Pinterest, social network per immagini al terzo posto negli Usa

 

Da quando ho pubblicato questo post sul blog di Vanity, poco più di un mese fa, sono successe due cose: la prima è che Pinterest, dopo una scalata incredibile, è diventato il terzo social network al mondo negli Stati Uniti, dopo Facebook e Twitter. La seconda è che, probabilmente anche per quello – il successo non più trascurabile delle piattaforme basate sulle immagini – Facebook ha comprato Instagram, generando varie reazioni, dall’embè? al oddiodoveandremoafinire.

Detto questo, il resto vale ancora per cui lo ripropongo qui.
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Magari siete appena arrivati su twitter, trascinati dal delirio mediatico degli ultimi mesi e dall’onda lunga delle celebrities nostrane calate in massa. Vi state districando tra mention e hashtag. Oppure frequentate già un paio di social network e dite grazie, sto bene così, la mia giornata non è infinita.
E invece no: dovete ricominciare da capo con Pinterest, salutato da molte parti come the next big thing: leggete qui per avere un’idea di cosa gli esperti pensano del dopo twitter.
Pinterest, al momento accessibile su invito (ma è sufficiente richiederne uno per essere coinvolti in pochi giorni) è un social network per immagini. Quindi ha buone probabilità di vincere facile sul web, che per ragioni di attenzione labile e rapida e poco tempo a disposizione, da sempre privilegia la foto sul testo. In più, le foto non hanno barriera linguistica: sono comprensibili a ogni latitudine. E l’approccio è più rinfrescante, meno egoriferito: a differenza di facebook e twitter, non è un “Guarda cosa faccio, leggi quello che dico”; sposta l’attenzione a un oggetto terzo, il suggerimento è “Guarda che bello questo, cosa ne pensi?”.

Per iniziare a usarlo, basta scaricare un bottone sul desktop – Pin It – e cliccarlo tutte le volte che si vuole incollare un’immagine che incontrate durante la navigazione e vi piace – un oggetto, un libro, un panorama, un cibo, qualunque cosa – per riportarla nella bacheca del vostro account. Come in tutti i social network, ovviamente, si può collegare il proprio account a quelli di facebook e twitter, mettere un like alle immagini altrui, commentarle e condividere sulla propria bacheca i pin degli altri (ripinnare: sì, lo so. Ogni nuovo strumento si porta dietro il suo orrendo neologisimo), creare nuove bacheche, oltre a quelle standard, che riflettano i nostri interessi. E si possono seguire altri utenti ed essere seguiti da loro, ma senza la reciprocità obbligatoria di facebook: il concetto è quello di twitter, con followers e following.

È bello? Sì, è bellissimo.

Un caleidoscopio di immagini in movimento che a me ricorda tanto la vecchia lavagna di sughero in cameretta dove attaccavo con le puntine (to pin significa proprio quello) fotografie, biglietti dei concerti e di viaggio, persino gli scontrini del gelato mangiato insieme a quello che allora mi piaceva (ognuno ha avuto le sue ossessioni adolescenziali, no?). Oppure la collezione di magneti, disegni della quattrenne e post-it che oggi colora il mio frigo.

È utile? Forse.

Prima di tutto è un memo personale, per non dimenticare le cose che abbiamo incrociato magari per caso sul web e che rischiamo di perdere. Poi, seguire le persone giuste ci può offrire consigli su oggetti di design e arredamento, shopping, libri e do it yourself. E infatti molte aziende sono già sbarcate su Pinterest e lo usano come vetrina in movimento.
Di sicuro, è utile a chi lo ha creato: secondo Mashable, che cita dati di ComScore, i visitatori sono cresciuti da 1,6 milioni a settembre 2011 fino agli incredibili 11,1 milioni dello scorso febbraio. E la maggioranza degli utilizzatori, che resta incollata a Pinterest per molto (il tempo medio di permanenza è circa 16 minuti, molto più dei 12,1 minuti su Facebook) è fatta di donne, il 68 per cento, mentre la metà degli utenti ha figli, un target molto appetibile.
Se volete approfondire, vi lascio uno dei pezzi più divertenti che ho letto recentemente sull’argomento.
Se mi cercate, sono qui.
Disclaimer: per ora sul mio board ci sono quasi solo scarpe e borse, ma giuro che nei prossimi giorni diventerò meno ossessiva.
Però se volete cambiare genere, c’è anche la bacheca di Zazie. Libri e gadget dedicati alla lettura. Forse è più interessante.

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