L’incidente a Taricone, i limiti dei genitori

Anni fa non l’avrei mai detto, ma per Taricone sono sinceramente dispiaciuta. Soprattutto per la sua bambina. Quando ho sentito la notizia dell’incidente, che lo dava in condizione disperate, ho pensato immediatamente a lei. Anche questo, anni fa non l’avrei mai detto. Raramente mi interessava se una persona nota in fin di vita avesse o meno figli. Adesso che una figlia ce l’ho io, ovviamente è cambiato tutto.
Ne scrivo perché mi ha colpito particolarmente che, nel diluvio di thread apparsi subito dopo lo schianto con il paracadute, tra quelli che lo incitavano a resistere, ce n’erano decine, fotocopia uno dell’altro, che stigmatizzavano la sua scelta di dedicarsi a uno sport estremo pur essendo padre di una bimba piccola.
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Lasciando perdere la geniale uscita di Adinolfi, che si commenta da sola, alcune critiche possono essere motivate, per carità. Curiosamente, ma anche no, molte erano avanzate da non genitori.
Spiccava ovviamente l’italico moralismo che alla base ha un non detto strisciante. Suggerisce che un padre di famiglia possa crepare solo volando da un ponteggio o speronato da un pazzo mentre va a lavorare o consumato dallo stress. Una morte perbene; non si muore divertendosi, quando si ha una famiglia; la famiglia è fatica, sudore e sacrificio, altro che svolazzi in paracadute.
Per esperienza personale, un po’ così ci diventi, quando fai un figlio, anche senza moniti esterni. Ti autocensuri, cerchi di evitare attività inutilmente pericolose, curi di più la tua salute, avverti il peso della responsabilità, ti chiedi cosa ne sarebbe di lui o lei se tu, un giorno, eccetera.
Però attenzione. Sempre per esperienza personale (certo, l’essere ansiosa, compagna di un ansioso non aiuta), se inizi ad ascoltare le voci nella tua testa che dicono no, non farlo, e se ti succede qualcosa, e se fosse pericoloso, ecco, non vivi più. Non prendi l’autostrada, viaggi su aerei diversi come la famiglia reale, cerchi di costruire un’inutile campana di vetro che protegga te e i tuoi cari, eviti ogni potenziale rischio, sopravvivi a stento soffocata dall’angoscia. Poi magari quella stordita della vicina del terzo piano dà una gomitata al vaso di gerani proprio mentre tu passi fischiettando per andare a lavorare e olé, addio a una vita di sacrifici e misura, certo.
Io da due anni a questa parte cerco disperatamente di capire cosa possa aiutare un genitore a continuare a vivere. Forse credere in un dio, oppure un bravo psicologo, o lo yoga o una sana dose di fatalismo o un’iniezione di leggerezza, non lo so. Tutte cose che non possiedo, attività che non pratico, purtroppo.
Quindi vi prego, prima di pontificare dall’esterno su ciò che un padre o una madre possono o non possono fare, su quello che il loro ruolo impone, fermatevi a riflettere.
Io credo che chiunque abbia figli, se decide di praticare uno sport estremo o prendere dei rischi per la salute o altro, alle conseguenze ci abbia già pensato e strapensato. E se comunque vuole farlo, sia giunto alla conclusione che un genitore pauroso e frustrato, che vive nel terrore della disgrazia imminente e trasmette ansia anziché sicurezza, come esempio per un figlio sia peggio di chi pratica un’attività pericolosa per il senso comune, non per la statistica.

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I commenti su Friendfeed

99 thoughts on “L’incidente a Taricone, i limiti dei genitori

  1. Quando nata Beatrice ho venduto la moto. Non riuscivo pi a divertirmi, ogni curva un po’ pi veloce pensavo "se anche solo mi rompo una gamba un casino".

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  2. grazie le tue riflessioni sono preziose e mi hanno dato consapevolezza di una ltro aspetto del mio essere madre.

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  3. Andrea, esatto. Hai capito perfettamente cosa intendo. A censurarci pensiamo gi da soli.

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  4. @Andrea, stesse sensazioni, ma rinunciare alla moto non ce l’ho fatta, rinuncio alle pieghe sulle stradine e alle (troppo) alte velocit, mi sono accorto che prima non avevo davvero la paura di farmi male o morire, adesso so cosa vuol dire e rispetto questa paura ogni kilometro

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  5. Come si dice in gergo, “ti quoto” in tutto. Come sempre. Grande Bli.

