Senza figli worldwide

Newsweek ha pubblicato un’interessante inchiesta (anche online ) sulla tendenza childless, sempre più diffusa. Niente di particolarmente nuovo; libri come Childfree and Loving It, associazioni tipo la britannica No Kidding o la Childfree Association (il sito è chiuso, ma nel frattempo si è conquistata un posto su Wikipedia ) o gli stessi Dink, Double Income No Kids , hanno sdoganato da parecchio tempo il diritto a non riprodursi.

Il pregio di questa inchiesta, però, è di fare luce su realtà delle quali si parla poco, ancora conosciute come tradizionaliste e “vecchio stampo”, che in realtà nell’arco di una generazione hanno scardinato l’idea del “figlio ad ogni costo”.

Come la Grecia, che oggi ha una percentuale di matrimoni inferiore alla media europea e un tasso di natalità tra i più bassi del mondo, 1,3 bambini per donna.

E mentre metà del mondo si attrezza per i nuovi childless, con ristoranti e hotel antischiamazzo rigorosamente vietati ai minori, in Russia e Germania si inizia a parlare addirittura di sanzioni per chi sceglie di non fare figl: proposte di inasprimento fiscale in Russia, di taglio del 50% delle pensioni in Germania.

 Il che mi sembra, francamente, allucinante: sono d’accordo nell’incentivare la natalità con bonus e aiuti, come avviene, con successo, in Francia: ma rigirare la frittata “punendo” le coppie senza figli per scelta è, a dir poco, antidemocratico. Qualcuno ha detto a questi alfieri della prolificità, ad esempio, che le risorse della Terra non bastano per tutti? Qualcuno ha spiegato loro che il nostro è un pianeta drammaticamente sovraffollato? Non hanno letto l’apologo citato da Lester Brown nel suo il 29° giorno, che recita più o meno così:

Uno stagno contiene una ninfea, ma il numero delle ninfee raddoppia ogni giorno. Se lo stagno sarà interamente coperto di ninfee (e quindi soffocato…) il trentesimo giorno, quando sarà coperto a metà?

Il 29° giorno.

Comunque.
Tra le conclusioni della ricerca, c’è la fatto che la “rinuncia” al figlio spesso è solo un rimandare: ossia, si pospone l’erede in attesa di avere sicurezze economiche che arrivano sempre più tardi, esattamente come dimostrano, in Italia, gli ultimi dati Istat quelli del Censis sul precariato . E poi, magari, quando si è pronti, è troppo tardi e il fisico dice no.

Magari, prima di pensare alle sanzioni, bisognerebbe mettere chi vuole i figli in condizione di farli.

E lasciare finalmente in pace tutti gli altri.

12 thoughts on “Senza figli worldwide

  1. Per ovviare al problema delle risorse basterebbe adottare dei bambini (che già ci sono, loro malgrado) invece di averne altri. Però vedo molti genitori che cercano di soddisfare un bisogno personale nella ricerca di un bambino… come se un figlio ti completasse la vita. Sarà che faccio parte di chi un figlio non vuole averlo a tutti i costi ;-)

  2. Sì, l’adozione è una risposta. Ma, come dici, per molti prevale il bisogno, un po’ narcisistico, di rispecchiarsi in un essere umano con gli stessi geni.

  3. L’adozione è il sistema migliore per rispondere anche al problema di un crescente numero di bambini senza la possibilità di un futuro.

  4. Ma dopo che ci avranno obbligato a fare i figli, li camperanno loro?
    Io vorrei che i signori politici passassero una settimana con il nostro tenore di vita e poi vorrei vedere se loro li metterebbero al mondo i figli.

  5. Non capisco per quale motivo vogliono obbligare ad avere figli; dovrebbe essere una libera scelta.
    Pensavo che la Germania e la Russia fossero Stati democratici, ma se entra in vigore quella legge, è chiaro che non è così.
    Sono d’accordo con Rinaldo Sidoli; se ci costringono ad avere figli, devono anche darci i mezzi per mantenerli.
    Per fortuna in Italia ancora non si parla di sanzioni per chi non ha figli.

  6. Errata corrige: sono d’accordo con Ele.

  7. Chi spinge per la genitorialità biologica a tutti i costi ha una doppia agenda: una, quella del mantenimento della struttura tradizionale della società basata sul matrimonio, in cui le donne procreano e gli uomini gestiscono (non a caso è la destra a spingere le politiche di incentivazione alla famiglia); e due, quella della conservazione dei “valori” della società italiana, ritenuti minacciati dalla crescita demografica di minoranze non integrate. Che fra quarant’anni costituiranno la base della nostra società, e dovranno mantenerci da pensionati.

    Le soluzioni sono tre. Una: abrogare e riscrivere radicalmente la legge 40 sulla fecondazione assistita, che limita seriamente le possibilità delle coppie di procreare in presenza di problemi sanitari. Due, rendere le adozioni più semplici. Tre, dare maggiori sicurezze alle persone: in assenza di tranquillità economica, permessi di maternità e nidi, fare un figlio diventa un lusso.

    Resta da dire che l’adozione non è la risposta a tutto. Fare un figlio, fisicamente, per una donna, è un’esperienza insostituibile. Non credo siano molte le donne che sceglierebbero di adottare, potendo mettere al mondo un figlio proprio. L’adozione è cosa buona e giustissima, ma dubito sarebbe la prima scelta di tutti.

  8. Giulia, in effetti sull’adozione in quanto “seconda scelta” ci sono anche le tragiche testimonianze di chi, di fatto, “riporta indietro” i figli adottivi non appena si rende conto di avere intrapreso una strada più faticosa e complicata del previsto. Il che non depone a favore della semplificazione delle adozioni: mi viene da pensare: se oggi, dopo anni di test psicologici e colloqui, succede che un genitore adottivo non riesce a fronteggiare la situazione, figuriamoci se la tensione verrà allentata.
    La legge 40 è un’aberrazione; sulle maggiori sicurezze alle persone, soprattutto alle donne, siamo credo d’accordo tutti ma succederà mai?
    Io continuo a vedere le amiche ricche con stuolo di tate che vivono la maternità come un dono di dio o chi per lui e quelle “normali” che si barcamenano tra nonni sempre più anziani (cosa succederà quando saranno loro ad avere bisogno di assistenza?) e mobbing sempre più feroce.

  9. Per me è un po’ più semplice:
    decidere (o meno) di avere un bambino è un atto di amore verso sè stessi. E’ un po’ triste “spendere” la propria vita senza provare l’amore per un figlio.
    A 30-40 anni, tutto “gira intorno a noi”. Ma poi, alla prima crisi esistenziale sorge la solita domanda: tutto qui? Compro, viaggio, faccio, uso…ok, ma dov’è il senso di tutto ciò? Forse lasciare qualcosa di sè, dedicare tempo e provare a tirare su un bambino con buoni valori della vita è una “missione” più entusiasmante di un viaggio con Avventure nel Mondo.
    Tillo.

  10. Tillo, non capisco: dici che senza figli siamo troppo egoisti ed egoriferiti, ma poi aggiungi che fare un figlio è “un atto d’amore verso se stessi”. Quindi, nuovamente egoistico. O no?

  11. Infatti un figlio è un dono alla vita. Richiede enormi sacrifici, è pesante dal punto di vista fisico ed economico, ed è una responsabilità enorme. La legge 40 è stata scritta anche pensando che un figlio, per una donna, sia un “capriccio”. Che è una cosa spaventosa da pensare e da dire.

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