Una riflessione per il nuovo anno

Altre volte mi sono domandato dove stesse andando la sinistra, e oggi ho la risposta: da qualche parte, umiliata, a contare i miseri voti raccolti e in cerca di spiegazioni del fatto di vederne tanto pochi. Quella che era riuscita a essere, in passato, una delle più grandi speranze dell’umanità, capace di mobilitare le volontà col semplice appello a ciò che di meglio caratterizzava la specie umana, e che poco alla volta, con il passare del tempo, ha creato i cambiamenti sociali e i suoi stessi errori, le sue stesse perversioni interne, allontanandosi giorno dopo giorno dalle promesse originarie e assomigliando sempre di più agli avversari e ai nemici, come se fosse questo l’unico modo per farsi accettare, ha finito per ricadere in mere simulazioni, nelle quali concetti d’altri tempi sono giunti a essere impiegati per giustificare degli atti che quegli stessi concetti avevano combattuto. Nel suo scivolare progressivamente verso il centro, movimento proclamato dai suoi promotori come dimostrazione di una genialità tattica e di una modernità impareggiabile, la sinistra sembra non essersi accorta che stava avvicinandosi alla destra. Se, nonostante tutto ciò, è ancora capace di apprendere da una lezione, questa che ha appena ricevuto vedendo la destra superarla in tutta Europa, allora dovrà interrogarsi sulle cause profonde dell’allontanamento indifferente dalle sue fonti naturali di influenza, i poveri, i bisognosi, ma anche i sognatori, rispetto a ciò che ancora resta delle sue proposte. Non è possibile votare la sinistra se la sinistra non esiste più.

José Saramago, L’ultimo quaderno, mese di giugno 2009.

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