In lode di Erik Estrada

erik estradaLo avevo quasi dimenticato.
Per ricordarmelo ci voleva una puntata di Scrubs (sì, sono monomaniaca: guardo solo quello), la settima della terza serie in cui Elliot e Carla si trovano faccia a faccia con un Ponch un po’ imbolsito, ma che fa sempre la sua figura, e si sciolgono come due adolescenti.
Così ho avuto un flash di me bambina mentre staccavo il paginone centrale di Novella 2000, lettura prediletta di mia nonna (che, essendo fortemente presbite, non vedeva bene il marchio e lo chiamava “Il 2000”, tout court).
Mi sembrava così strano, così diverso, con i tratti da indio, i capelli nerissimi e quei denti fantastici (ora che ci ripenso, l’ossessione di guardare i denti alla gente, tipo stalliere che tira su il labbro al cavallo, deve arrivare dritta dal sorriso immacolato di Ponch).
Era lontano anni luce dai biondini slavati, tipo il suo collega in Chips, che giravano per i telefilm dell’epoca, quando appunto il 2000 era così lontano da essere solo il nome di una rivista.
Va bene, è portoricano solo di origine e non sa una parola di spagnolo, ma cosa importa?
Oltre a popolare i miei sogni pre e post adolescenziali, ha sdoganato come sex symbol latini e non tutti i Benicio del Toro, Gabriel Gael Garcia Bernal e pure Joaquin Cortés.

Solo per questo meriterebbe una medaglia.

3 thoughts on “In lode di Erik Estrada

  1. Grazie per essere passato dal mio blog.
    Torna presto e se vuoi posso mettere il tuo link sul mio blog e viceversa ciao

  2. Pssst Babs: “Gael” Garcia Bernal. Bn che cos bello che una al nome non ci fa caso… :)

  3. Ossignur, ultimamente ho l’Alzheimer sui nomi. Non so cosa mi ha preso mentre scrivevo. E s che lo so bene come si chiama, il caro vecchio Kevin Garcia Bernal.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website