  6. Il punto che quando ero solo e senza responsabilit, pensare di cadere era solo una preoccupazione per la moto, che le ossa si aggiustano. Poi la percezione cambiata completamente.

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  7. S, penso anche io sia meglio. L’aereo separato l’idea malsana che ci viene a volte quando andiamo via senza di lei ("almeno ne resta uno", vedi che bei pensieri?)

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  8. In effetti probabilmente hai ragione tu. Ma l’unica cosa che infatti non ho ancora letto che magari a Pietro l’idea di potersene “andare” cos forse non dispiaceva nemmeno pi di tanto. Non un discorso moralista, di quello che si pu o non si deve fare quando si genitori. Pi semplicemente c’ una percentuale di rischio che come tale deve essere accettata e, seppur piccola, da qualche parte c’ sempre. Quindi siamo umanamente dispiaciuti per la sua dipartita e per la sua famiglia che rimane orfana di una persona squisita, ma che ha ponderato in modo responsabile e cosciente quella che poteva essere la propria fine.

  9. Leggere "La strada" di Cormac McCarthy aiuta a capire questa cosa che dovrebbe essere istintiva nella paternit/maternit ma in realt non lo sempre

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  10. Blimunda, un bel post. Io sono figlia di due genitori che appena hanno avuto due figli erano talmente spaventati, o imbarazzati, non so, da smettere di fare qualunque cosa, e non solo quelle che potevano mettere a repentaglio la loro esistenza. Sono riusciti a trasmettere questa ansia di vivere ai loro figli in modo tale che io ho dovuto imaparare ad andare in bicicletta di nascosto (mia madre era terrorizzata all’idea che cadessi). E ogni tanto mi sono pure sentita rinfacciare, da mia madre, che senza di noi avrebbe vissuto meglio.
    Mi sono liberata da tutta questa roba faticosamente, con l’analisi, dai 25 anni in poi. A quel punto ho cominciato veramente a sentirmi libera di vivere.
    Quindi capisco perfettamente il tuo discorso della campana di vetro. Voi genitori (io non ho figli, ma ho avuto a che fare con bambini per un pezzo, tra scuole materne ed elementari) dovreste tenere presente una cosa: noi figli assorbiamo tutto quello che ci date, anche in modo inconscio. Assorbiamo anche la vostra ansia, perch la sentiamo. Poi reagiamo in modo diverso, non siamo fatti tutti con lo stampino. Per sentiamo quando non siete tranquilli per qualunque motivo.
    E a volte la campana di vetro ve la rivoltiamo contro.

  11. Siamo dei disgraziati, lo so. Pretendiamo di essere genitori e contestualmente mantenere un barlume di vita.

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  12. applausi [i miei genitori, invece, volevano stare sullo stesso aereo ‘perch cos se cade moriamo tutti e non soffre nessuno’]

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  13. Giuliana, grazie per il tuo commento. Molto vero, molto interessante, da mandare a memoria. Io sono figlia di un padre ansioso e problematico, ho respirato ansia e, nonostante cerchi di controllarmi, mi accorgo che la sto sputando fuori ora con mia figlia. Molto bella l’immagine della campana rivoltata contro; per me sar un monito.

  14. jAsOn, sono scuole di pensiero: c’ chi ama la morte di gruppo, chi opta per mantenere almeno un membro della famiglia in vita (e se questi sono i garruli pensieri di quando si va in vacanza, capirai il resto…)

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  15. Taricone stato l’elemento scatenante ma la cosa mi frullava in testa da mesi. Ieri ho fatto deprimere mia moglie coi discorsi del tipo: "dobbiamo fare assolutamente una polizza vita", "dobbiamo mettere in busta chiusa le password per accedere ai conti e consegnarle alle sorelle".

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  16. la mia ex(madre di mio figlio) mi chiedeva continuamente dove nascondere le nostre lettere appassionate dei primi tempi, per l’eventualit che, morendo entrambi insieme, mio figlio, un giorno, le trovasse. Veramente lei proponeva di distruggerle.

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  17. la mia ex(madre di mio figlio) mi chiedeva continuamente dove nascondere le nostre lettere appassionate dei primi tempi, per l’eventualit che, morendo entrambi, mio figlio, un giorno, le trovasse. Veramente lei proponeva di distruggerle.

