Le candele, il maniman e il 2012

In genovese c’è una parola molto particolare, intraducibile come spesso accade con il dialetto, che noi ci portiamo dietro per sempre, la infiliamo nei discorsi e poco importa se chi ci ascolta ed è foresto fa la faccia stupita.
La parola è maniman, bellissima, dolce, musicale. Vuol dire più o meno ‘meglio di no, se no poi va a finire che’. Se volete provare a capirne l’essenza, leggete qualcosa qui. Oppure se volete fare i secchioni, compratevi questo.
Incidentalmente, è anche il nome di uno dei miei ristoranti preferiti di Genova. Andateci d’estate, fatevi mettere fuori sotto il pergolato, godetevi la vista di Genova dall’alto, poi mi dite.
Maniman è l’essenza stessa della genovesità, quel non fare troppo perché poi non si sa mai, quell’understatement che diventa ritrosia, chiusura, nessuna voglia di avere i riflettori puntati addosso, quel piacere che si prova a stare sempre un passo indietro.
Maniman è tanto dolce quanto vischiosa, bozzolo che non ti fa crescere, comfort zone dalla quale è impossibile uscire, madre soffocante.
Maniman, spesso, ti impedisce di vivere, ferma ogni iniziativa dei singoli e soprattutto della città, che a guardarla da lontano e a viverla qualche giorno da vicino sembra sempre più paralizzata, involuta, triste e sporca. Sempre bellissima, sempre che chissàcosadarei per tornare e iniziare di nuovo a lamentarmene il giorno dopo. Ma stanca, immobile, offesa.

Io adoro le candele. Compro tonnellate di candele di ogni forma, colore e profumo. Se aprite un cassetto a casa mia, facile che veniate travolti da candele stipate lì da anni e mai accese. Un po’ come le tovaglie di Mitì che però lei fa orgogliosamente uscire dagli armadi

Candele, le mie, mai accese perché maniman. Le tengo lì per un’altra volta. Non è l’occasione giusta. Farà mica troppo sciàto, accendere le candele? Lasciamo perdere. Maniman come mia nonna che quando le facevano un regalo lo apriva facendo attenzione a non rompere la carta e poi diceva, lo tengo lì, dovessi fare un regalo. E quando abbiamo svuotato casa sua c’erano in un cassetto, piegate, senza una grinza, tutte le veline che fasciavano le arance. Magari servono. Maniman. Ma lei aveva visto due guerre, forse era giustificata. Io no. Io sono un po’ stufa della vocina maniman che non tace mai e mi dice frena, rallenta, non esagerare, ma devi proprio farlo? Ma devi proprio andare? Ma devi proprio vivere?

Quindi per salutare un anno che non posso dire brutto, sono altri gli anni brutti, ma faticoso sì, con case svuotate, case vendute, case acquistate, cambi di vita, lavoro a cottimo; per onorare il nuovo che arriva, mentre preparo una torta di vedure da portare alla cena di stasera con un pugno di amici belli, e mi dispiace perché qui a Milano non trovo mai la prescinsêua; mentre sono qui che aspetto come Lunaspina, io le candele le accendo tutte. Prendetelo come il primo dei buoni propositi per il 2012.

E come direbbe Novecento, in culo anche al maniman.

12 thoughts on “Le candele, il maniman e il 2012

  1. il mio punto debole…le candele non posso vederle spente, quando ero piccolo, piccolo sotto i 5 mia madre mi accendeva una candela e io stavo li a guardarla per ore……l’alternativa era la lavatrice, guardare la lavatrice che girava …….sarà per quello che da grande non mi riesce di stare fermo e devo sempre fare qualcosa forse per il tempo perso a guardare le candele consumarsi…… ma se faccio una foto della mia scrivania di fianco al case del pc c’è una candela accesa maniman andasse via la luce

  2. Un 2012 Luminoso, proprio come hai detto tu. Ti voglio bene stelìn mia. :-*

  3. Mi stampo anche questo e lo appendo accanto all’altro dei panni stesi. Maniman la uso come password e , va bene mi hai convinta, stasera accenderò tutte le candele e le lascerò consumarsi sino alla fine! Buon 2012!

  4. Bel post…mi ritrovo e ritrovo tanti membri della mia famiglia in questa “filosofia del maniman”…..
    Tanti tantissimi auguri per il nuovo anno!!!

  5. Grazie per essere tornata a scrivere (sempre bene) sul tuo blog. Lunga vita ai blog.

  6. Per Natale ho chiesto delle candele profumate alla suocera che era in crisi da regalo, perché finalmente negli ultimi mesi ho iniziato ad accendere ogni volta che mi va le decine di candele che ho accumulato negli anni, e per la prima volta mi mancano le candele in casa. Leggendo quello che hai scritto tu, tutto quadra: ho voglia di vita, ecco!
    Buon anno Barbara, tantissimi abbracci profumati e calorosi!

  7. Graziella, ormai hai la fila dei miei post!
    mcomemamma, anche voi di Genova o è un maniman di altri lidi?
    Tillaus, grazie a te
    Musa, voglia di vita, mi piace, è proprio quello che volevo dire!

  8. Ho cominciato a conoscere i liguri in questi ultimi anni e nel tuo post ritrovo tante cose che mi sono chiesta, alcune apprezzabili, altre con cui fare pace. Il post è molto bello:-)

  9. ciao, ho letto adesso delle cartine di arancia di tua nonna….anch’io le colleziono da anni. Se vuoi, mi farebbe molto piacere farle entrare nella mia raccolta, piuttosto che finiscano chissà dove….credo che tua nonna sarebbe contenta. Sono disponibile anche a comprarle. Se vuoi che ne parliamo scrivimi un’e-mail. Graziemille. Romana
    P.S…..e buon anno anche da me….non è troppo tardi, vero?

  10. Ciao Romana, purtroppo abbiamo svuotato casa di mia nonna ormai tanti anni fa e chissà dove sono finite le sue cartine delle arance. Mi spiace: sicuramente lei sarebbe stata contenta che fossero finite a chi le colleziona. Grazie e auguri anche a te.

  11. Leggo ora questo post, anch’io genovese e anch’io lavoro a Milano, e come te adoro sia il maniman sia il Maniman. In questo periodo di difficoltà estrema sul lavoro, causa ambiente umano pessimo e ritmi sfiancanti, mi chiedo spesso come sarebbe la mia vita a Genova e ecco, per la prima volta in 5 anni, penso sarebbe decisamente migliore, ma chissà, speriamo il mio sia solo un mugugno temporaneo.

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