Sepúlveda, di madre in figlia

foto-4Quando uscì Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare ero già grandina. Questo non mi ha impedito di divorarlo, leggerlo e rileggerlo, frignare invariabilmente tutte le volte sulle magnifiche righe finali, che hanno un ritmo unico. Le riporto qui, così se c’è qualcuno come me, piangiamo insieme:

L’umano accarezzò il dorso del gatto.
“Bene, gatto. Ci siamo riusciti” disse sospirando.
“Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” miagolò Zorba.
“Ah sì? E cosa ha capito?” chiese l’umano.
“Che vola solo chi osa farlo” miagolò Zorba.
“Immagino che adesso tu preferisca rimanere solo. Ti aspetto giù” lo salutò l’umano.
Zorba rimase a contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto.

Comunque, poco dopo l’uscita, Sepúlveda venne a Genova a presentarlo, io lavoravo già a Milano ma siccome era un venerdì o un sabato andai a sentirlo e fu meraviglioso, ironico, tenero e acuto come sempre. E mi fece una meravigliosa dedica, con tanto di disegnino del gatto, sull’edizione in lingua spagnola che avevo comprato per l’occasione.
Quasi inutile aggiungere che la Gabbianella, e poi la Storia del gatto e del topo che diventò suo amico e poi ancora Storia della lumaca che scoprì l’importanza della lentezza sono state le storie che ho letto a mia figlia con più piacere. E che lei ha amato di più, tanto da affermare, sicura: Sepúlveda è il mio scrittore preferito.
foto-3 E quindi, perché no? In occasione dell’uscita della Trilogia dell’amicizia, che raccoglie questi tre bellissimi racconti (non solo per) bambini, siamo andate a sentirlo, questa volta insieme, a Milano. Ed è stato meraviglioso, ironico, tenero e acuto come sempre, sia che parlasse di gatti che di Cile e di Allende. Ecco qualcosa che mi ha lasciato:

Su Allende, l’assalto alla Moneda, la tortura:

La mia vita difficile? È stato il prezzo da pagare per essere stato giovane. Per aver provato a cambiare la società. Ma ne è valsa la pena.

Sull’amicizia:

A casa mia c’è una collezione di 80 bicchieri, ognuno con su scritto il nome di un amico. L’amicizia è fondamentale per vivere bene. Sono felice quando la mia casa è piena di amici.

Sui suoi adorati gatti:

Il gatto è consustanziale allo scrittore, diceva il mio amico Soriano. Senza un gatto, non fai letteratura. Certo, puoi scrivere qualcosina. Ma non è letteratura.

Sugli animali in generale:

Scrivo di animali perché mi piacciono tutti, in generale. Mi piace la vita, in generale! Parlando di animali, posso parlare di uomini, in modo da toccare tutti: adulti e bambini. La prossima favola avrà come protagonista un cane.

Sui libri:

Mi sono formato sui libri di Salgari. Per me, Sandokan è una versione anticipata di Che Guevara. Anche se io volevo essere Yanez.

I libri di favole non cambiano il mondo. Siamo noi cittadini a cambiarlo, con la partecipazione sociale. I libri, certo, possono aiutare a capire.

Su internet e la velocità:

Ho scritto di una lumaca perché non amo il mito della velocità. La rapidità e la quantità di cose che posso avere navigando in internet non mi fanno più intelligente. Sono solo dati, non informazioni.

Infine, sui progetti per il futuro:

Sto lavorando a un romanzo sul mondo degli indios Mapuche. Non dico altro per scaramanzia: non mi piace parlare di ciò che scrivo prima che sia finito. E poi a una quarta favola: parlerò di un cane e della lealtà.

E così io e la quasi-settenne ci siamo beate ad ascoltarlo e adesso abbiamo ognuna la sua dedica di Sepúlveda e siamo molto felici. Io, in particolare, sono molto orgogliosa di averle trasferito l’amore per “Lucio”, come lo chiamano gli amici. Perché è un grande scrittore e, cosa più rara, una splendida persona.
Aspettiamo la prossima favola.

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