Facebook compra Instagram. E ora?

Di Instagram avete già letto qui: Giulia-Gikitchen vi ha raccontato cos’è e come diventare popular come lei, che ha quasi 60.000 persone che la seguono.
Da ieri però ne avrete letto in altri termini, perché il gigante Facebook ha appena fatto shopping acquistando il social network di condivisione immagini per l’astronomica cifra di un miliardo di dollari. Nelle foto in alto e qui sotto alcuni dei modi creativi con cui è stata accolta la notizia dagli Instagramer.

“L’ha pagato il doppio del suo valore”, scrive Wired.it. Poco più di dieci impiegati, circa 30 milioni di utenti in tutto il mondo, nemmeno due anni di vita, una valutazione superiore a quella che avrebbe il New York Times: quello che si dice una start up di successo.
Ma vale davvero quella cifra? Continue reading

Lei non sa chi è lei, ovvero parlare in terza persona

Chi mi conosce, o semplicemente legge questo blog da tempo, sa che prima di avere una figlia non ho mai amato molto le mamme. In realtà alcune continuo a non amarle anche adesso, ma si tratta di idiosincrasie personali.
Una delle cose che sopportavo meno era quel continuo rivolgersi ai figli parlando in terza persona, nemmeno fossero la regina d’Inghilterra: “Ora la mamma ti prende la palla”, “Vieni, che la mamma ti da la merenda”. Mi sembrava insopportabilmente lezioso.
E invece, come tante altre cose che prima aberravo, ora lo faccio anche io. Con misura, ma lo faccio. Perché come tutte ho letto pallosi e interminabili manuali di puericultura che sentenziano: “Il bambino fino ai sei mesi si considera una cosa sola con la mamma”, “Il bambino ha difficoltà con il pronome io fino ai due anni”, eccetera eccetera.
Purtroppo o per fortuna ci hanno pensato i social network a sdoganare l’irritante abitudine della terza persona. Barbara fa quello, Barbara fa questo, Barbara pensa così e cosà. Nella migliore delle ipotesi, sembriamo insopportabili egoriferiti che chiamano a raccolta il mondo per annunciare urbi et orbi che hanno fatto la pipì. Nella peggiore, dei matti dissociati, come chiarisce il sito Psicopedagogie.it:

Molto semplicemente ci basti pensare al fatto che, nelle patologie molto gravi, dove l’identità è frammentata e il soggetto non riesce a percepirsi “come soggetto”, il segno più evidente di patologia, al solo livello dell’analisi formale, ci appare già nella produzione linguistica, con l’utilizzo, per “dire di sé”, della terza persona singolare.

Non per niente mia madre, persona solida e pragmatica, no-nonsense woman che della rete utilizza solo le due vere killer application (la mail e la ricerca su Google), quando legge il  mio status su Gtalk si confonde e pensa che tutte quelle azioni o lamentele che scrivo siano riferite a mia figlia. Seguono suggerimenti: “Ma se ha fame, dalle da mangiare, no?” oppure: “Ha mal di testa? Come sarebbe?”, o “Perché è stanca, poverina?”.
Insomma, passi Facebook che quasi ti obbliga a farlo, anteponendo il nome allo status. Ma per il resto, visto che molti la pensano così, torniamo a dire io?

Consigli per sopravvivere alla routine

Ho passato un po’ di giornate particolarmente pesanti, o solo noiose, o non lo so. Giorni in cui da quando apri gli occhi al mattino è tutto un “devo-devo” e non esiste un momento divertente o gioioso o spensierato o senza niente da fare. Fino a sera, per poi collassare nel letto e ripartire dallo stesso “devo-devo” al suono della sveglia.
Così ho scritto questa domanda nello status di facebook:

Ma voi, come fate a sopravvivere alla routine?

ed ecco cosa ne è uscito. Se avete altri suggerimenti, prego. La routine è una bestia grama, servono tutte le risorse disponibili per combatterla.

Mi ci sono arresa (Auro)
La condisco con generose dosi di ansia, dubbio e attacchi di panico :D (Giulia)
Con la fantasia… (Christian)
Creando casino (Ci_polla)
Scappando (Miro)
E cosa sarebbe questa routine??? (BlackCat)
Io vorrei avercela, una routine (Laura)
Routine? con due adolescenti in casa? (Adriana)
Sognando di uscirne (Ale)
Quando la routine mi schiaccia uso dire “tiro l’anima coi denti” ….la mia saggia mamma mi dice “non pensarci che poi passa” … Sto ancora aspettando ‘sto “poi”. (Monica)
Cerco sempre di concentrarmi sulla cosa più bella che ho creato per me. (Clara)