Il treno dei desideri

In realta´ la sveglia e´ stata alle 4:30. D´altronde non c´era altro modo per arrivare a prendere i posti migliori sul tetto, battendo sul tempo i gruppi organizzati.

Il freddo si fa sentire: colazione abbondante e look davvero interessante soprattutto per i primi di agosto, , stile: canotta, due t-shirt di cotone, due maglioni di alpaca uno sopra l´altro, K-Way, piumino, berretto, guanti e calzini in lana andina.

Se penso alla riga di sandali estivi con tacco 12 e decorazioni Swarovski che mi hanno svenato e che giacciono inutilizzati nella scarpiera a casa mi viene da ridere. Ma d´altronde se non avessimo contraddizioni noi esseri umani saremmo molto meno interessanti, o no?

Nel buio del mattino, carichi come muli arriviamo alla stazione; c´e´ ancora posto, carichiamo gli zaini nei vagoni merci e saliamo. L´atmosfera e´ magnifica; mentre il sole si alza, il tetto del treno si riempie di ragazzi di ogni nazionalita´ che chiacchierano e si scambiano biscotti e caramelle. Il tetto e´ percorso incessantemente da indigeni che in equilibrio precario vendono sciarpe, maglioni, caffe´ caldo e banane fritte. Dopo un´ ora circa di attesa si parte.

Sappiamo che la strada piu´ spettacolare e´ quella che da Alausi risale fino alla Nariz del Diablo. Ma anche le prime due ore di viaggio, nel paesaggio brullo dei tremila metri, con i lama che pascolano e i bimbi con le loro trecce nere e i costumi tradizionali rosa intenso, viola e verde che corrono incontro al treno, e´ un´emozione incredibile che si rinnova ad ogni curva.

Qualcuno tira ai bambini caramelle e biscotti. Noi ci guardiamo in faccia e siamo tutti d´accordo: ci sembra di essere allo zoo. Non riusciamo a fare altrettanto. E speriamo che nelle piccole casette che scorgiamo dietro loro, in questa aria fresca e sottile, non abbiano bisogno dei nostri dolci, ma corrano incontro al treno per divertimento, per salutare un evento che si rinnova ogni due giorni.

Ad Alausi sale ancora gente, ormai il tetto e´ stracolmo. E finalmente esce il sole; non solo non e´ piu´ freddo, ma finiamo tutti la giornata con un´ abbronzatura da sciata in alta montagna.

Il percorso da Alausi alla Nariz del Diablo e ritorno e´, per usare un´espressione davvero abusata ma che in questo caso calza a pennello, mozzafiato.

Nel fianco della montagna, in una valle stretta come un canyon, c´e´ il posto solo per le traversine dei binari; ti chiedi come riescano a stare ancorate a quel pezzo di roccia, sopra quei crepacci buoni solo per i rapaci. Invece la locomotiva diesel pian piano sbuffa, risale, manovra a zig zag e ci porta in fondo al canyon, per poi risalire piano piano dopo aver agganciato la locomotiva dall aparte opposta.

A un certo punto guardavo i miei piedi che penzolano dal tetto sospesi sull´orlo del canyon. Ma non avevo paura, anche perche´ i ferrovieri per manovrare e i venditori per continuare a vendere – agua, cola, cafe´, platonos- erano in bilico in piedi sul tetto e saltavano da un vagone all´altro come nei migliori film western.

Di ritorno ad Alusi, dopo circa sei ore sul tetto di un treno arrruginito che, sembra impossibile, sono volate in secondo, c´e´ stato solo il tempo per saltare al volo sull´autobus per Cuenca, che corre a sud sulla Panamericana. E per le 4 ore di viaggio, non abbiamo fatto altro che raccontarci ancora le impressioni di questo viaggio fantastico.

Cuenca sara´ il nostro buen retiro, dopo una settimana di galoppata attraverso l´Ecuador che ci ha fatto cambiare 5 citta´. Ci fermeremo due giorni per riposarci e visitare una comunita´ di indigeni Quecha, per poi ripartire verso Guayaquil.

5 thoughts on “Il treno dei desideri

  1. La mia stata banale montagna italiana, ma lo spirito in fondo lo stesso, e, con pap all’ospedale da un mese, stat comunque manna… Gi le ciabattine col tacco a rocchetto che piacciono tanto alle colleghe stronze. Ma perch quando mi guardo in quelle foto spettinate, vestita come una vecchia giovane marmotta mi sembro quasi bella?

    serpe

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