Nel nome del padre

Se non si ha un buon padre bisogna procurarselo.
(F. Nietzsche)

Dice bene Nietzsche. Ma credo che di questi tempi, anche i mentori, i maestri di vita, i guru, scarseggino. Per cui se non hai la fortuna di avere un buon padre, in sostanza ti tocca arrangiarti.
Ed è un vero peccato. Perché, soprattutto per le ragazze, la figura paterna giganteggia negli anni dell’infanzia e adolescenza tanto da rimanere, più o meno consciamente, il punto di riferimento per valutare gli uomini, sceglierli, innamorarsene.
Dice Gywneth Paltrow:
My life comes down to three moments: the death of my father, meeting my husband, and the birth of my daughter. Everything I did previous to that just doesn’t seem to add up to very much.
E se lo dice lei, che di altre cose da ricordare ne ha fatte, dobbiamo crederle.
Monica Morganti, autrice di Figlie di padri scomodi, sostiene che il padre sia il nostro “maschile interno” cioè il modello sul quale costruiamo i rapporti con i nostri partner. E differenzia, sommariamente, padri presenti, padri assenti, padri normativi che farebbero crescere rispettivamente figlie equilibrate, extracompetitive o donne-bambine che cercano compagni-padri.
Stephan B. Poulter, psicologo americano che ha dedicato studi e libri al rapporto padri-figli, sostiene che il “Father Factor” si riverberi su tutta la nostra esistenza, dalle relazioni amorose, alla carriera, allo stile di vita.
Dalle vaghe reminescenze freudiane che ho, ricordo che l’amore della madre veniva definito come indipendente da qualsiasi cosa il figlio facesse o non facesse (una madre ama a prescindere), mentre quello del padre scaturiva (o aumentava) a seconda che il figlio lo rendesse orgoglioso, seguisse le sue indicazioni, gli ubbidisse. Come sostiene Robert Frost:
You don’t have to deserve your mother’s love. You have to deserve your father’s.
Però, padri di bimbe, amatele, viziatele, ma lavorate sempre sulla loro autostima, non fatene delle bambole, rendetele forti e indipendenti. Perché come ricorda Virginia Woolf:
To depend upon a profession is a less odious form of slavery than to depend upon a father.
Ecco, ora magari non esagerate, visto che la Thatcher dichiarò di essere stata ispirata proprio dall’esempio paterno:
I just owe almost everything to my father and it’s passionately interesting for me that the things that I learned in a small town, in a very modest home, are just the things that I believe have won the election.
Io, non avendo battezzato mia figlia, auguro a tutte (a tutti, via), un padre come quello di Aldous Huxley, da lui così descritto:
My father considered a walk among the mountains as the equivalent of churchgoing.
Oppure uno come quello del grandissimo Sbarbaro, così degno d’amore da essere adorato indipendentemente dalla relazione di sangue:
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t’amerei.

(Io già che ci sono me la rileggo tutta, perché è di una bellezza sconvolgente).

Infine, per tornare sul leggero, sono incredibilmente d’accordo con Cindy Crawford (nientemeno) quando dice:
Watching your husband become a father is really sexy and wonderful.
Ora, magari “sexy” non è propio l’aggettivo giusto, ma io non sono neanche una supermodel. Però è vero. Osservare il tuo compagno trasformarsi in un padre tenero, ansioso, giocherellone, felice, è una della cose più belle che l’arrivo di una figlia mi abbia portato.

8 thoughts on “Nel nome del padre

  1. Grazie Blimunda per il tuo post.
    Stasera torner a casa, prender in braccio mia figlia e insieme andremo ad abbracciare la sua mamma.

  2. stamattina mi sono arrivati tre messaggi, uno di vodafone e chissenefrega, l’altro era di mia figlia, un semplice “buond….Auguri” poco dopo nel dubbio lo ha rimandato magari non mi era arrivato, niente di strano se non fosse che lei a Liverpool per due settimane ad uno stage di economia che sta affrontando la sua prima vera “uscita di casa”

  3. Che combinazione! La poesia quella che la mia F1 ha riscritto e dedicato a suo Pap… a me ha fatto venire le lacrime agli ochhi… a lui… non so se l’ha preso come uno scherzo o la verit. (non sempre facile leggere i mariti!)

  4. se per caso dici a me, sappi che ho conosciuto ceithre in tutt’altro ambiente virtuale e de visu il natale scorso. persona deliziosa, posso fornire referenze :-)

  5. cara blimunda, splendido post, mi ha fatto rimpiangere pap, i suoi baci ruvidi la mattina pieni di sonno, con la barba ispida, e sorridere pensando a come giocava con i miei bambini e come mio marito giocava con i nostri figli.
    bel complimento a tutti i pap.
    ciao Renata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*
Website