L’esempio di Salon: riduci i contenuti online, aumenta il traffico

Ci sono molte definizione che sono uscite fuori durante i corsi di giornalismo digitale che ho tenuto per definire i giornalisti che, a turno, tengono d’occhio le agenzie per rimpastarle e metterle in pagina il più velocemente possibile. E hanno tutte un’accezione negativa.
Caricatori di notizie, via una sotto l’altra, metti su roba in pagina, sempre più in fretta, tenendo d’occhio il tuo diretto concorrente per vedere se non ha qualcosa prima di te e se ce l’ha, di corsa a riproporla.
Quel flusso continuo di notizie identiche, che rende la maggior parte degli organi di informazione online (e sta rendendo i loro account twitter) tutti uguali, con lo stesso tono, la stessa selezione, quasi indistinguibili se non fosse per il font e la testata in alto.
Durante i corsi questo dibattito è uscito molte volte, è stato molto interessante, purtroppo le cose non sono cambiate di molto. Sono, si dice, indicazioni che arrivano dall’alto. Bisogna proporre tanta roba. Bisogna arrivare primi, bisogna avere “tutto”, stipare le homepage di link, nomi, foto, video, scrivendo sommari che a volte risultano quasi incomprensibili. Continua a succedere quello che capitava sei, sette anni fa quando i caporedattori dell’online si raccomandavano: buttate su roba, tanta roba, veloci, mi raccomando.
Così se quando andiamo in edicola – chi ancora ci va – compriamo un solo quotidiano, facendo una precisa scelta di campo, online li leggiamo un po’ tutti. Perché sono gratis, certo. Ma anche e soprattutto perché le diversità di voce e tono sul web sembrano annullate nel magma di notizie preparate e caricate a rullo. Di questa scelta suicida parlavo, insieme ad altre cose, qui, al punto 3.

Avvertiva Jeff Jarvis, già nel 2007:

In the rearchitecture of news, what needs to happen is that people are driven to the best coverage, not the 87th version of the same coverage.

Qualche giorno fa però è arrivata una notizia che forse farà riconsiderare questo modello (o forse no: siamo bravissimi a perseverare). Quelli di Salon hanno deciso di invertire la rotta, tagliando del 33% i contenuti pubblicati sul sito – questo il racconto dell’Editor in Chief Kerry Lauerman. Risultato, 40% di traffico in più e un picco di visitatori unici di 7,23 milioni alla fine di gennaio. Qui una bella analisi di Faremo Notizia.

lo stesso Lauerman è quasi stupito

E aggiunge:

We’ve gone back to our primary mission and have been focusing on originality. And it’s working.

Certo che funziona. Non solo il contenuto is still king, ma anche e soprattutto le scelte che stanno a monte del contenuto. Cosa pubblicare, cosa lasciar fuori. La gente non ne può più di notizie-commodity che rimbalzano identiche da una testata all’altra, spesso con errori compresi. I lettori cercano originalità, qualità, un punto di vista diverso e personale.

E per i contenuti di qualità di questo genere, resto convinta, sono disposti a pagare.

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Il dibattito si è aperto anche su Friendfeed. E i commenti mi hanno fatto venire in mente una parafrasi di Montale: “Quello che non siamo, quello che non pubblichiamo”. Ossia, una definizione della testata online che avvenga (anche) per privazione, per quello che si decide di non pubblicare. Anche se il concorrente lo ha, anche se (o proprio perché) tutti gli altri lo hanno.

 

2 thoughts on “L’esempio di Salon: riduci i contenuti online, aumenta il traffico

  1. Mi fa veramente piacere leggere questo post: come “pubblico” delle notizie, ma anche come “comunicatrice” mi accorgo che sempre più mi informo meglio seguendo, su twitter di solito, le notizie fresche o i punti di vista divergenti. I comunicati stampa con il web dovrebbero essere morti e invece sembra che siano tentati di mangiarsi la peculiarità del mezzo Internet. L’unico problema al rilancio estremo è quello del controllo delle fonti che non sempre può essere fatto a dovere, rendendo più fragile la notizia e rischiando di cadere in trappoloni tipo quello di AIemanno su Twitter. grazie per questa bellissima riflessione anche da me! francesca sanzo/panzallaria

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