La bellezza dello scrivere a mano

Confesso: non solo ho il Kindle e lo uso poco, giusto in viaggio; ma mi piace pure scrivere a mano. Tanto.
La tastiera (soprattutto quella dell’iphone) è ormai un’appendice delle mie dita, ma se devo iniziare da zero un progetto nuovo e complesso o fare la scaletta di un pezzo lungo la prima stesura, quella per mettere giù le idee, è su carta.
Ho sempre amato scrivere. Paginate di diario, lettere, biglietti, appunti all’università, riassunti quando studiavo, così belli da sembrare stampati. Avrei potuto venderli, ora che ci penso. E poi post-it disseminati per casa, scritti fitti fitti, in tutti i versi.

Tuttora scrivo. Mi sembra di organizzare meglio le idee, di non perdere il contatto fra il pensiero e la parola. E le bozze di qualunque cosa le correggo a mano, su carta.
Faccio sempre più fatica, però: la mia mano è sempre meno abituata, dopo poche righe si stanca, la grafia è sempre più brutta, più incerta, più incomprensibile. Lo ricorda anche Mafe qui: scrivere, tagliare, battere a macchina, incollare; operazioni faticose che stiamo dimenticando, non senza nostalgia. Io, almeno. E no, non ci vedo alcuna incongruenza con il fatto che lavoro principalmente online. Il mio cervello di non nativa digitale, evidentemente, è ancora abituato così. Pensiero che si traduce dalla testa alla mano alla carta. Fatto quello, ci metto tutto il digitale che volete. Ma prima traccio il segno, come diceva l’indovinello veronese, uno dei primi frammenti in volgare italiano (tra la fine dell’VIII secolo e l’inizio del IX) che, guarda caso, celava proprio l’atto della scrittura:

Se pareba boves, alba pratàlia aràba
et albo versòrio teneba, et negro sèmen seminaba

Cioè: Teneva davanti a sé i buoi, arava i bianchi prati,
e un bianco aratro teneva e un nero seme seminava.

Seminava inchiostro nero sui bianchi prati di carta, odio che bello, quasi mi commuovo.

Per non smettere, un paio di anni fa ho comprato pure questa penna che traduce quello che scrivo in word; francamente, pur amando scrivere a mano, non ne potevo più di ricopiare tutti gli appunti. Non funziona perfettamente, eh; se scrivi male o di fretta, interpreta un po’ a muzzo, poverina. Però contemporaneamente registra, e per le interviste è perfetta.
Quindi, forte delle matite colorate che vivono sulla mia scrivania e mi hanno seguito di lavoro in lavoro, di casa in casa, pronte per sottolineare, scrivere, progettare, sono stata davvero contenta di leggere qualche tempo fa questo twit del direttore di Glamour Paola Centomo

 Anche io la penso così. Servono mani e occhi. Ci sono cose per le quali la penna o il pennarello o le matite colorate su carta sono ancora la soluzione migliore. Magari solo per iniziare, poi, certo, si va avanti sulla tastiera. E per questo sono anche felice di ospitare Foxarts in questi giorni sul blog di Vanity. Lui è andato oltre, cioè è tornato così indietro da aver fatto il giro ed essere avanti a tutti noi: studia calligrafia, scrive cose bellissime come quella nell’immagine qui sotto e manda una lettera vera, di quelle che non ricevete più dagli anni 80 (no, le bollette non valgono) a chiunque gliela chieda.

Provate. Magari vi piace e ricominciate pure voi.

2 thoughts on “La bellezza dello scrivere a mano

  1. Meraviglia. E poi si può disquisire, se a matita, col TrattoPen, se Bic Punta Fine o Crystal, o se con stilografica a pennino largo.
    Chi scrive a mano ci mette più cuore, non so.
    Le lettere d’amore, infatti, si scrivono a mano, un pò di traverso, al tavolo della cucina, ci hai mai pensato?

  2. Quanto mi riconosco in questo post. Verissimo che per fissare si prende un figlio e una penna, i libro sono tali se stampati di parole. Anch’io scarico kindle, ma mi sembra che mi si volatilizzino in mano…

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