che sono appena tornata dal BTO dove si è parlato soprattutto di turismo delle emozioni, di storytelling e storytravelling, di raccontare un luogo partendo dalle sensazioni che ti suscita.
Sarà che è la mia città e ogni volta che la vedo mal rappresentata, sminuita, svalutata, m’offendo.
Ma questa pubblicità, incrociata nella metro di Milano, per promuovere Genova mi è sembrata una delle cose più aberranti che ho visto. Piuttosto, non fatela. Lasciate perdere. Genova, come la Trieste di Saba, ha una sua scontrosa grazia che s’impone con il passaparola, con le tante persone che la scoprono e la amano e la consigliano. Da quando non ci vivo più mi sono resa conto di come sia (più) amata e compresa oltre il Turchino che fra i suoi confini. Quindi, lasciate che parlino le persone.

Questo manifesto è come il look di Chiara a X Factor, per chi lo ha seguito: qualcuno doveva odiarla, per vestirla così. E qualcuno, immagino, deve odiare Genova, o comunque non capirla, non amarla, per promuoverla con un manifesto del genere. Colori saturi, un’inutile fanciulla rossovestita e pettinata come sul set di un Mad Men dei poveri che, cosa fa, annusa l’aria di mare? O la focaccia appena sfornata? Ma come si fa a comunicare una città misteriosa, chiusa, splendida a sorpresa, con un manifesto da sagra paesana? Davvero e ancora una volta,

è difficile capire se non hai capito già.

Un’aria di vintage involontario spira da tutta la composizione, un’allure da depliant dei viaggi con le pentole, avete presente? Venezia andata e ritorno in pullmann a 19,90, seguirà dimostrazione e vendita. Un font orripilante, da pubblicità dello stracchino, per comporre uno slogan trito e sciatto, che dovrebbe ammiccare alla ragazza ma risulta solo banale. Bolli arancio, fiocchi natalizi, la foto del Porto Antico, che pure avrebbe una sua bellezza sobria e lì sembra un Luna Park. Neanche immagino cosa pensi chi a Genova non c’è mai stato, guardando questa immagine. Non so, una via di mezzo tra una Gardaland anni ’50 e un posto di mare sull’Adriatico, cioè quanto di più lontano da.

Mia mamma, saggia, direbbe: “Beh, non fanno mai niente per promuovere Genova, meglio così”, ma no, dovremmo aver superato anche la fase del meglio così. Piuttosto che restituire un’immagine così sciatta e dozzinale, date un’occhiata qui e lasciatene parlare la gente. Avrà senz’altro qualcosa di più originale da dire, nel bene e nel male.

 

 

11 thoughts on “Genova, l’ennesima occasione persa

  1. ….ecco, il font DA STRACCHINO! Quello. Esatto.
    E poi non si vede niente da quella foto…cosa c’è da aspettarsi?
    …mugugno mugugno mugugno…

  2. hai ragione è proprio brutto brutto

  3. Orrida….fa pari con il manifesto delle primarie del PD……e la cosa peggiore è che qualcuno, che ha dato l’incarico ad un’agenzia di pubblicità, non sia stato in grado di “discernere” e rendersi conto della qualità, inesistente, del prodotto. Siamo in mano agli orecchianti e ai praticoni. O magari qualcuno l’avrà fatta fare dall’amico della figlia che “…. è così bravo con il computer.” Investigate e scommetto che è vero.

  4. E’ lo stile Costa Edutainment che ha preso il sopravvento. Volgarità commerciale anni ’80 declinata, uguale, in ogni occasione.

  5. scusa ma leggo/sento un sottofondo denigratorio. ci sei mai stata sull’Adriatico a parte la rivera Romagnola. be’ l’Adriatico non sarà la costa ligure, ma ha un suo perché e anche tratti molto incantevoli – anche prima del Salento ora così di moda – usarlo come paragone negativo mi sembra poco carino.

  6. Non è denigratorio. Non è meglio o peggio. E’ diverso. Totalmente diverso. E in un’ottica di promozione del territorio raccontata, ogni territorio va promosso con le armi giuste. Sì, sono stata in Adriatico, e la mia impressione – posso sbagliarmi ma mi sembra largamente condivisa – è di un posto meno scenografico a livello di mare e paesaggio, più divertente grazie a locali, iniziative, cose da fare, accoglienza più calda ed empatica rispetto a quella ligure. Per questo, secondo, me, una promozione con quei colori, con una bella ragazza, con un’allure tutto sommato popolare, avrebbe (forse) funzionato per l’Adriatico, non per la Liguria, che dovrebbe comunicare un tipo di turismo diverso, più di nicchia.
    Il problema non è il meglio o il peggio – che è anche ampiamente soggettivo; il problema è capire un territorio e comunicarlo, e in questo caso non è successo.

  7. Sottoscrivo ogni parola del tuo post, da genovese trapiantata a Milano. E aggiungo, ogni volta che torno a Genova queste stesse ragioni mi fanno oscillare tra sconforto e incazzatura…

  8. Ed ora sono arrivati i nuovi cartelloni: “È normale, sei a Genova”. Terrificante.

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