L’incontro con LINKiesta e Lettera 43

Mi è piaciuto molto l’incontro che ho moderato alla Blogfest con LINKiesta e Lettera 43. Perché i due direttori, Jacopo Tondelli e Paolo Madron, sono stati molto diretti, molto sinceri e non hanno dato risposte di comodo. Alla fine il senso delle mie domande era capire se, in un mondo dell’informazione online stradominato per quanto riguarda il traffico da Repubblica e Corriere, c’è posto per due realtà nate solo online ma da due direttori con forte esperienza sulla carta. E se le due realtà nuove sono nuove davvero. Qui sopra trovate il video, qui una raccolta di twit sull’incontro, per chi non avesse voglia né di uno né dell’altro, riporto qui alcune delle risposte che mi hanno colpito di più. Disclaimer: non sono virgolettati precisi, perché ho paura che la memoria mi tradisca, ma spero di aver reso il senso delle affermazioni dei due direttori. In caso contrario, sul web si può correggere tutto, purtroppo e per fortuna.

Dopo 8 mesi (LINKiesta) e un anno (Lettera43, il 7 ottobre), potete già tracciare un bilancio?

Tondelli: Sì, e positivo. Prima di tutto abbiamo scoperto che il lettore online cerca contenuti di qualità; che i picchi di traffico li abbiamo fatti con inchieste difficili, puntute; e che il fatto che un lettore voglia solo ed esclusivamente pezzi leggeri e brevi in Rete non è affatto vero (confortante, lo dice anche questa ricerca, bello sapere che è valido anche per l’Italia). Madron: “Il posto per una realtà come Lettera43 c’era. Siamo molto soddisfatti di questo primo anno. E personalmente, credo che se un giornalista deve continuare a fare il suo mestiere, l’unica via sia farlo online”.

Quali professionalità volete in redazione?

Annoso problema, amplificato recentemente dall’annuncio del Foglio “Astenersi giornalisti“. Cercate giornalisti iscritti all’albo? Che tipo di professionalità notate? Quale cv vi colpisce di più?

Jacopo Tondelli chiarisce subito “essendo necessariamente banale” che LINKiesta non cerca giornalisti iscritti all’albo, ma buoni giornalisti. Non è l’iscrizione all’albo o la frequentazione di scuole che ci interessa (anzi: “Evitate di mandarmi cv con la frase Giornalista professionista dal…”) ma l’esperienza sul campo, la sensibilità, il modo in cui vengono usati i social media.

Entrambi i direttori precisano che “pagano tutti i collaboratori” anche se, aggiunge Madron, “Data l’abbondanza dell’offerta rispetto alla domanda, l’online si basa sullo sfruttamento. Poi però sono di sinistra ho una coscienza, e quindi la gente la pago. In redazione abbiamo persone che vengono dalla carta, altri che si sono formati solo sul web, professionalità ibride. Non è una questione di etichette”.
Tutti e due sottolineano con forza: “Ricordiamo anche che noi non godiamo di contributi statali”.

E le donne?

Paolo Madron chiarisce, a margine di un altro discorso, che la sua redazione e è maggioranza femminile. De LINKiesta invece a me ha colpito che in redazione ci sia una sola donna. Come mai? Un caso, non sono arrivati cv interessanti, alle donne non interessa scrivere per LINKiesta?
Risponde Tondelli: “Solo un caso, ovviamente; anche se io non sono per le quote rosa, per cui non credo di dover in qualche modo pareggiare i conti. Forse i temi che trattiamo – politica, economia – non sono particolarmente vicini alle donne”, risponde Tondelli (il pubblico un po’ rumoreggia un po’ twitta).

E la gnocca?

Non poteva mancare la domanda sulle fotogallery di donne discinte, metodo acchiappaclic tra i più comuni e utilizzato trasversalmente un po’ da tutti, per il quale in rete è stato creato il termine di “boxino morboso”.

Tondelli: Niente sesso, siamo LINKiesta. Un no abbastanza perentorio a gallery osé “Anche se, per seguire la cronaca politica degli ultimi tempi, qualche foto di soubrette l’abbiamo pubblicata, ma abbiamo sempre cercato le più vestite” (chissà che fatica).
Sincero Madron: la struttura generalista di Lettera43 prevede le classiche gallery di stelle e stelline più o meno svestite, tanto che, rivela, “Alle 5 del pomeriggio un urlo squarcia la redazione: Dario! La gnocca!”e parte la ricerca iconografica della gallery del giorno. Anche perché inutile negarlo: siamo misurati quotidianamente sui numeri che facciamo, e le gallery di quel genere sono sempre le più cliccate.” (Al grido di “Dario, la gnocca” avrei potuto anche chiudere l’incontro; definitivo, come si dice, In realtà qui si aprirebbe l’annosa questione se sul web, dove il consenso del pubblico è misurabile in tempo reale e pende sulle teste come una mannaia, la rotta la decidano l’editore e il direttore o le preferenze del pubblico, ma è assolutamente imposibile da affrontare in un’ora scarsa, teniamola come spunto di riflessione prima di dormire).

Come vi mantenete?

Entrambi i direttori hanno fissato il break even a tre anni. Tondelli prevede un modello nel quale si pagherà qualcosa “Anche se oggi, in Italia, pagare per le notizie online sembra un’eresia. Immaginiamo però un sistema di abbonamento che permetterà di avere un grado di interazione maggiore con il giornale e con i redattori”.
Madron: “Stiamo sviluppando diversi siti verticali, come economia e finanza, moda, design, viaggi, fino ad arrivare a cani e gatti. Lanceremo il primo a partire dal 17 ottobre e poi altri 10 durante il 2012. Arricchiranno l’offerta per la raccolta della nostra concessionaria. Nel frattempo, lavoriamo anche per diventare fornitori di contenuti, principalmente ai portali”.

E il rapporto con il lettore?

Tondelli definisce il feedback continuo dei lettori in rete quasi “asfissiante”: “Sono attenti, anche troppo. Chiedono spesso precisazioni, rettifiche, modifiche, segnalano errori. Limano il nostro lavoro, i nostri contenuti”. (Si può essere o meno d’accordo sul termine asfissiante, ma chiunque abbia scritto in rete sa che il feedback, spesso prezioso e fondamentale nel giornalismo online, a volte può diventare difficile da gestire).
Conferma l’attenzione del lettore online Madron, che nota anche come la situazione politica degli ultimi tempi abbia alzato ancora di più le antenne dei lettori: “I miei editoriali sono sempre più letti, commentati e condivisi”.

Avrei avuto ancora decine di domande da fare ma il tempo stringeva, la premiazione degli MBA incalzava e non ci sono stati neppure cinque minuti per le domande del pubblico.

Chiudo con alcune comparazioni: LINKiesta, duri e puri dell’informazione, si occupano di pchi argomenti ben precisi, niente veline, una sola donna in redazione, idealmente un lettore che cerca approfondimento, buon successo su Twitter (“è il nostro social network di elezione”), meno su Facebook, un futuro probabilmente da realtà mista, gratis per tutti e a pagamento per chi vuole essere in qualche modo parte del giornale; Lettera43, impostazione generalista, sesso sì e volentieri, maggioranza di donne in redazione, più traffico, meno Twitter, più Facebook, probabilmente un futuro al centro di un’offerta diversificata, anche come fornitore di contenuti.

 

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