Sanremo, i biberon e il bagnetto

L’anno scorso l’ho visto per caso, e poi mi sono appassionata al trash, ebbene sì.
Quest’anno ci ho riprovato (intanto, non potevo uscire), ma Beatrice era decisamente in serata no e ahimè, mi ha permesso di vederlo solo a spizzichi e bocconi. Il che non mi ha impedito di prendere, diligentemente, appunti.
Notevole l’apertura geriatrica di Gianni Morandi tinto noisette che canta un’improbabile Volare swingata. Guardo solo con un occhio ma mi sembra che tra chiacchiere e musichette la sigla vera arrivi solo dopo mezz’ora buona di trasmissione.
Apre, mi sembra, Paolo Meneguzzi (e chi è?) che canta una roba stile Pooh trent’anni fa. “Non ho paura se ci sei tu”, abbaia. La Osvart ha un orrido vestito fucsia a clessidra che sembra morbido e frusciante come un pezzo di lamiera.
Parte il primo pianto di Beatrice (la capisco, piangerei anche io) e la pubblicità.
Ributto l’occhio quando c’è Toto Cutugno che non si tinge più, finalmente, ma così sale e pepe sembra sua zia brutta. Non aiuta il vestito nero lucido da soubrette anni 80. “Com’eravamo felici, come si stava bene, sempre insieme”. La sperimentazione linguistica raggiunge vette altissime. Come peraltro i siparietti Baudo-Chiambretti tutti incentrati sulla par condicio imposta al festival “di sinistra”, per il quale la parola penosi è decisamente troppo poco.
E’ il momento del bagnetto, per cui perdo buona parte dello “spettacolo”. Riesco solo a vedere un gruppo di giovani che sembrano interessanti, molto colorati e, come dire? Etnici, con un pezzo tra i Modena City Ramblers e la BandaBardò. Ma mi sfugge il nome. Frankie Hi Nrg lo voglio vedere però, dovrebbe svegliare il Festival no? Boh. Si agita sul palco senza avere il physique du rôle cantando di “figli mai usciti dal travaglio”, però almeno il ritornello resta impresso, lo ricanti durante lo spot pubblicitario.
Per fortuna su Rai2 danno lo speciale su De André curato da Minoli. Visto e rivisto, ma stavolta me lo registro che in queste serate di magra non si sa mai.
Crollano le mie difese all’apparire di Anna Tatangelo con una mise vedo non vedo da sciantosa che la rende chic come una drag queen (forse voleva essere in tono con il suo pezzo ma ha equivocato). Baudo e Chiambretti la accolgono proni. Ha le tette rifatte, mi sembra pure il naso, e anche gli occhi hanno qualcosa di strano. Il primo piano sembra un incrocio tra la figlia di Cher e un alieno. Sul pezzo di “denuncia sociale” scritto dal compagno Gigi D’Alessio e cantato da quella che è stata definita la vincitrice annunciata hanno già sparato a zero in molti. Che dire di più?
“Che male c’è se ami uno come te”, fa il birignao Anna. Uno come te? Cioè? Un idraulico? Un adepto di Scientology? Uno del Partito delle Libertà? No, spiega la Tatangelo nel ritornello successivo, fugando ogni pudore: “Che male c’è, se ami un uomo come te”. Oh, ce l’abbiamo fatta. Che coraggio. Che tolleranza verso questo amico gay, un po’ strano sì, ma tanto bravo, che si fa “accarezzare come un gatto” dalla illuminata cantante. Perché “L’amore non ha sesso, il brivido è lo stesso o forse di più”. Sono basita. Lei saluta e se ne va come la regina madre, augurandosi che il pubblico abbia recepito “il messaggio”. La Tatangelo è il messaggio, direbbe probabilmente McLuhan, basta guardarla per capire.
La poppata notturna mi distrae ancora una volta, peccato. Riesco solo a guardare il nuovo abito della Osvart, rosso, lunghezza cocktail, di nuovo rigido e inamidato come il precedente, con una stampa nera sul davanti che ricorda un grembiule. Vedo passare anche Max Gazzé che sarà bravo, eh, ma l’inquadratura del suo cespuglioso primo piano sdoppiata dai mirabili effetti speciali turberà i miei sonni ancora per molto, peggio degli urli di Beatrice, e Tricarico. “Tricarico chi? Chiede il mio compagno. “Sai quello di Puttana la maestra, mille anni fa, ti ricordi?” “Puttana che? No. Io vado a letto”.
Collegamento dopofestival, Elio e le storie tese e Lucia Ocone tutti in pigiama (gag peraltro vecchissima e strausata al dopofestival) a sottolineare l’invadenza oraria di Pippo Baudo che come al solito sbrodola, si dilunga, fa la mossetta da foca sul filo. La prima giovane che passa il turno è una ricciolona di Rapallo dal nome strano, Guia, Giuia? Boh.
“Ah sei di Rapallo, allora vai a dormire a casa stanotte?, fa Chiambretti. brillante. “No, mi pagano la stanza a Sanremo” “Ah, vedi? Evviva del Noce”. Evviva. Applausi.
La bimba finalmente dorme. Evviva anche qui e buonanotte.

7 thoughts on “Sanremo, i biberon e il bagnetto

  1. Cosa ha fatto di male l’Italia al dio della Musica?

  2. Ti dir solo che a Rapallo qualcuno aveva chiesto lo schermo gigante in piazza per seguire le imprese della concittadina.. per il momento hanno lasciato perdere, anche perch credo che abbia cantato alle 2.15, ma di qui a venerd temo che ne vedremo delle belle…

  3. …allora non siamo state solo la mia mamma ed io a malignare sul “balcone” della 21enne (:|) tatangelo e ad insinuare che fosse pesantemente esploso!
    e poi con quei capelli…pare mi’ nonna!

    …se quella la canzone favorita, NN VOGLIO ascoltare le altre! deprimente…

    PS: il trio colorato un po’ sullo stile goran bregovic si chiama FRANK HEAD e anche se all’inizio mi sembrata 1 canzone ridicola, alla fine della serata (che per me si conclusa con lenny kravitz coinvolto nel siparietto “qual la tua canozone preferita?” “DONNA ROSA..”) devo dire che sono stati gli unici a portare un minimo di allegria!

  4. goditi il bagnetto e gli strilli col sottofondo di sanremo. io ieri sera traducevo dall’italiano al latino insieme alla secondogenita :-(

  5. Io ci ho provato, ma alla performance di Toto Cotugno non ho resistito e ho spento la tv. A tutto c’ un limite.

  6. pur di evitare il festival mi sono sorbita la visita alla casa milanese di Silvia Plando (collezionista d’arte, n.d.r) … dopo la tua recensione mi mordo le mani!!!!

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