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  18. L’equilibrio, come al solito, estremamente difficile da trovare; ritengo che un genitore debba fare di tutto per evitare di smettere di vivere… sia in termini biologici che in termini di rinunce. Ognuno ci prova a proprio modo e secondo la propria sensibilit e percezione; forse per Taricone lanciarsi era importante per se stesso come per altri lo il fumare, e non ha smesso con la nascita della piccola. Ogni uomo un caso particolare, praticamente ingiudicabile.

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  19. in realt anche io continuo a preoccuparmi delle password e cose del genere. Polizze vita purtroppo non ho i soldi per farle…alla fine l’unica cosa diversa che ho fatto, da quando nato il bambino, una polizza RC per i rischi del capofamiglia, pi che altro per il timore che lui procuri danni a terzi :-)

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  20. bellissimo post! mi ha fatto pensare che i miei genitori sono sempre stati "spericolati". vacanze lunghissime in auto con roulotte a seguito (quando avevo un anno mi hanno portata in Norvegia), mio padre che tutt’ora (a 60 anni) va a fare windsurf…e sono contenta che mi abbiano cresciuta cos. poi, come hai giustamente scritto tu, una disgrazia pu accadere anche mentre stai facendo la doccia.

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  21. da quando sono nate le bambine ho il terrore di morire. salire su un aereo mi mette addosso un’ansia, anche se siamo tutti e quattro assieme.

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  22. Beh forse la cosa pi sana essere consapevoli ed avere quel timore di fondo, che ti fa fermare sul bordo del burrone, senza andare mai oltre… Senza per questo rinunciare a vivere.

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  23. mah, io vivevo al cinque per cento anche prima di avere un figlio (del resto l’importante darsi modelli alti)

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  24. italiano, non italico. correre rischi, non prendere. (brava.)

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  25. Oppure Pietro proprio non ci pensava affatto che un giorno avrebbe potuto andarsene cos lasciando una moglie e una figlia sole. Forse semplicemente pensava che non sarebbe mai potuto succedere a lui, che sarebbe sempre andato tutto bene ad ogni lancio e che alla fine sarebbe sempre tornato a casa da loro. Quindi io credo, semplicemente, che molte volte non pensiamo mai alle consenguenze di ci che facciamo.

  26. Al solito quando diventiamo genitori non possiamo cambiare natura, indole, interessi, passioni. Non possiamo rinnegare la vita di prima per essere chiss poi perch diversi per i nostri figli. E’ tra l’altro impossibile. Prima o poi esce fuori, attraverso la frustrazione. Se prima giravi il mondo con lo zaino potrai forse rallentare ma poi ti scapperanno i piedi e sar bene portarsi dietro quei figli tiranni. Se eravamo topi da biblioteca sentiremo l’eco delle pagine che ci chiamano.
    I figli poi sono altro da noi e se da una parte si ispireranno a noi dall’altra investiranno nella loro indole e nelle loro passioni. Alla fine sempre pi semplice (da dire non da fare) di quanto si creda: basta rimanere se stessi e coerenti con il proprio vissuto. Il destino poi mette la sua parte.

  27. fammi parlare con tua figlia. dobbiamo discutere del concetto di cazziata che ha sua madre.

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  28. Solo per rispondere a Giuliana: molte volte nelle ansie dei genitori si nasconde l’amore per i figli. Il problema che i figli tante volte questo non lo capiscono, vedono solo le ansie che i genitori trasmettono loro e l’amore inevitabilmente rimane nascosto…

  29. quella dell’aereo separato mi nuova , il massimo dela fobia , allora anche auto separate ? che molto pi pericolosa .

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  30. non so, sar che non faccio niente di pericoloso (e ho l’idea folle che prendere un aereo non rientri nella categoria), ma non ho di queste ansie. magari superficialit o fatalismo, ma non credo nel vivere con la testa fasciata, se non ancora rotta. gran bel post, comunque.

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  31. guia, me l’hanno sostituita all’osepdale, presumo. TelespallaBlog, la fobia irrazionale. Ovvio che l’aereo sia meno pericoloso dell’auto, ma anche le percentuali di chi si schianta con il paracadute non sono paragonabili ai dati della Serravalle. eli: beata te, non sai quanto ti invidio. Ulteriore conferma che la predisposizione caratteriale fa moltissimo.

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  32. Tutto dipende da chi applica la legge. Se trovi un giudice illuminato, anche se in termini di legge una di noi non ha nessun diritto, pu applicarla comunque.

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