Quelli che lo fanno all’ultimo

Io sono una di quelle che fa tutto all’ultimo minuto. Da sempre.
Studiavo per l’interrogazione all’alba del giorno stesso. Preparavo gli esami in una settimana, giorno e notte, sugli stessi libri e appunti che avevano stazionato un mese sulla scrivania, intonsi. Pago le bollette l’ultimo giorno (o, più spesso, il primo giorno di mora) e potete immaginare cosa succede con le consegne degli articoli.
Ci arrivo sempre, eh. Ma con l’affanno, e rigorosamente dopo aver sprecato giorni su giorni a cazzeggiare.

Siccome ultimamente il mio lavoro si intreccia sempre di più con la vita privata (dev’essere l’effetto-blog), mentre parlavo di questa mia tendenza con un caporedattore ho vinto un articolo sull’argomento.
E ho avuto la fortuna di sentire una psicologa che invece di farmi la paternale è esattamente come me e quindi ha esaltato le caratteristiche di questo comportamento.
Per cui, per tutti quelli che vivono in zona Cesarini (metafora calcistica trita e che sa di telecronache in bianco e nero, mi rendo conto, ma la usa sempre mio padre e l’imprinting non è un’opinione) ecco cosa mi ha detto di bello la psic:

Viviamo così perché non vogliamo sprecare neanche un istante della vita; non è che buttiamo via il tempo, è che ci vogliamo far stare dentro troppe cose (capita mai di essere pronte per un appuntamento con mezz’ora di anticipo e poi arrivare trafelate perché in quella mezz’ora abbiamo voluto fare tre telefonate e mandare quattro mail?);
Sembra strano ma sul lavoro siamo affidabili. Anche se possiamo sembrare (decisamente) disorganizzate, piuttosto che dire “non ce la faccio” lavoriamo tre giorni di fila (d’accordo, dopo averne sprecati 15, ma questo è un dettaglio);
Gli impegni e le scadenze ci mettono ansia (ma va?) per cui rimandare, negare il problema è un modo per fronteggiare questa ansia e raccogliere le forze per affrontare il lavoro che dobbiamo fare;
Infine, proprio perché preda dell’horror vacui che ci fa incasellare mille impegni in mezz’ora, siamo persone vitali, prive di ombre depressive. Un po’ ansiogene, magari, ma entusiaste e piene di energia.

E pensare che fra i propositi del nuovo anno c’era quello di imparare a organizzarmi e fare le cose con calma.

9 thoughts on “Quelli che lo fanno all’ultimo

  1. a me basta di sapere nella mia ment che fino alla deadline mentalmente mi sono organizzata per potercela fare…e di solito ce la faccio daccordo all’ultimo momento ma ce la faccio…sono una disordinata precisa io…e poi se non si accavallano i to do di vario tipo non mi sento me…che monotonia avere solo una cosa da fare no?

  2. Dove abita questa psicologa, che prendo casa al piano di sopra? Per quanto mi riguarda io vivo di deroghe temporali. Ultimamente ho persino scoperto che la gente che ho intorno mi da false scadenze anticipate, per essere sicuri che sia puntuale. Cose tipo: ci vediamo alle 19 quando, per tutti gli altri, l’appuntamento alle 20. La cosa divertente (??) che arrivo per ultima anche cos.

  3. Princy: ora che me lo ha detto pure la psic, e chi mi ferma pi? :-)
    Catepol: siamo separate alla nascita!
    Tittyna: il mio compagno fa lo stesso con me. Mi d le scadenze con una buona mezz’ora di anticipo, tipo: “Preparati per le 19:30, dobbiamo essere fuori casa per le 19:45 etc etc”. Io mi strozzo, finisco di truccarmi in auto con conseguenti sbavature di rimmel e poi arriviamo sempre per primi. Lo ucciderei.

  4. non mi sento di apparire nel delurking (ma quante parole imparo!! :D )ma qui s
    mi aggiungo con gioia alla lista della “zona Cesarini” … ma sono arrivata in tempo????? :lol:

  5. un saluto da Vincezo del blog “la pillola del geek”; il tuo blog e’ veramente bello, quindi continua cosi’!
    ciao

  6. Questo conforta anche me, alla faccia di mia madre che per una vita mi ha srtessato con il suo “non rimadare a domani…”

  7. JillL: sei addirittura in anticipo :-)
    Ciao Vincenzo, grazie e benvenuto. Dar un’occhiata al tuo blog anche se la mia comprensione di argomenti geek pari a zero, come avrai capito se hai letto qua e l.
    Serpe: va beh, ma le mamme non contano, rompere le palle il loro lavoro, in fondo.

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